22.11.2017

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Pescara vista dallo scrittore Guido Piovene

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Nel suo “Viaggio in Italia” del 1956, lo scrittore vicentino Guido Piovene così delineava la città di Pescara:

Il mondo dannunziano resta, benché in frantumi, e appare con meno frequenza e con meno evidenza di quello leopardiano tra le colline delle Marche. A contrasto ne emerge il prodigio di Pescara nuova, uno dei fatti straordinari dell’Italia del dopoguerra. Dopo la guerra, infatti, questo grosso centro si è raddoppiato. La città nuova sulla costa a settentrione della vecchia, oltre il ponte sulla Pescara, sorse da una colonia di ferrovieri quando nacque la ferrovia; che, notiamolo di passaggio, avendo generato la città moderna, ne divenne la croce, perchè la taglia in tutta la sua lunghezza. Si pensa alle città del Far West, che sono appunto traversate dal treno. Ma anche nell’insieme Pescara è una città americana in Italia, col piccolo nucleo indigeno che in un angolo sopravvive. Si è sviluppata lungo il mare; continua a crescere; manca d’un vero centro, quel centro intorno al quale ruotano le città italiane. Può espandersi senza limite per addizioni successive, come Los Angeles. … la mancanza di un centro rende difficoltosa quella conoscenza reciproca, un po’ pettegola, che si forma in Italia dove tutti convergono in una piazza, una strada, un caffè, a parlare e a darsi spettacolo; ecco invece, unica in Italia, una città ribollente, confusa, in cui uomini e gruppi affluiscono, si addizionano, si accavallano come onde. Per un lato Pescara si può dire la più abruzzese delle città abruzzesi, per un altro lato è l’opposto della regione, di cui assorbe la linfa. … Con Pescara si ha il caso nuovo di un’emigrazione interna che ritrova il suo centro nella regione stessa. Gente di tutto l’Abruzzo scende a Pescara, Mecca e miraggio dei popoli di montagna.

Con più 123.000 abitanti, Pescara è la città più popolosa dell’Abruzzo, oltre che capoluogo di provincia. E’ situata sull’Adriatico, alla foce del fiume omonimo, adagiata tra i colli e il mare, a meno di un’ora di distanza dalle vette più alte dell’Appennino, queste delineano all’orizzonte della città il suggestivo profilo di una fanciulla, denominata “la bella addormentata“. Centro di turismo congressuale e moderna stazione balneare, Pescara vanta ampie e soffici spiagge, racchiuse tra due pinete che ne segnano i confini: a nord, la Riserva Naturale di Santa Filomena, annoverata tra gli ultimi ecosistemi della costa adriatica; a sud, la pineta d’Avalos, di dannunziana memoria, inserita in un bel quartiere residenziale, con interessanti architetture: ville liberty, il moderno Auditorium “FIaiano“, il Teatro-Monumento dedicato a D’Annunzio e l’ex fabbrica “Aurum“, progettata da Giovanni Michelucci. Dell’antica “Piscaria” rimane il cuore dell’abitato, costruito entro le mura della fortezza spagnola, in cui si trova anche la Casa natale di Gabriele D’Annunzio, restaurata negli anni Trenta, dall’architetto del “Vittoriale“, Maroni, e ora adibita a casa-museo. Vi sono esposti mobili, cimeli, divise, lettere e ritratti di famiglia del poeta. Tra i numerosi edifici pubblici notevoli sono il Palazzo del Governo, dove è custodita la famosa tela di Francesco Paolo Michetti “La Figlia di Iorio“. Vi ha sede anche la biblioteca provinciale, che tra i 600.000 volumi del suo patrimonio conserva tutte le edizioni stampate in Abruzzo, dal ‘400 in poi, e una sezione dannunziana con opere e cimeli. Notevole è la Cattedrale di San Cetteo, che custodisce uno splendido dipinto seicentesco di San Francesco d’Assisi, attribuito al Guercino. Da visitare sono le chiese moderne dello Spirito Santo, dalla singolare facciata e di Sant’Andrea Apostolo, in cui si può ammirare un grande affresco di Aligi Sassu. Tra le chiese più antiche vi è la Basilica della Madonna dei sette dolori, dalla facciata neoclassica, con all’interno un battistero ligneo in stile barocco. Agli artisti della famiglia Cascella è dedicato il Museo Civico “Basilio Cascella“: contiene oltre 550 opere, tra dipinti, incisioni e ceramiche, esposte nella casa-laboratorio. Antiche maioliche di Castelli, piccolo paese del Teramano, costituiscono la preziosa Collezione Paparella Treccia, che si può ammirare nel Museo Villa Urania, non lontano dal lungomare centrale, su cui campeggia la fontana detta “la Nave” scolpita da Pietro Cascella. Nelle vicinanze del porto ha sede il Museo del Mare.

