18.12.2018

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Atri vista da vicino

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Atri è un’antica città d’arte abruzzese del Medio Adriatico, che conta 11.225 abitanti. È situata nel comprensorio delle Terre del Cerrano, la cosi detta “Costa Giardino”. È in provincia di Teramo, ma è assai più vicina e meglio collegata a Pescara ed alla sua area metropolitana.
Già Ducato, Atri rappresenta uno dei centri storicamente ed artisticamente più significativi del Medio Adriatico e del Centro Italia. Ha un territorio molto vasto, di quasi cento chilometri quadrati. Nel secolo scorso, fino agli anni trenta, il territorio atriano era ancora più ampio e comprendeva anche gli attuali comuni confinanti di Pineto e Silvi Marina. Nel comprensorio atriano sono incluse le frazioni di Casoli di Atri (la più popolosa), Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita e Treciminiere, la più vicina all’area metropolitana pescarese.
Geografia fisica
La città capoluogo sorge su tre colli (Maralto, Muralto e Colle di Mezzo) che si affacciano sul mare Adriatico, verso il quale digradano, e su maestosi calanchi. La parte litoranea del territorio è costituita da una vasta pianura, che è attraversata dall’autostrada A/14 Adriatica e si estende nei pressi della Strada Statale 16 Adriatica. Lì si trova una grande area industriale che confina con quella della vicina Pineto.
Dal centro storico di Atri si raggiungono in 10 minuti d’auto le spiagge di sabbia del comprensorio del Cerrano, dove sorge ancora la cinquecentesca Torre di Cerrano, fatta erigere da Carlo V nell’area dell’antico porto romano di Atri. La zona costiera è oggi area marina protetta e nelle acque antistanti la Torre di Cerrano giacciono ancora i resti del porto di Atri. Il comitato di gestione del parco marino è costituito dalle municipalità di Atri, Pineto, Silvi.
 
 
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In cinque minuti dal centro città, seguendo la strada provinciale che porta verso la frazione di Treciminiere e la confinante Città Sant’Angelo, si raggiunge la Oasi WWF dei Calanchi di Atri.
S tor ia Furono gli Illiri , provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva da H at ra n u s o Hadranus, divinità illirica-sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV secolo a.C. Atri si contende con Adria, in provincia di Rovigo, l’onore di aver dato il nome al mare Adriatico. In seguito arrivarono le migr a zioni umbro – sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi fun erari possono f arsi risalire al VII s e c olo a.C.
Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più interessanti monili etruschi qui rinvenuti sono conservati al British Museum di Londra.
Entrò a fare parte, con Ascoli Piceno ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto le permise di vantare una temuta flotta e di avere contatti con la Grecia. Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava capisaldi e sbocchi sull’Adriatico. Divenuta colonia latina nel 289 a.C., Hatria fu autorizzata da Roma a continuare a battere moneta. Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi.
 
 
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Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante, diede origine alla famiglia dell’imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di c urat or m un e ri s pubblici.
L’Ager Hatrianus si estendeva a nord fino al fiumeVomano, a sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso. Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono.
Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città che, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Contid’Apruzio.
Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell’antico agro coloniale romano. L’anno successivo la Diocesi di Atri fu unita “ad invicem” a quella di Penne.
Nel 1305 fu completata la maestosa cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell’artista abruzzese Andrea De Litio.
Nel 1384 si verificò un terremoto che scosse anche Teramo.
Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di San Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, e Atri divenne capitale del Ducato. La famiglia Acquaviva dalla fine del XV secolo aggiunse al proprio cognome l’appellativo d ‘Ara g o n a con diploma regio del 1479 e fu autorizzato a fregiarsi delle insegne araldiche degli Aragona quale segno perpetuo di riconoscimentoricevuto da Andrea Matteo Acquaviva da parte del re di Napoli Ferdinando I, per il coraggio mostrato da suo padre Giulio Antonio Acquaviva nella battaglia di Otranto del 1480 contro i turchi che avevno assediato quella città e sterminato il suo popolo in nome della fede mussulmana.
Nel 1563 (18 settembre) si verificò un terremoto che provocò la caduta del frontespizio della porta maggiore della cattedrale (cfr Sorricchio);
Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento incui entrò a fare parte del Regno d’Italia.
Il 10 giugno 1884 il terremoto che abbracciò tutto il versante adriatico creò conseguenze alle costruzioni diAtri come pure di Penne e Città Sant’Angelo.
 
