18.12.2018

Aggiornato:   28/11/2018 18:46:02 Registrati | LoginPassword persa? | Newsletter |


Il Gran Sasso d’Italia

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Il massiccio del Gran Sasso d’Italia è il tetto della Penisola (Appennino). La parte settentrionale è la più imponente con Monte Corvo (2623 m.), Pizzo Intermezoli (2.635 m.), Monte Prena (2.561 m.), Monte Camicia (2.564 m.). La parte meridionale è più uniforme e raggiunge la massima altezza con Pizzo Cefalone (2.533 m.), tra Pizzo di Camarda (2.232 m.) e Monte Portella (2.385 m)

La parte meridiana è attraversata da una barra che unisce il Monte Portella con il Monte Aquilano (2.495 m), il Corno Grande (2.912 m) con il Corno Piccolo (2.655 m.) e divide il gruppo in due sezioni morfologicamente ben distinte. La sezione occidentale a causa di un certo numero di sbarre è ripartita in conche isolate. Queste conche quasi inaccessibili dalla catena meridionale, sono aperte verso il bacino del Vomano. La conca più orientale, regione Solagne, ha un’apertura di origine strutturale. La regione Venacquaro e il campo Pericoli secondo Marinelli e Ortolani inizialmente dovevano essere bacini chiusi. Presentano rocce arrotondate glaciali e depositi morenici. La line che unisce la Valle del Mavone con quella del Raiale è squarciata dai tre Valloni, intaglio che permette di raggiungere la Sella di Patroriscio (2130 m.) nota per l’albergo e la funivia di Assergi.

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Nel settore meridionale del Gran Sasso il paesaggio perde gran parte dell’ asprezza presentando rilievi a gobbe e superfici tabulari. A nord le masse che finiscono sulle cime più alte del Prena e del Camicia non sono imponenti come sul versante opposto, ma presentano calcari farinosi ricoperti da materiali sia di depositi lacustri sia di avanzi morenici, sia di detriti dovuti alla continua erosione dei fianchi da parte delle acque alluvionati. Sono limitati i fenomeni carsici che si rivelano soprattutto nelle regioni “Ricotta”, “Papa Morto” e Malepasso e sull’ Altopiano che degrada verso Campo Imperatore e verso Castel del Monte. Fra i piani carsici caratteristici sono i piano San MArco che l’Ortolani definisce un’ antica valle con deflusso verso la conca di Capestrano, piano di Calascio detto anche “il Lago” e piano del Taglio di forma alquanto triangolare e di ampiezza limitata. All’ interno ci sono molti bacini chiusi ù: i piani di Fugno, Locce, Passanete, Vale ombrica, Fossa Paganica. A settentrione il Gran Sasso prosegue su una sola catena. All’ inizio, a circa 1360 m di altezza c’è il Piano Moltigno, conca chiusa con numerose doline con spacchi d’acqua delle quali la più grande è occupata dal LAgo Sfondo. La montagna cambia aspetto : la massima altitudine è raggiunta nel monte Cappucciata (1801 m.) mentre fino al Monte Roccatagliata (995 m.) l’unico valico è Forca di Penne (918 m.). Il carsismo del Gran Sasso è ancora allo stadio giovanile. Ad Est ci sono bacini chiusi, ad Ovest aperti. Non ci sono residui di terra rossa e manca il carsismo ipogeo. L’ unica cavità sotterranea che si conosce è la grotta A MAle (Amarone) scoperta ed esplorata nel 1573 da Francesco De MArchi ingegnere bolognese che per primo salì sulla Vetta del Corno grande. La grotta si trova a circa 3 Km da Assergi. La principale originalità del Gran Sasso è che contiene il ghiacciaio del Calderone , unico ghiacciaio perenne della nostra penisola. Il ghiacciaio si allungava per quasi 400 m. (2867 m. / 2680 m. nel 1976) ed occupa il fondo e il pendio di un circo alla base del Corno Grande. Numerose sono le tracce di glacialismo quaternario. Grandi sono i circhi glaciali sui versanti delle due catene esposti a Nord: nella catena settentrionale del Monte Corvo al Monte Prena in quella meridionale dal Monte San Franco al Monte Gregorio di Paganica.