La città vanta uno dei maggiori approdi turistici d’Italia, importante porta verso i paesi dell’est, oltre che un animato centro di shopping, manifestazioni e spettacoli. Insomma Pescara, ancorché in chiave moderna, non lascia indifferenti. E’ stato scritto che nella città dannunziana tutto è perfetto, pulito ed efficiente: come molte città delle sue dimensioni, Pescara è a misura d’uomo, città ove il tempo scorre ma senza frenesia, dove ancora si conosce l’ospitalità e il sorriso. Notevole contributo all’immagine cittadina viene dato da una serie di spettacoli di livello internazionale, trasmessi talvolta anche in mondovisione. La gastronomia della zona risente delle tradizioni costiere, tutte a base di pesce. Tipico pescarese è il “baccalà ‘mbriache”, condito con abbondante vino, olio, foglie di alloro e cipolla tagliata fine, e cotto al forno. Ottimi sono anche i “calamari alla francavillese”, cucinati con gli scampi e insaporiti con aglio, prezzemolo, limone. Superbo è il brodetto, zuppa di pesce locale e pomodoro. Gustoso anche lo “stoccafisso” al pomodoro e ai funghi condito con aglio, prezzemolo, cipolla, alloro, chiodi di garofano, cannella e peperoncino. Di grande pregio e famoso ovunque il “Parrozzo” che viene prodotto a Pescara: caro a D’annunzio che vi dedicò alcuni versi – ancora oggi riportati nelle confezioni – il Parrozzo è una specie di zuccotto ricoperto di cioccolato, fatto con la semola e le mandorle. Nella provincia si producono un ottimo olio extravergine d’oliva e vini di fama internazionale, quali il bianco Trebbiano e il rosso Montepulciano. Famoso, infine, è l’Aurum, che si distilla a Pescara ed è uno dei pochi liquori tipicamente italiani.

Basilica Madonna dei Sette Dolori

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La Basilica Madonna dei Sette Dolori si trova dietro la stazione ferroviaria, e prospetta su Largo Madonna. E’ la più antica chiesa pescarese. Essa fu eretta nel 1757, inglobando una cappella della seconda metà del Cinquecento, costruita dopo un’apparizione: la Vergine sarebbe apparsa ad alcuni pastori, col cuore trafitto da sette spade. La chiesa divenne pian piano un santuario, meta ancor oggi di frequenti pellegrinaggi. Nel 1959 fu elevata al rango di Basilica Minore. La pianta è rettangolare e termina in un’abside; mancano transetto e cupola. La facciata presenta un impianto neoclassico, confermato dalla proporzionalità delle forme, e dalla naturalezza del laterizio, che caratterizzano il monumento. Nella parte posteriore, a destra dell’abside, è stato aggiunto il campanile nel 1888. Esso ha forma rettangolare con lesene che definiscono gli angoli. È diviso in due ordini e culmina in una cupola. L’interno si presenta a tre navate, scandite da archi a tutto sesto. La navata centrale, più alta di quelle laterali, è divisa in sei campate rettangolari, coperte da calotte ellittiche; le navate laterali sono coperte da volte longitudinali. Lungo la navata di centro e intorno all’abside sono state aperte finestre che consentono alla luce di entrare e di illuminare l’interno della chiesa. A dare ritmo alle navate sono gli archi a tutto sesto, che poggiano su pilastri cruciformi. Il risultato è un’impostazione tipicamente basilicale che riprende motivi e schemi che precedono il Barocco e il Rinascimento e che si ritrovano anche in altre chiese della regione. L’immagine della Madonna dei sette dolori si trova in fondo alla navata di destra, in una cappella chiusa da una cancellata in ferro battuto. La statua della Vergine, rivestita di un abito nero ricamato in oro, è trafitta nel cuore da sette spade, simboli dei dolori che lei dovette soffrire per la passione e la morte del figlio Gesù.

