19.12.2018

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Corfinio: la Prima Capitale dell’Italia

La città dei Sanniti divenne capitale nel 9 a.C. quando i soprusi di Roma provocarono la rivolta di quasi tutti i popoli assoggettati a Roma

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La prima capitale d’Italia non fu Roma, ma come scrisse anche Tito Livio, fu Corfinium, nell’Abruzzo, corrispondente all’attuale Corfinio. La città dei Sanniti divenne capitale nel 9 a.C. quando per i soprusi di Roma (il divieto di estendere la cittadinanza agli Italici), provocò la ribellione di quasi tutti i popoli assoggettati a Roma del sud. Dunque Corfinium fu ritenuta la capitale autentica d’Italia, con la coniazione di monete, che recavano il nome osco di “Italia“. Dopo mesi di battaglia, la guerra sociale fu vinta da Roma, ma nessuno dimenticò mai la strenua resistenza degli Italici, tranne una manomissione storica dell’epoca medievale, e poi ottocentesca, quando si pensava solo ad esaltare le imprese “mitiche” di Roma. Oggi Corfinium resiste ancora, e ci ha lasciato tante testimonianze del suo passato: la piazza del borgo medievale a forma di ellisse (equivalente dell’anfiteatro), i due Morroni funebri romani, e la Basilica Valvense di San Pelino, eretta sopra un santuario italico, di cui resta la base e l’ampio colonnato.

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I POPOLI ITALICI

I PELIGNI 
Sulla loro origine sono state formulate ipotesi contrastanti: secondo alcuni provenivano dall’Illiria; altri (tra i quali Ovidio) li collegano alle migrazioni  sabine effettuate mediante la pratica rituale del “Ver Sacrum” (“Primavera Sacra”). 
La seconda ipotesi è la più accreditata, sia per la lingua sabellica delle iscrizioni ritrovate, sia per il culto di Ercole Curino ( o Quirino), testimoniato dal Santuario del Morrone e da quello recentemente venuto alla luce (1994) in località S. Ippolito, nei quali sono state rinvenute statuette bronzee raffiguranti la divinità. 
Può anche darsi che ad una immigrazione illirica sia seguita un’espansione sabina, pertanto ambedue le ipotesi sono da considerare attendibili. 
Plinio parla di  “Pelignorum Corfinienses, Superaequani et Sulmonenses”, pertanto, il territorio era suddiviso in tre parti, dominate dalle tre città di Corfinium, Superaequum e Sulmo1. 
Nel 308 a.C., Peligni e Marsi vennero a conflitto con i Romani, che li sconfissero nel 3042. da allora divennero alleati di Roma e nel suo esercito combatterono contro Pirro, contro i galli, contro Annibale e in altre guerre. 
Nel 91 a.C. Corfinium fu scelta come capitale degli Italici, ribattezzata “Italia” e dotata di strutture analoghe a quelle di Roma, quali la Curia, sede del Senato Italico, ed il Foro, dove si svolgevano le manifestazioni politiche, giudiziarie e commerciali. Si coniarono anche monete d’argento. La più rappresentativa è quella che si contrapponeva al “denarius” romano: essa reca, nel diritto, una testa femminile coronata d’alloro, con la scritta “ITALIA” e, nel rovescio, otto guerrieri, schierati in due righe, che si fronteggiano con le spade rivolte verso il basso, nell’atto di giurare fedeltà alla Lega Italica; al centro un nono uomo nell’atto di raccogliere e sancire il giuramento.  
Corfinium restò capitale fino alla primavera dell’anno 89, quando, sotto la minaccia dell’avanzata romana, il governo italico fu trasferito a Bovianum, nel Sannio. Il trenta aprile di quell’anno, Corfinium fu occupata dalle legioni di Cneo Pompeo Strabone. Al termine della Guerra Sociale, ai Peligni, decimati dalla guerra, fu infine  riconosciuta la “civitas romana”, in applicazione della Legge Plautia-Papiria. Insieme ai Marsi, essi vennero assegnati alla tribù “Sergia”.
 