 
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Monumenti e luoghi d’interesse
Vico Preposi ti , uno dei caratteristici vicoli di Atri. Il centro storico di Atri è ricco di monumenti, palazzi signorili, musei, caratteristici vicoli e piazze. Ogni palazzo, anche il più piccolo, ha una sua storia. La ricchezza e l’importanza dei monumenti, il centro storico ben conservato, ordinato e ricco di piante e fiori (molte volte premiato da Italia Nostra, che ha una sua sede in città) hanno fatto sì che Atri venisse proclamata a tutti gli effetti città d’arte.
Il suo affascinante centro storico è un dedalo di viuzze che hanno conservato l’antico aspetto medievale, in alcuni punti ricalcato sul modello della città romana. Il Corso Elio Adriano, per esempio, collega i due più importanti punti della città, Piazza del Duomo e Piazza Duchi Acquaviva (detta Piazza del Comune , già Piazza Guglielmo Marconi), che nell’epoca romana erano precisamente le Terme ed il Foro. Caratteristico soprattutto il rione di Capo d’Atri, quello di Santa Maria e quello di San Giovanni (nei pressi di Porta San Domenico), con delle minuscole vie che avolte permettono il passaggio di una sola persona per volta.
L’architettura esterna dei monumenti è rimasta in prevalenza medievale, mentre l’interno nel barocco ha subìto molti ritocchi, come è successo alle chiese di San Domenico e Santa Chiara. Molti anche i musei (ben 6), con l’aggiunta del Museo Scenografico che dovrebbe essere aperto in futuro, che ne fanno la città con il maggior numero di musei in Abruzzo. La ricchezza del patrimonio storico-artistico ed in genere culturale testimonia la grande importanza e la grande storia che Atri ha avuto nel passato.
 
Architetture religiose
Il duomo di Atri: la basilica concattedrale dell’Assunta, monumento nazionale La maestosa basilica con cattedrale di Santa Maria Assunta, monumento nazionale, fu costruita a partire dal 1260 circa e finita nel 1305. La chiesa era stata costruita sull’Ecclesia de Sancta Maria de Hatria (IX secolo), a sua volta costruita su una cisterna romana che ne divenne cripta, costruita a sua volta su un tempio di Ercole poggiante su antichissime mura ciclopiche tuttora visibili nella cripta. Nel 1335, sul lato sud, fu edificata la chiesa di Santa Reparata, modificata nel Cinquecento. La facciata, un tempo forse cuspidata, presenta un grande portale, un grande rosone e una nicchia con una statua della Madonna con Bambino di Raimondo del Poggio e Rainaldo d’Atri (capostipiti di una florida scuola di scultura e pittura detta “Atriana”); sul lato sud si aprono tre portali del XIV secolo che presentano, nelle lunette, affreschi dello stesso periodo: il primo, di Raimondo del Poggio, è anche la Porta Santa; il secondo di Rainaldo d’Atri; il terzo di Raimondo del Poggio. Il campanile, sul lato nord, è il più alto d’Abruzzo (ben 57 metri),per questo è visibile da più punti, dai centri della costa adriatica a quelli delle vallate circostanti. La prima parte della torre campanaria, in pietra, fu iniziata nel Duecento fino alla cella campanaria e completato in mattoni, con la cuspide ottagonale, da Antonio da Lodi (1502), che costruì campanili simili anche a Teramo, Campli, Corropoli. L’interno è a tre navate.
Nella navata sinistra, vi è una serie di affreschi di vari artisti, tra cui Giacomo d’Atri, il Maestro di Offida, Andrea de Litio, del Trecento-Quattrocento tra i quali spicca un affresco del trasporto della Santa Casa, del 1460, opera del più famoso dei pittori abruzzesi Andrea de Litio. Vi è anche un pregevole battistero rinascimentale del 1503, opera del lombardo Paolo de Garviis e la Cappella Arlini (1618), con una tela di scuola napoletana dello stesso periodo.
Nella navata destra si possono ammirare una serie di affreschi che vanno dal Duecento al Quattrocento, opera di artisti locali come Luca d’Atri, Giovanni di Cristoforo e Giacomo d’Atri. Vi è anche una serie di cappelle rinascimentali: Cappella de’ Corvi (1503, Paolo de Garviis); la Cappella di San Nicola dei Sarti (eretta da un mercante arabo dopo esser scampato ad un naufragio); la cappella degli Acquaviva, eretta nel 1503 dal Duca Andrea Matteo III Acquaviva, è impreziosita da una tela di scuola fiorentina del XVII secolo, ora al Museo Capitolare. Nei pressi del coro, lato nord, è presente il noto affresco del XIII secolo rappresentante la leggenda francese de “L’incontro dei vivi e dei morti”. Nella navata centrale, due acquasantiere, una delle quali (1400 o 1500) è retta da una scultura che rappresenta una donna in costumi locali. Sulle colonne vari affreschi del Trecento-Quattrocento, tra i quali una Trinità a tre volti (XIV secolo), una Madonna adorante il Bimbo (1460-70) di Andrea de Litio e del suo allievo Ugolino da Milano e una Madonna di Loreto (1450) di Andrea de Litio.
 