Cattedrale di San Cetteo

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La Cattedrale e chiesa parrocchiale di San Cetteo sorge in Viale D’Annunzio, a sud del fiume Pescara, nella zona che, prima dell’unificazione del 1927, era chiamata Pescara Portanuova. La chiesa è intitolata al martire Cetteo vescovo di Amiterno, patrono della città, vissuto tra il VI e il VII secolo; ma è nota anche come Tempio Nazionale della Conciliazione, denominazione che le fu data in ricordo della stipulazione dei Patti Lateranensi. Per iniziativa dell’Abate Brandano, che fu incoraggiato e aiutato da Gabriele D’Annunzio, l’imponente chiesa fu costruita dal 1933 al 1938, su disegno dell’architetto Cesare Bazzani. Essa sorge sul sito di una precedente chiesa – dedicata a Santa Gerusalemme – e fu consacrata cattedrale nel 1977. Nel suo impianto architettonico e nel rivestimento in pietra locale della facciata, la Cattedrale richiama forme di antiche chiese romaniche abruzzesi. L’interno, a pianta di tipo basilicale, è a tre navate con presbiterio rialzato da una gradinata. La cappella a destra del transetto è dedicata a San Cetteo, mentre la cappella di sinistra accoglie il monumento sepolcrale di Luisa De Benedictis d’Annunzio, madre del poeta, scolpito da Arrigo Minerbi. A lato della cappella si trova un dipinto raffigurante l’Estasi di San Francesco, attribuito al Guercino e donato alla chiesa dallo stesso Gabriele d’Annunzio.

Chiesa del Sacro Cuore

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La Chiesa del Sacro Cuore sorge sulla piazza omonima, lungo Corso Umberto, in pieno centro cittadino. Costruita nei primi anni del Novecento, fu aperta al culto nel 1910, ancora incompleta, per sostituire la piccola chiesa di Sant’Anna, diventata insufficiente ad accogliere la cittadinanza che cresceva a forte ritmo. Da questa chiesa parte ogni anno la solenne processione del Venerdì santo, che ricorda la Passione di Cristo e attraversa tutta la città, per concludersi alla Cattedrale di San Cetteo. Sacro Cuore è una delle più importanti chiese cittadine, assieme alla Cattedrale di San Cetteo e alla Basilica della Madonna dei Sette Dolori. Nel 1927, quando avvenne l’unificazione cittadina, la Chiesa era la parrocchia di Castellamare Adriatico a valle, di fronte alla stazione ferroviaria e alla piazza del mercato. Eretta in stile tra il romanico e il gotico, la costruzione si caratterizza per il suo rivestimento in mattoni a faccia-vista. E’ affiancata da un bel campanile, costruito più tardi, che termina a cuspide.

Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

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La Parrocchia di Sant’Andrea è nata oltre alla metà del Novecento, attorno a una cappella, nella borgata dei pescatori della Marina nord di Pescara, ad opera dei Padri Missionari Oblati di Maria Immacolata, tuttora titolari. La chiesa attuale, costruita su disegno dell’architetto romano Eugenio Maria Rossi, fu inaugurata il 6 ottobre 1963, alla presenza del Card. Wyszynsky, primate di Polonia. Il tempio è dedicato al santo protettore dei marinai. Andrea era, infatti, un pescatore della Galilea, discepolo di Giovanni Battista e poi fra i primi apostoli al seguito di Gesù Cristo. Di qui la devozione sincera per Sant’Andrea e la grande partecipazione dei marinai pescaresi – e dei fedeli di tutta la regione – che si ritrovano l’ultima settimana di luglio per festeggiare il Santo. Si svolge allora la tradizionale processione sul mare; la statua di Sant’Andrea viene imbarcata su un peschereccio, seguito da tutti gli altri con i fedeli: il corteo di barche giunge fino a Montesilvano, dove vengono ricordati i caduti in mare, per poi tornare al porto di partenza. La chiesa conserva all’interno, nella cosiddetta Cappella del Concilio, un affresco di notevoli dimensioni, opera di Aligi Sassu, che raffigura San Pietro, i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, e vari vescovi e cardinali.

Fontana La Nave

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La fontana “La Nave” è un’opera scultorea di grande respiro e di profondo sentimento, fu donata al Comune di Pescara dall’artista Pietro Cascella, discendente da una famiglia di grandi pittori, ceramisti, scultori, incisori. La Fontana rappresenta il principale monumento cittadino: fu collocata nel 1987 nell’allora Piazza Primo Maggio, ora denominata Largo Mediterraneo, sul lungomare di Pescara. Il monumento è costituito da una vasca rettangolare, in marmo di Carrara, vicinissima all’arenile della spiaggia. Al centro della vasca sta la scultura stilizzata di un’antica imbarcazione a remi, di metri 15 x 9,3 x 4, che riecheggia, da un lato, le tradizioni marinaresche di Pescara, e dall’altro, forse, i patimenti subiti dai forzati pescaresi della Fortezza Borbonica, che furono utilizzati come rematori sulle navi spagnole, fino al 1859. Un modello in miniatura della Fontana, realizzato in travertino, è conservato presso il Palazzo Comunale.