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I MARSI  
Erano gente sabellica e abitavano la regione detta ancora oggi “Marsica”, intorno al Lago Fucino. Le loro città principali erano Marruvium, Cerfennia, Lucus Angitiae, Transaquas. 
Popolo di coraggiosi guerrieri, tanto che si diceva non potersi celebrare un trionfo “né contro i Marsi, né senza i Marsi”. vantavano la particolare virtù, conferita loro dalla dea Angitia, onorata anche presso i Peligni, di saper domare i serpenti più pericolosi e di essere immuni da qualsiasi veleno. Fra i documenti di questa singolare capacità vi è un frammento poetico di Lucilio: “Si spaccherà in due, dopo aver gonfiato tutte le vene, così come un marso fa scoppiare i serpenti col canto”.  
Nella prima guerra sannitica e all’inizio della seconda i Marsi si mantennero neutrali, ma nel 308 parteciparono alla sollevazione delle altre tribù sabelliche contro Roma, alla quale si ribellarono nuovamente circa dieci anni dopo, quando fu istituita una colonia latina a Carseoli, ma furono ancora sconfitti. 
Parteciparono nelle fila romane a molte battaglie, fra cui quella di Canne.  
Furono i primi propugnatori della Lega Italica, sotto la guida di Quinto Popedio Silone e gli unici a consegnare una formale dichiarazione di guerra ai Romani nel 91. Per tale motivo la guerra che ne seguì fu detta “Sociale” o “Marsica”. 
Dopo la Guerra Sociale, vennero assegnati, insieme ai Peligni, alla tribù “Sergia”.          
                                                
I SANNITI  
Originati da una migrazione sabina del secondo millennio a.C. (il termine latino “Samnium” sarebbe la forma sincopata di “Sabinum”), occupavano il territorio comprendente le alte valli del Sangro, del Volturno, del Tiferno e del Trigno (Abruzzo meridionale, Molise e Campania orientale) e l’Irpinia. Si tratta, quindi di un insieme di popoli (Pentri, Caraceni, Irpini, Caudini, Campani ed altri), tutti di lingua osca, che assunsero un’unità politica allorché formarono la “Lega Sannitica” (V sec.) per contrastare le ambizioni espansionistiche della “Lega Latina” egemonizzata da Roma. 
Le loro città principali furono: Bovianum, che fu capitale della Lega Italica dopo Corfinium; Aesernia, poi divenuta colonia romana (272) e, durante la Guerra Sociale, terza capitale italica; Saepinum; Tereventum; Aufidena; Bovianum Vetus; Abellinum;  Beneventum. 
Nel VI sec., i Sanniti occuparono la Pianura Campana e si impadronirono di Capua, Nuceria Alfaterna, Pomperi. 
Nel VI e V sec., la popolazione sannita degli Irpini si spinse fino all’estremità della Penisola (Calabria) ed assunse il nome del popolo che l’abitava (Bruzi). 
Tra la  metà del IV sec. e l’inizio del III, i Sanniti si scontrarono con i Romani per il possesso della Valle del Liri e contro di essi combatterono tre guerre , dette “Sannitiche”dalle quali uscirono sconfitti, ma non senza dare molto filo da torcere, come dimostra il memorabile episodio delle “Forche caudine” (321). Al termine di una quarta guerra, detta “Tarantina” (272), i Sanniti dovettero accettare la condizione di Socii di Roma. 
Dopo la Guerra Sociale, che li vide fra i più irriducibili combattenti, i Sanniti furono assorbiti definitivamente da Roma e compresi nella tribù “Voltinia”. 
 
frentani                                                           
I FRENTANI 
Di lingua osca, appartenevano al gruppo etnico sannita ed abitavano i bacini dei fiumi Frento (Fortore), Tifernus (Biferno)  e Sangro. 
I loro centri principali erano Ortona e Histonium, sulla costa,  e Larinum e Anxanum, nell’interno. 
Combatterono contro i Romani nelle guerre sannitiche, ma già dopo la sconfitta romana di Caudium assunsero un atteggiamento amichevole verso Roma, nel cui esercito combatterono contro Pirro, contro i galli e contro Annibale. 
A conclusione della Guerra Sociale, durante la quale furono guidati dal pretore Caio Pontidio, furono iscritti nelle tribù romane “Arnense” e “Clustumina”.
I MARRUCINI 
Erano di stirpe sabellica e vivevano lungo la riva destra dell’Aterno inferiore, tra l’Appennino,  l’Adriatico e il territorio frentano. La loro città principale era Teàte. Non parteciparono alla prima Guerra Sannitica, ma nel 308 sostennero i Marsi, di cui erano, molto probabilmente, una diretta diramazione, contro  i Romani. Furono sottomessi da Roma alla fina della seconda Guerra Sannitica e le rimasero fedeli durante la seconda Guerra  Punica. Nella Guerra Sociale erano guidati dal pretore Herio Asinio e furono definitivamente sconfitti nell’anno 89 da Servio Sulpicio, pretore di Pompeo. Ottenuta la cittadinanza romana, i Marrucini furono inclusi nella tribù “Arnense”.      
 