  
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Sant’Agostino (oggi Auditorium Civico)

Si trova lungo il centralissimo Corso Elio Adriano. Venne eretta probabilmente nel XIII secolo e modificata nel XIV secolo ma dedicata ai Santi Giacomo e Caterina. Venne poi modificata ancora e dedicata a Sant’Agostino; probabilmente subì un rifacimento barocco. Oggi la chiesa è sconsacrata ed è adibita ad auditorium civico, ma conserva ancora alcuni elementi antichi. La chiesa ha una facciata con uno splendido portale decorata con santi e motivi vegetali. È del 1420, opera di Matteo da Napoli, ed è considerato uno dei capolavori dell’artista; nelle decorazioni lo scultore scolpì una lumaca, perché era molto lento nei lavori tanto che gli atriani gli assegnarono il nome di “ciammaica”, che in dialetto locale significa lumaca e l’artista volle scolpire quell’animale a ricordo. Vi è poi un campanile simile a quello del Duomo, ma più piccolo, forse dello stesso Antonio da Lodi. L’interno è ad una navata e, anche se oggi è sconsacrata, presenta ancora gli elementi originari: le vetrate, gli altari barocchi, una cappella con resti di affreschi e, pezzo forte, un grande affresco della Madonna delle Grazie tra santi e devoti (XV secolo), opera di Andrea de Litio, che si trova accanto all’ingresso laterale sul lato sinistro.
San Nicola Situata in Via Picena, a pochi metri da Piazza Duchi d’Acquaviva e dal Belvedere di Viale delle Clarisse, la chiesa di San Nicola è una delle tre parrocchie di Atri. Considerata tradizionalmente la chiesa più antica della città (ne fa menzione la prima volta Papa Lucio III nel 1181), la sua struttura romanica si è sostanzialmente mantenuta intatta fino ai giorni nostri, anche se nel 1256 il documentato intervento di un tal Mastro Giovanni comportarono forse l’aggiunta del campanile e il rialzo del pavimento. L’esterno, di semplice fattura, si caratterizza per le scodelle dipinte opere delle primitive fabbriche di Castelli (metà XIII secolo); l’interno, invece, ha tre navate con tozze colonne decorate da capitelli diversi tra di loro, si presenta austero e buio come le chiese del periodo. Sono ancora visibili alcuni affreschi (che forse un tempo adornavano tutta la chiesa), e si segnala in particolare l’importante e bella Ma d onn a di Lore t o t ra i s a n ti Roc c o e S e b a stia n o di Andrea De Litio (1450 circa). Vi sono inoltre anche tre tele seicentesche e altri arredi liturgici notevoli come pulpito e statue.
San Francesco d’Assisi, San Liberatore, Santa Reparata, SS.Trinità, Santo Spirito (detta Santuario di Santa Rita da Cascia),La chiesa di Santa Chiara d’Assisi e il monastero delle Clarisse
 