Palazzo del Governo

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II monumentale Palazzo del Governo fu costruito nel 1927, su disegna dell’architetto Vincenzo Pilotti, subito dopo la creazione della nuova Provincia di Pescara. Prospetta su Piazza Italia ed è preceduto da un giardino che ospita un’artistica Fontana-monumento e un cippo monumentale col busto di Gabriele D’Annunzio. In facciata, risalta l’imponente portale, coronato da un balcone e ornato da ampie finestre. Sulle semicolonne binate spiccano i basamenti, che sostengono quattro grandi sculture di Guido Costanzo. Esse rappresentano simbolicamente le caratteristiche del pescarese: la «Miniera», l’«Agricoltura», il «Mare» e il «Fiume». Il Palazzo ospita gli uffici della Prefettura, dell’Amministrazione Provinciale e la Biblioteca Provinciale «Gabriele D’Annunzio», ricca di oltre 150.000 volumi, alcuni molto rari. Dall’atrio dell’ingresso si accede, attraverso un’ampia scalinata marmorea, al Salone dei «Marmi». Qui si possono ammirare le formelle in ceramica a rilievo che rappresentano gli stemmi di tutti i Comuni della Provincia di Pescara. Nel vicino Salone del Consiglio Provinciale, sono i grandi busti in bronzo di Gabriele D’Annunzio e del pittore Francesco Paolo Michetti, nonché lo stemma dorato, simbolo della Provincia. Sulle pareti del Salone spiccano tre grandi tele allegoriche di Ugo Cerasoli, che illustrano la Nascita della Provincia di Pescara (1979), L’Arte nella Provincia di Pescara (1980) e La Fortezza di Pescara nel 1700 (1980). Infine, nella sala riservata alla Giunta Provinciale, si trova una delle tele più importanti di Francesco Paolo Michetti, che rappresenta La Figlia di Jorio, tema cui si ispirerà il D’Annunzio nell’omonima tragedia pastorale del 1904.

Palazzo di Città

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Insieme con il Palazzo delle Poste e con Il Palazzo del Governo, il Palazzo di Città (o Palazzo Comunale) di Pescara è un tipico esempio dell’architettura liberty che ha caratterizzato l’espansione urbanistica di Pescara nella prima metà del Novecento. Opera di Vincenzo Pilotti del 1935, il Palazzo di Città prospetta su Piazza Italia, sulla riva sinistra del fiume Pescara, ed è circondato da vasti spazi alberati che danno risalto al suo aspetto monumentale. L’alta torre civica, rivestita in mattoni rossi e sormontata da una loggia ad archi, rappresenta il simbolo della cittadinanza pescarese. All’interno, uno magnifico scalone a doppia rampa porta al piano nobile, ove sono i saloni di rappresentanza del Comune, nonché la Sala della Giunta e l’ufficio del Sindaco. Nella sala dedicata alle riunioni del Consiglio Comunale, la parte superiore mostra una serie di affreschi, opera del pescarese Luigi Baldacci. Uno degli ingressi laterali del Palazzo è sormontato da una scritta incisa su marmo: “Ave dulce vatis flumen / Ave vetus urbis numen”, un saluto al fiume caro al poeta D’Annunzio e all’antica divinità pagana che protegge la città. Il distico fu dettato da Domenico Tinozzi, primo Presidente della Provincia di Pescara, nel 1927.