sanniti
I VESTINI 
Altra popolazione di lingua sabellica, avevano preso il nome dal culto per la dea Vesta. Occupavano la regione tra il Mons Fiscellus (Gran Sasso),  la riva sinistra del basso Aterno  e l’Adriatico . 
Lo storico Silio Italico vanta la fertilità dei pascoli di Aufinum, Aveia, Pinna,  che era la loro capitale, divenne colonia romana durante la seconda Guerra Sannitica (quando i Vestini furono l’unica popolazione sabellica a rifiutare agli eserciti romani diretti contro i Sanniti il passaggio nel loro territorio) e fu occupata dagli Italici all’inizio della Guerra Sociale. 
 Marziale celebra il formaggio vestino. Quindi, i Vestini dei territori montani erano dediti alla pastorizia, mentre  sull’altopiano e verso il mare fioriva l’agricoltura. Altre città importanti di questo popolo erano Peltuinum e Ostia Aterni.  
Furono sottomessi dai Romani nel 302. 
Nella Guerra Sociale, guidati dal pretore Tito Lafrenio,  restarono in lotta fino ai primi mesi dell’anno 89, quando furono sottomessi da Pompeo Strabone.
 
I PICENI 
Parlavano una lingua non assimilabile all’osca né alla sabellica ed occupavano la regione tra l’Appennino e l’Adriatico limitata a Nord dal fiume Esino e a Sud dal fiume Truentus (Tronto), ma inglobarono anche il territorio dei Praetutii, che dal Tronto si estendeva fino al Gran Sasso. Il loro capoluogo era Asculum. Altri centri importanti: Auxinum,  Cingulum, Firmum Picenum,  Cupra Maritima, Castrum Truentinum); e le pretuzie: Interamnia Praetutiorum , Castrum Novum , Hatria . 
Dall’inizio del III secolo a.C. i Piceni furono legati ai Romani da un trattato di alleanza, ma nel 269 vollero rifiutare quella condizione di sudditanza e si ribellarono a Roma (Guerra Picentina), che li sconfisse e sottomise nuovamente e si appropriò del loro territorio, lasciando l’indipendenza soltanto al loro capoluogo. 
Fu proprio ad Asculum che, nell’autunno del 91, divampò la rivolta che innescò lo scoppio della Guerra Sociale, durante la quale i Piceni furono capitanati dal pretore Caio Judacilio (o Vidacilio). 
Nell’ 89 a.C., dopo un lunghissimo assedio, patirono una crudele punizione ad opera del sanguinario  console Cneo Pompeo Strabone. 
Con il riconoscimento della civitas romana, furono inseriti nella tribù “Velina”.  
                                                 
GLI APULI 
Agli inizi del V secolo a.C., l’espansione delle genti osco-umbre raggiunse il territorio a Nord-Ovest del Gargano, intorno al basso corso del Fortore e al Lago di Lesina, e sottomise i gruppi Iapigi che l’abitavano. In seguito si diffusero nel resto della Puglia settentrionale e poi in quella centrale. 
Nacque così la popolazione degli Apuli, che aveva i centri principali in Teanum Apulum, Luceria, Ausculum, Sipontum, Aecae, Vibinum, Canusium, Barium, Cannae, Venusia.   
I LUCANI 
Di provenienza osco-sabellica, si stabilirono fin dall’inizio dell’età del ferro nelle regioni interne della Basilicata , nelle alte valli del Bradano e del Basento). 
A partire dai secoli VI e V a.C., iniziarono ad espandersi dai monti verso le pianure costiere. Si spinsero a Sud fino alle terre dei Bruzi (Calabria); ad Ovest occuparono il Cilento e giunsero a minacciare le città greche costiere, le quali, guidate da Taranto, si allearono contro i Lucani, che però ebbero la meglio e riuscirono a conquistare Eraclea (di Lucania -TA) e Metaponto (TA). 
Nel periodo d massima potenza, la Lucania si estendeva dai monti del Vulture alla costa tirrenica e a quella ionica ed aveva per capoluogo Grumentum. 
Dapprima alleati con Roma contro i Sanniti, i Lucani tentarono poi di arrestare l’espansione romana oltre l’Ofanto e il Sele e parteciparono ad una lega antiromana appoggiata da Pirro, re dell’Epiro, insieme a Sanniti, Bruzi e Tarantini. La guerra si concluse nel 272 a.C. con l’affermazione della supremazia romana. Si ribellarono di nuovo a Roma in occasione della guerra annibalica, ma di nuovo dovettero capitolare. Nella Guerra Sociale, guidati dal pretore Marco Lamponio, i Lucani, insieme ai Sanniti, furono gli ultimi a rimanere in lotta contro Roma.

 

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Autore:  Marco Maccaroni
Appassionato del mare, affascinato dalla montagna e innamorato dell'Abruzzo a cui mi legano le mie origini. L'asprezza del terreno, la gentile durezza dei suoi abitanti, fanno di questo territorio uno dei più peculiari della nostra bella Italia. Scrigno di arte e di secolare cultura, foriero di sapori , profumi e ricco di gustosissimi piatti preparati con sapienza e accompagnati da ottimi vini
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