 
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Architetture civili
Sparse nel territorio del Comune, diverse fontane archeologiche sec. X a.C. (come la Canale e la Pila, sulla strada per il mare, la Sp 28 per Pineto). Palazzo Acquaviva: noto anche come pala zz o d uc ale , fu costruito nel 1395 e fino al 1760 fu la residenza degli Acquaviva d’Aragona, duchi di Atri. Dal 1917 vi è ospitato il Municipio. Nota per il suo caratteristico torrione medievale, dà nome alla piazza antistante ( Pi a zz a Ac q ua viv a ). Palazzo di Valforte: imponente edificio situato di fronte al Municipio, fu costruito nel XVIII secolo da un ramo cadetto della nobile famiglia Sorricchio, allora divenuta proprietaria delle tenute vinicole di Valforte (nei pressi di Città Sant’Angelo). Casa Paolini: elegante edificio rinascimentale, posto quasi di fronte alla chiesa di San Francesco. Perfettamente conservato è il portale, del XVI secolo. Albergo Nuovo: edificio in stile liberty costruito nel 1922, in Piazza Francesco Martella. Ospitò per lungo tempo l’unico vero h o t el della città. Palazzo Vecchioni: grande edificio che occupa tutta Via Probi, sul lato destro della chiesa di San Francesco. Costruito alla fine del Seicento, dal XIX secolo in poi fu diviso tra vari proprietari (che in parte ne modificarono l’assetto in base ai propri gusti). Il nucleo più importante del palazzo, completamente affrescato, è di proprietà della famiglia Scalone. Palazzo Illuminati: si trova lungo Corso Elio Adriano ed è il palazzo più grande della città (dopo il Municipio). Costruito nel 1882, dal 1883 al 1917 ospitò sia la sede comunale che il carcere; quindi, fino al 2002,è stato sede del Liceo Classico. Oggi ospita la sede distaccata del Tribunale di Teramo. Caratteristica dell’edificio sono i suoi portici. Palazzo Mambelli: in Piazza Duomo, fu edificato intorno al 1750 su un preesistente edificio. Della costruzione precedente, è ancora rimasto il bel porticato. Il palazzo si sviluppa per buona parte di Via Card. Cicada, fino a Piazza San Pietro (anche se oggi è diviso tra varie famiglie). Palazzo Grue: bella costruzione neogotica, dietro la chiesa di San Nicola. Fu costruita dalla famiglia Illuminati su una precedente casa medievale dei Grue, i noti ceramisti di Castelli. Palazzo Arlini: costruzione semplice ma molto imponente, in Via Ferrante. Appartenuto a questa nobile famiglia lombarda, nonostante le trasformazioni barocche ha conservato quasi del tutto il suo carattere rinascimentale. Palazzo Bindi: tutto in mattoni, sito tra Via San Domenico e Via Santa Chiara. È del XVIII secolo, ma l’aspetto attuale risale a rifacimenti dell’inizio del XX secolo. Palazzo Guidetti: si trova accanto a Palazzo Bindi. Risale alla fine del Settecento e i soffitti delle stanze sono ornati da delicati affreschi neoclassici con le scene della Divina Commedia. Il Teatro Romano(area archeologica, nei pressi di Palazzo Cicada) sec. III-II a.C. Il Teatro Comunale sec. XIX (progettato dall’architetto teramano Nicola Mezucelli) Palazzo Cardinal Cicadasec. XVI (sorge sull’omonima via del centro storico) Monumento ai Caduti in piazza Francesco Martella Ex Scuderie del Palazzo Ducale(utilizzate per l’allestimento di mostre)
 