Ponte del Mare

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Inaugurato l’8 dicembre 2009, il Ponte del Mare è un ponte strallato ciclo-pedonale stupendo, disegnato dall’architetto Walter Pichler. La sua costruzione, costata quasi 8 milioni di euro, è un evento importante per la città, perché, oltre che un tramite fisico di passaggio, l’opera realizza l’unione tra le due Marine, tra due parti della città e quindi anche tra la gente. Per i Pescaresi, essa rappresenta un simbolo, un nuovo punto di riferimento. Oltre a rendere più fluidi i collegamenti, il Ponte accelera il processo di recupero e riqualificazione dell’area portuale verso una naturale vocazione turistico-ricettiva. Per i progettisti, l’opera è interessante e stimolante soprattutto per le finalità sociali, urbanistiche e quindi architettoniche. Il Ponte esprime sicuramente un nuovo linguaggio architettonico: un’architettura con geometria espressiva che crea nuove potenzialità e forme fluide percepibili da ogni angolazione, fruibili sia dal pedone che attraversa, sia dagli spettatori che osservano dal basso e dai punti più remoti. La tessitura delle funi al variare delle angolazioni e dell’intensità della luce, esprime geometrie sempre diverse, che danno all’opera un proprio fascino e nello stesso tempo chiarezza costruttiva. Il Ponte si divide in due percorsi, ciclabile (lungo 147,70 e largo 4,10 metri) e pedonale (lungo 172,80 e largo 3,10 metri), entrambi caratterizzati da una pendenza non trascurabile. In sede di inaugurazione, è stato ipotizzato anche un utilizzo del Ponte, mediante il passaggio, in futuro, di un mezzo elettrico fino a 8 posti.

Ponte Risorgimento

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Il ponte Risorgimento collega Piazza Unione con la riva sinistra del fiume Pescara. Costruito nel 1933, su disegno di Cesare Bazzani, esso sostituiva definitivamente quelli precedenti, costruiti in legno, a battelli, a barcacce, in ferro. Il Ponte ha una storia singolare che risale alla formazione della città. Gabriele d’Annunzio ne “La guerra del ponte” ricorda la discordia tra i due comuni di Castellamare Adriatico e di Pescara Portanuova, e descrive il vecchio ponte di tavole di legno che le univa, eleggendolo a simbolo: “Così, tra la vista di Montecorno e la vista del mare, l’umile costruzione sta quasi come un monumento della patria, ha quasi in sé la santità delle cose antiche e dà agli estranei indizio di genti che ancora vivano in una semplicità primordiale”. Il ponte del 1933 fu bombardato durante la seconda guerra mondiale, e distrutto dai Tedeschi in ritirata nella primavera del 1944. Ricostruito nel 1946, ha assunto la forma attuale. Esso è lungo 106 metri, e porta alle estremità bassorilievi in bronzo realizzati da Andrea Cascella e Giuseppe di Prinzio. Sotto le due testate stanno quattro iscrizioni che ricordano personaggi e vicende legate alla storia della città: Francesco Ferdinando d’Avalos, Vittoria Colonna, il duca di Atri Giovanni Girolamo Acquaviva, il condottiero Muzio Attendolo Sforza.

Teatro Monumento D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è la maggiore personalità artistica espressa dalla città di Pescara. Scrittore, esteta, più che poeta, vate, massimo esponente del decadentismo italiano, lasciò la sua impronta anche nel teatro. Scrisse infatti varie tragedie, tra cui: La Città Morta, Francesca da Rimini, La Figlia di Jorio, La fiaccola sotto il moggio. La città gli ha quindi dedicato l’arena-teatro all’aperto, che si trova nell’area della Pineta Dannunziana. Il Teatro è stato realizzato nel 1963, centenario della nascita del Poeta, su disegno degli architetti Pallottini, Cataldi Madonna e Martucci. La struttura, capace di 2000 posti a sedere, è utilizzata in estate per vari spettacoli – organizzati dall’Ente Manifestazioni Pescaresi – quali opere liriche, balletti, concerti. E’ poi la sede di mostre d’arte e di altre attività culturali; in particolare, vi si svolge la rassegna Pescara Jazz e la cerimonia di premiazione del Premio Flaiano. E’ in previsione un sistema di copertura, che consentirà lo svolgimento di spettacoli anche durante la stagione invernale. Nell’ambito del Teatro è stata realizzata una sala polivalente di 500 posti, denominata Auditorium “Flaiano”, al chiuso, e quindi attiva tutto l’anno.