Rifugio Franchetti Gran Sasso

Il Rifugio Franchetti è stato edificato dal Club Alpino Italiano (CAI) nel 1960, situato a 2.433 metri di altezza è il rifugio a più alta quota del Gran Sasso. Il Rifugio Franchetti si trova su di uno sperone roccioso nel mezzo del Vallone delle Cornacchie, incastonato tra il Corno Grande e il Corno Piccolo (versante teramano). Il rifugio deve il suo nome all’alpinista barone Carlo Franchetti. Il rifugio è interamente costruito con rocce di pietra calcarea rivestito in legno.  Il rifugio Franchetti è un punto di riferimento importante per chi vuole esplorare le più alte vette del Gran Sasso, dal rifugio partono i sentieri e vie di alpinismo che consentono di raggiungere sia la Vetta del Corno Piccolo sia la Vetta del Corno Grande, inoltre in circa 40 minuti si può visitare il ghiacciaio del Calderone, il ghiacciaio più a sud d’Europa. Il rifugio è in stile classico alpino, essenziale, genuino e cordiale.

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Il Franchetti regala una vista bellissima sulla vallata abruzzese e sulle cime del Gran Sasso. Il consiglio è di pernottare nel rifugio per godere dell’alba e del tramonto dalla bella terrazza in legno. Dalla stessa terrazza dal mattino si possono ammirare gli alpinisti esperti arrampicare sulle pareti più difficili del Corno Piccolo. Il rifugio dispone di 23 posti con letti a castello disposti in due camerate. Per chi non è abituato a tali location va detto che il bagno è all’esterno verso la vallata e non c’è acqua calda e docce. Il cibo è molto rustico (salumi, formaggi, polenta, fagioli, ecc..) in linea con il luogo e contribuisce a creare un’esperienza unica ed indimenticabile. Il Franchetti è aperto da giugno a settembre, conviene prenotare, in basso sono indicati i contatti.

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Il rifugio Franchetti oltre ad essere una tappa di partenza per le vette e le vie in quota può essere anche la meta di arrivo per chi non se la sente di salire in cima al Gran Sasso ma allo stesso tempo vuole fare una sana escursione in montagna. Parcheggiate nell’ampio parcheggio di Prati di Tivo e prendete la funivia fino alla Madonnina a quota 2.015 metri. Dalla Madonnina (così chiamata per la statua bronzea della Madonnina del Gran Sasso) inizia il sentiero per il Franchetti che si raggiunge dai 70 ai 90 minuti di cammino (2,2 km) su di un sentiero tecnicamente poco impegnativo, si parte con una mulattiera e poi si costeggia la parete est del Corno Piccolo tra grossi massi, arrivati al Passo delle Scalette si entra nel Vallone delle Cornacchie in cima al quale si trova il rifugio. Il sentiero non è difficile ma comunque richiede un certo sforzo aerobico, chi è poco allenato è importante che vada piano e si riposi spesso; inoltre in estate portate tanta acqua con voi!

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Un suggerimento relativo all’attrezzatura: anche per questo semplice sentiero è vivamente consigliato l’uso degli scarponcini da montagna, in particolare proteggeranno le nostre caviglie nel tratto di discesa. Attenzione agli orari della seggiovia di Prati di Tivo altrimenti si rischia di non tornare indietro in tempo per l’ultima corsa. La seggiovia è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00 e sabato e domenica dalle 8:30 alle 17:30. Per ulteriori inforamzioni consultate il sito: www.pratiditivo.it o scrivete a info@pratiditivo.it

Credits: www.uniquevisitor.it – www.montagneabruzzo.it

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Autore:  Marco Maccaroni
Appassionato del mare, affascinato dalla montagna e innamorato dell'Abruzzo a cui mi legano le mie origini. L'asprezza del terreno, la gentile durezza dei suoi abitanti, fanno di questo territorio uno dei più peculiari della nostra bella Italia. Scrigno di arte e di secolare cultura, foriero di sapori , profumi e ricco di gustosissimi piatti preparati con sapienza e accompagnati da ottimi vini
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