 
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L’antico porto di Atri
Sulla costa antistante Atri, nei pressi della cosiddetta Torre di Cerrano, si ipotizza che vi siano nelle acque del mare Adriatico, su un fondale sabbioso tra 5 e 15 metri, le rovine sommerse dell’antico porto di Atri. Ipotetici resti di un molo a forma di “L”, opere murarie, lastroni in pietra d’Istria, colonne e vari manufatti. Oggi, in quel tratto di litorale, si trova un’area marina protetta. Secondo l’opera del Sorricchio che ripercorre la storia di Atri nel tempo, le rovine dell’antico porto si troverebbero nei pressi della foce del fiume Vomano precisamente tra Scerne (frazione di Pineto) e Roseto. Ultimamente è stato ritrovato un antico mosaico di epoca romana durante dei lavori stradali, nel confinante comune di Roseto degli abruzzi il che fa supporre che tutto ciò non sia solo una semplice voce.
Fortificazioni La città di Atri è sempre stata dotata di mura molto solide, fin dai primi secoli della sua storia. Abbiamo notizia di mura ciclopiche nell’epoca pre-romana, e di altre fortificazioni durante il dominio romano. Tra il X e l’XI secolo, quando ci fu un forte calo demografico e la città si era ridotta ad una piccola zona compresa tra il vecchio Foro romano (attuale piazza Acquaviva) e ilDuomo, ci fu una nuova murazione.
Nel XIII secolo ci fu la ricostruzione delle mura, su cui si aprivano ben 13 (o 14) porte, spiegabile col fatto che allora Atri era molto più grande di adesso. Ad est, sulle colline di Maralto (cimitero) e Muralto (ospedale) vi erano due fortilizi. Alla fine del XIV secolo il centro storico si ridusse alla conformazione attuale; questo comportò una nuova riedificazione delle mura e la riduzione della porte a sette. Le fortezze di Maralto e Muralto persero importanza e, di contro, sul versante occidentale sorse la nuova Rocca di Capo d’Atri .
Nel 1528, in vista della guerra franco-spagnola, il marchese di Bucchianico e il conte di Maddaloni, per una spese di soli 4000 ducati, ricostruirono e ammodernarono completamente le fortificazioni cittadine: l’importanza militare della città crebbe così ancor più che in passato, visto che, almeno fino al XVIII secolo, chiunque volesse penetrare all’interno del Regno di Napoli dove va prima fronteggiarsi con le fortezze di Civitella, Atri e Pescara .
Purtroppo, tra il XIX e il XX secolo, sono state demolite gran parte delle mura e delle porte, ma fortunatamente una piccola parte è giunta integra a noi.
 
Porta Umberto I
apriva la passeggiata alberata di Viale Um be rto I ed era stata costruita verso il 1885 dal sindaco Antonio Finocchi che fece abbattere la medievale Porta dei Cappuccini per dare alla zona centrale della città un accesso più grande e monumentale, dedicato al re Umberto I. La porta era composta da otto colonne in laterizio, quattro per lato, di cui le due centrali, che determinavano la vera e propria porta, presentavano artistici lampioni, mentre le altre statue femminili raffiguranti le allegorie delle quattro stagioni: il tutto completato da un’artistica cancellata in ferro battuto. Fu distrutta da una bomba nel 1944, anche se le due colonne centrali, senza lampioni, rimasero per tutti gli anni cinquanta.
Arc o di Mon si g n or e : era un imponente cavalcavia, in Via Roma (attuale Via De Litio, che permetteva un comodo collegamento tra il Duomo e il Palazzo Vescovile, passando per la chiesa di Santa Reparata. tant’è vero che il Vescovo, spesso, non si recava in processione in Cattedrale ma passava direttamente da qui. Nella parte bassa vi si apriva un arco per il passaggio dei pedoni e dei veicoli. Fu costruito verso il 1595 dal duca Alberto Acquaviva d’Aragona per celebrare i festeggiamenti di Santa Reparata. Il Vescovo Bufalini, nel Settecento,vi fece fare alcuni lavori; nel corso dei secoli, sulla parte retrostante, vi si addossarono varie case. L’arco di Monsignore fu demolito nel 1935, dopo un lungo carteggio tra il sindaco e il Vescovo, perché considerato d’intralcio alla viabilità.
 