Fortezza Borbonica

La Fortezza di Pescara fu costruita a partire dal 1510, per volere di Carlo V e continuata dal Duca d’Alba. La struttura, disegnata dall’architetto Erardo Barleduc, fu completata intorno al 1557 e si configurava a forma di pentagono irregolare con bastioni ai vertici. Dell’imponente struttura è rimasta solo la parte occupata dalla caserma di fanteria, realizzata dai Borboni nel Seicento, attualmente in Via delle Caserme. In epoca borbonica, il piano inferiore della caserma fu adibito in parte a magazzini e in parte a carcere, o bagno penale. Il carcere, vero e proprio “monumento del supplizio”, “sepolcro dei vivi”, “Spielberg d’Abruzzo”, divenne tristemente famoso nell’Ottocento, dopo i moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli, duramente repressi dall’esercito borbonico e, specialmente, dopo i fatti rivoluzionari del 1848, pure repressi dai Borboni. Nel bagno penale di Pescara furono rinchiusi per motivi politici, molti patrioti, in gran parte abruzzesi, che vivevano in condizioni disumane ed erano trattati con estrema durezza. Molti annegarono per l’alluvione del 1853. Nel carcere veniva severamente applicato l’articolo 8 delle Leggi Penali del “Codice del Regno delle Due Sicilie”, promulgato nel 1819, che così recitava: “la pena dei ferri sottopone il condannato a fatiche penose a profitto dello Stato. Si espia ne’ bagni ove i condannati strascineranno a’ piedi una catena, o soli, o uniti a due, secondo la natura del lavoro cui verranno addetti”. Nel 1865, scoppiò in carcere un’epidemia di colera, le cui cause – riconducibili alle spaventose condizioni igieniche in cui vivevano i detenuti – sono descritte in una relazione drammatica, stesa dal medico Giovanni Pierantoni. Dal 1982, i locali del carcere borbonico sono diventati le sale del Museo delle Genti d’Abruzzo.

Musei di Pescara

MEDIAMUSEUM Piazza Alessandrini, 34 Inaugurato nel gennaio del 2006, il Mediamuseum è un museo “sui generis”, rivolto a immagini, oggetti e documenti collegati alle professioni multimediali. Esso rappresenta un luogo multimediale di grande fascino, in grado di collegare passato, presente e futuro dell’immagine audiovisiva. E’ poi presente un punto d’informazione multimediale, con una mediateca che raccoglie e mette a disposizione un vasto insieme di materiale su tutto ciò concerne il cinema, la televisione, il teatro e il mondo dei “nuovi media”.

MUSEO CASA NATALE DI GABRIELE D’ANNUNZIO Corso Manthoné, 101 La casa natale del poeta, vate, romanziere e drammaturgo Gabriele D’Annunzio, fu dichiarata monumento nazionale nel 1927, e poi trasformata in museo. Le stanze hanno conservato l’aspetto originario e vi sono stati ordinati, dopo vari restauri, i ritratti, le lettere, gli abiti, alcuni mobili e i calchi del viso e della mano del poeta. Nel Museo sono esposti documenti, cimeli, divise, lettere e ritratti di famiglia del poeta. I locali sono corredati da pannelli didattici, ricchi di citazioni da opere e lettere, nonché di fotografie e documenti riferiti a vari aspetti e momenti della vita del Poeta, dei suoi rapporti con la famiglia, con Pescara e con l’Abruzzo, delle memorabili imprese militari. Nel cortiletto, su una mattonella artistica, è visibile l’effigie del poeta eseguita nel 1920 da Basilio Cascella. In una bacheca sono presenti anche le lettere del poeta allo scultore Minerbi per la realizzazione del sepolcro della madre.

MUSEO CIVICO “BASILIO CASCELLA” Via G. Marconi, 45 Il Museo è allestito nei locali in cui, alla fine dell’Ottocento, il pescarese Basilio Cascella possedeva uno stabilimento cromolitografico, poi convertito in una sorta di scuola d’arte. Vi sono esposte oltre 500 opere di pittura, scultura, ceramica e grafica di Basilio, dei suoi figli Tommaso, Michele, Gioacchino e dei nipoti Andrea e Pietro. La struttura originaria è stata notevolmente ingrandita nel 2004, con due grandi sale, una delle quali dedicata interamente a Tommaso Cascella.

MUSEO D’ARTE MODERNA “VITTORIA COLONNA” Via Gramsci Inaugurato nel 2002 con una bellissima mostra di Chagall, il Museo ha poi ospitato – e continua a ospitare – altre notevoli mostre artistiche di carattere temporaneo, su una superficie di quasi tremila metri quadrati. Esso dispone anche di una collezione permanente, che deriva da tre donazioni, comprendenti opere, tra l’altro, di Remo Brindisi, Ennio Calabria, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Mino Maccari, Mirò e Picasso. Fra le varie tele spicca quella dei “Butteri”, opera del macchiaiolo Ulisse Pichi. Un’area del Museo è dedicata a convegni, conferenze, concerti, presentazione di libri.

MUSEO DEL MARE c/o Mercato Ittico Via Raffaele Paolucci, 113 Istituito alla fine degli anni ’50 col nome di Museo Ittico, e conosciuto anche con il nome di Museo delle Meraviglie marine, espone una notevole collezione di utensili e strumenti da pesca e navigazione, nonché conchiglie, una ricca sezione ittiologica, fossili, cetacei – tra i quali un capodoglio e una balenottera – tartarughe marine e volatili. Una sezione costituita di recente è dedicata alla fauna marina protetta. Fra le curiosità, si nota uno scafandro da palombaro, con relativa pompa, un esemplare di tridacna gigante del peso di 260 chilogrammi e la ricostruzione dello scheletro di un delfino.

MUSEO DELLE GENTI D’ABRUZZO Via delle Caserme, 22 Fu istituito nel 1982, unendo due musei che in precedenza erano nella Casa natale di Gabriele D’Annunzio: la Mostra archeologica didattica permanente e il Museo delle Tradizioni popolari abruzzesi. E’ una delle istituzioni più importanti in Italia per lo studio e l’approfondimento scientifico delle discipline antropologiche. Nelle otto sale è illustrata l’identità antropologica e la continuità nei secoli della cultura regionale. Le testimonianze vanno dal Paleolitico alla dominazione longobarda, e consistono in una ricca collezione di utensili, arredi, mezzi di trasporto e vesti della cultura agro-pastorale dell’Abruzzo.

MUSEO VILLA URANIA Via Piave, 139 Villa Urania, leggiadra costruzione in stile Liberty, ospita una splendida collezione di maioliche, dal XVI al XIX secolo, realizzate a Castelli, paesino ai piedi del Gran Sasso. La raccolta è stata curata – a partire dagli anni ’50 – da Raffaele Paparella Treccia e dalla moglie Margherita Devlet. Sono circa 140 pezzi che documentano lo sviluppo della produzione castellana, dal cosiddetto stile “compendiario”, caratterizzato da forme semplici e da pochi colori, tra i quali prevaleva il “bianco di Castelli”, e il sei-settecentesco stile “istoriato”, che ebbe i suoi massimi esponenti in Francesco e Carlo Antonio Grue.

Pineta Dannunziana

La Riserva Naturale Pineta Dannunziana, istituita nel 2000, si trova nella parte sud di Pescara, nei pressi del rione Villaggio Alcyone e di fronte al museo dell’Aurum. Essa si estende su una superficie di circa 53 ettari, ricoperti prevalentemente di vegetazione naturale e semi naturale. Tale area è nota anche come Pineta D’Avalos, dal nome dall’antica famiglia patrizia che, in periodo borbonico, possedeva il Marchesato di Pescara, nel quale era compresa l’antica selva di 3.000 ettari di pineta litoranea. La pineta fu via via trasformata e lottizzata in vari comparti – uno di proprietà privata, altri di proprietà del Comune – destinati alla costruzione di villini, della chiesa e della scuola. Si è notato che, ancor oggi, la Pineta “è un tassello fondamentale del mosaico vegetazionale abruzzese, e rappresenta l’ultimo frammento di storia naturale della costa pescarese”. Nel territorio protetto si rinvengono residui di sistemi dunali costieri di cui restano pochi e rari lembi lungo la costa adriatica. Ricca di vegetazione e di una fauna variegata, la Pineta è un polmone naturale di verde per la città, ospita specie arboree minacciate dall’urbanizzazione e dallo sfruttamento della costa, e, non ultimo, offre l’occasione per un’ottima e salutare passeggiata.

Storia di Pescara

Aternum

La zona di Pescara è assai antica. Testimonianze archeologiche documentano l’insediamento di civiltà fin dalla preistoria. Ricordiamo, ad esempio, la scoperta del villaggio “Leopardi”, uno dei primi ritrovamenti di età neolitica (circa 6.500 a.C.) venuto alla luce nelle vicinanze della città di Penne intorno al 1960. Tracce di una frequentazione risalente all’età del bronzo (1800-1000 a.C.) sono state rinvenute presso insediamenti vicini al corso del fiume Pescara, quali Tocco da Casauria e Torre De’ Passeri. E’ certo, peraltro, che furono popolazioni italiche, di origine sabellica, a dare un primo assetto politico al territorio abruzzese: Equi, Marsi, Vestini, Peligni, Marrucini, Pretuzi, Frentani erano, infatti, già distinti in cantoni e si opposero all’espansione romana. L’area occupata dai Vestini, i cui confini coincidevano, approssimativamente, con il corso del fiume Saline a nord e con quello dell’Aterno a sud, comprendeva la foce dell’Aterno, l’antica Ostia Aterni, l’attuale Pescara. La prima menzione storica della cittadina risale alla seconda guerra punica. Alleata di Annibale, Ostia Aterni fu conquistata da Roma nel 214 a.C. In epoca romana Ostia Aterni, chiamata Aternum, fu importante per la sua posizione di porto sull’Adriatico e per gli scambi marittimi con l’Illirico, l’Epiro, l’Acaia.