 
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Porta Macelli
si trovava in fondo alla discesa oggi nota come Via Ma c elli , a pochi passi dalla chiesa di Sant’Agostino. Come possiamo vedere dalla foto scattata poco prima della demolizione, aveva un arco a tutto sesto chiuso da battenti lignei e su cui erano collocati due capitelli con visi umani e una chiave di volta raffigurante un putto; il fronte esterno era adornato dagli stemmi della città e degli Acquaviva e dalla statuetta medievale di Santa Reparata, che sono le uniche cose salvatesi della porta (gli stemmi sono al Municipio, mentre la statuetta fu collocata sul portale della chiesa di santa Reparata). Il suo nome originario era Porta dell’Ancellaria (e con tale nome è ancora ricordata la fontana sita nelle immediate vicinanze, sotto l’attuale distributore di benzina) e fu costruita nel 1252; alla metà del XIV secolo, con la nuova murazione, la porta fu ricostruita nel sito dove si è trovata fino alla demolizione. Nel XVI secolo abbiamo notizia di un intervento di restauro e la porta viene chiamata Ma c elli , segno che il nome popolare, derivante dalla presenza del mattatoio ( m a c ello ) presenta in Via Ricciconti fino all’inizio del XX secolo, aveva finito per prevalere. Ricostruita nei primi anni del XIX secolo (peraltro ricalcando fedelmente la porta medievale), la porta fu abbattuta, tra le accese proteste della popolazione, nel 1895 per ordine del sindaco Finocchi, che voleva allargare questo tratto di strada. Per accontentare gli atriani (chegià avevano ottenuto lo stacco della statua della patrona), il Finocchi fece erigere due basse colonne di cemento, di scarsa qualità, su cui pochi anni dopo furono posti due leoni in pietra. Anche questa fu smantellata, verso il 1950, e oggi i leoni adornano la fontana della Villa Comunale. Ancora adesso gli atriani, riferendosi alla zona tra le vie Macelli, Cherubini e Ricciconti, parlano di Porta Macelli .
 
Porta di Capo d’Atri
fu eretta alla fine del XIV secolo in contemporanea con l’annessa Rocca di Capo d’Atri. Era la più importante e imponente della città, tant’è che da qui facevano il loro ingresso i personaggi che venivano in visita solenne ad Atri. Si differenziava da tutte le altre porte perché non era costituita da un arco, ma da un’apertura tra le mura, che però erano state adornate nel tratto prossimo all’accesso urbico da colonne e nicchie. Fu demolita alla fine deglia nni sessanta.
Chiesa di San Pietro delle Cistercensi
il grande complesso conventuale delle monache cistercensi, affacciato su Via cardinale Cicada e buona parte di Via San Pietro (odierna Via dei Musei), non lontano dal duomo, fu fondato nel 1312. Il convento accolse sempre monache provenienti dalle famiglie più in vista di Atri e per tutta la sua esistenza fu noto per la poca religione e la dissolutezza che correvano tra le suore di un monastero così ricco, tant’è vero che nel 1421 il vescovo Gozzadini lo fece chiudere, anche se il successore, Giovanni da Palena, lo riaprì. Soppresso nel 1866, mentre la chiesa continuò ad essere officiata, nell’ex convento fu aperta la fabbrica del cosiddetto sapo n ett o di A t ri , che però durò poco. Tra il 1957 e il 1958 chiesa e convento furono demoliti, anche in questo caso spostando tutte le opere d’arte nel museo capitolare. Fu aperta così Pi a zz a S a n Pi e t ro , su cui si affacciano edifici occupanti tutti l’area dell’antico complesso: l’Ufficio Postale, l’ex cinema (abbandonato), mentre il museo etnografico occupa una piccola porzione del convento rimasta in piedi.
Chiesa di Sant’Antonio a li Cappuccini dedicata a Sant’Antonio abate, la piccola chiesa si trovava dietro al duomo, accanto all’attuale Palazzo Tascini (Museo Archeologico). Il palazzo stesso era anticamente un convento, come testimonia ancora il cortile che ricalca l’antico chiostro, anche se nei documenti non si trova nessuna menzione. Nella seconda metà del XVI secolo il piccolo cenobio doveva essere in abbandono e fu restaurato per potervi ospitare, temporaneamente, i Cappuccini, nell’attesa che il convento di San Leonardo fosse completato. Da allora la proprietà della cappella di Sant’Antonio abate rimase a quell’ordine, cosa che determinò anche il nome popolare a li Cappuccin (ai Cappuccini). Agli inizi del XIX secolo le truppe napoleoniche devastarono l’edificio, che fu adibito a stalla, togliendolo ai Cappuccini. I danni riportati furono così gravi che intorno al 1850 se ne decise l’abbattimento, permettendo così anche l’allargamento di quella che è oggi chiamata Via d ei Musei . L’edificio conventuale, invece, diventò palazzo privato.
Porta della Stufa
nota anche come di S a n Pi e t ro , essendo vicina all’omonima chiesa, era stata costruita alla fine del XIV secolo; la sua posizione è ancora discussa tra due punti comunque vicini tra loro: al di sopra del largo dove fu poi scoperto il Teatro romano, oppure la discesa di Via dei Cistercensi. Fu abbattuta a metà Ottocento.
 
Tradizioni folcloristiche
I Faugni (li Faégnë) Ogni anno, all’alba dell’8 dicembre, ad Atri si ripete l’antichissima tradizione popolare dei faugni (dal latino “fauni ignis”, cioè fuoco di Fauno). Essa nasce dalla fusione di una consuetudine pagana e contadina. Un tempo, nelle campagne attorno ad Atri, i contadini accendevano dei fuochi, a fini propiziatori prima del solstizio d’inverno, in onore di Fauno, divinità pagana associata alla fertilità della terra. Da questo magico rito deriva appunto la tradizione dei faugni, che consiste nell’accendere e portare in processione per la città, all’alba dell’8 dicembre, alti fasci di canne legati da lacci vegetali. La sera del 7dicembre il parroco della concattedrale benedice il falò che servirà all’accensione dei Faugni all’alba del giorno dopo. Il giro dei faugni all’alba dell’8 dicembre per vie e piazze dell’incantevole centro storico di Atri termina nella spettacolare piazza del Duomo, dove i fasci di canne ardenti formano un grande falò. Il corteo è molto festoso, accompagnato dalla banda e dai ragazzi che cantano pieni di allegria, e vede procedere i Faugni (che a volte possono arrivare anche a 100) per le strade della città, che diventano “fiumi” di fuoco. Nei secoli l’originario rito pagano s’è mescolato a quello della festa cattolica per l’Immacolata Concezione di Maria, per cui oggi la processione dei fuochi e il grande falò davanti alla concattedrale sono seguiti dalla celebrazione della messa mattutina in onore della Madonna. Tra le 18.00 e le 19.00 c’è la processione con la statua dell’Immacolata, splendida statua vestita della Madonna del 1800 issata su un baldacchino dello stesso periodo (l’altezza della statua può essere di 2 m) Nella sera dell’8 dicembre, infine, dopo la processione il tutto si conclude con l’accensione di due pupe, fantocci dalle fattezze femminili che vengono animati da due persone che si nascondono nell’interno cavo dei fantocci. Le pupe danzano al suono della musica della banda e si accendono di fuochi pirotecnici. Dopo questo spettacolo pirotecnico, diffuso in tutto l’Abruzzo ma che ad Atri assume una forma particolare per la presenza di due pupe e non una, ce n’è un altro, da terra, lanciati da particolari macchinari in legno che rischiarano il cielo notturno del giorno dell’Immacolata e danno appuntamento all’anno prossimo. Dal 2006, alla festa dei Faugni si è correlata una notte bianca, con l’apertura notturna di tutti i bar, locali, pub e anche musei e alcune chiese. Vi possono essere anche concerti, come è accaduto nell’edizione 2008. Ogni anno la manifestazione richiama una gran quantità di pubblico.
 

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Musei

Il Museo Capitolare(con visita al chiostro del Duomo e all’attigua cripta e cisterna romana, con affreschi databili ai primi decenni del sec. XV) Il Museo Etnografico, nei pressi dell’Ufficio postale di piazza San Pietro Il Museo-Archivio Musicale “Antonio Di Jorio” Il Museo Archeologico Civico Capitolare “De Galitiis-De Albentiis-Tascini”, in via dei Musei, alle spalle del duomo Il Museo Didattico degli Strumenti Musicali Medievali e Rinascimentali, che ha sede nel palazzo ducale “Casoli Pinta”: Museo all’aperto di murales d’autore nella frazione di Casoli- “Museo sotto le stelle” Raccolta preziose Ceramiche(mattonelle) del Grue e del Gentile e frammenti della Casa Ducale, nonché Monete dell’antica Numismatica della città di Atri (sec. VI-V a.C.)
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Autore:  Marco Maccaroni
Appassionato del mare, affascinato dalla montagna e innamorato dell'Abruzzo a cui mi legano le mie origini. L'asprezza del terreno, la gentile durezza dei suoi abitanti, fanno di questo territorio uno dei più peculiari della nostra bella Italia. Scrigno di arte e di secolare cultura, foriero di sapori , profumi e ricco di gustosissimi piatti preparati con sapienza e accompagnati da ottimi vini
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