Piscaria

Caduto l’impero romano, Aternum fu devastata dalle incursioni dei barbari, che ne fecero perdere le tracce. La cittadina ricompare nel 568 col nome di Insula Pischaria, come possesso dell’Abbazia di Montecassino. Con un editto dell’imperatore carolingio Ludovico II, nell’866 il vicus prende il nome di Piscaria, con probabile riferimento alla ricchezza di pesce nelle acque del fiume, nelle paludi circostanti e nel mare. Nel 1140, la Provincia fu conquistata dai Normanni di Ruggero, primo re di Napoli, che fece restaurare il Porto. Il regno di Guglielmo Normanno, iniziato nel 1153, fu insidiato dalle trame del Conte di Loretello. Fu indetto a Pescara un congresso, cui parteciparono i Legati dell’imperatore d’Oriente (Manuele Comneno), e di quello d’Occidente (Federico Barbarossa). Quel Congresso inimicò gli animi, accese le fazioni, scatenò le guerre. Ebbe così inizio per Pescara un triste periodo di devastazioni e di lutti, una lunga e penosa decadenza. La città fu praticamente distrutta nel 1290, dall’esercito di Ottone IV; successivamente, fino a quasi tutto il Cinquecento, si ebbe una serie interminabile di lotte intestine. Alla metà del Quattrocento, iniziarono le lotte contro Venezia, in guerra con re Alfonso. Nel 1482, Pescara fu conquistata dai Veneziani: sbarcarono allora i famigerati Stradiotti d’Illiria, che misero a sacco la città. Divenuta feudo dei D’Avalos, Pescara fu trasformata in fortezza da Carlo V nel 1510, per ostacolare gli attacchi dei pirati saraceni. Nel 1527 i Francesi conquistarono la città; ma nel 1556 furono fermati presso Giulianova dal Duca d’Alba. Il Duca volle che le fortificazioni, iniziate da Carlo V, fossero proseguite e compiute. Memorabile il 1566, quando un’armata saracena, forte di 105 galee al comando di Pialy Pascià, assalì, ma non riuscì a conquistare Pescara, difesa dal Duca d’Acquaviva. Si ha qui un periodo di stabilità che dura fino al Settecento; tuttavia la fortezza fu oggetto di vari tentativi di conquista. Essa fu essenziale, ad esempio, nel 1707, quando la città resistette per due mesi all’attacco delle truppe austriache; e nel 1734, quando difese gli Austriaci dalle truppe di Carlo di Borbone. Nel 1798 Pescara è conquistata, senza spargimento di sangue, dalle truppe francesi del Generale Duhesme: inizia allora la breve stagione della Repubblica Napoletana (1798-1799). Ettore Carafa, conte di Ruvo, e il pescarese Gabriele Manthoné, organizzarono una valorosa resistenza alla reazione borbonica del 1799; tuttavia vinsero le truppe agli ordini del cardinale Ruffo, filo borbonico. All’inizio dell’Ottocento, la città fu nuovamente occupata dai Francesi, divenendo un bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte. Nel 1814 iniziarono a Pescara i moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. Ne seguì una dura repressione borbonica, che a Pescara ebbe il suo simbolo nel terribile stabilimento penale, detto Fortezza Borbonica, tuttora esistente. Vi fu rinchiuso – tra altri – Clemente De Caesaris, personaggio centrale del Risorgimento meridionale, che fu liberato da Garibaldi e prese possesso di Pescara nel 1860.

Pescara

A cavallo fra Otto e Novecento, le due cittadine di Castellamare Adriatico e di Pescara Portanuova, situate sulle opposte rive del fiume Pescara, e appartenenti – rispettivamente – alla provincia di Teramo e a quella di Chieti, si svilupparono notevolmente, sotto il profilo demografico ed economico. Si cominciò a pensare alla loro unificazione, per costituire una nuova provincia. Superati i contrasti politici, legati soprattutto al vivace campanilismo e ai debiti dell’Università di Pescara Portanuova, il 2 gennaio 1927 fu firmato il decreto di unificazione delle due cittadine, con la conseguente costituzione della Pescara moderna, e la sua elevazione al rango di Provincia. E’ risaputo che sulla decisione ha molto influito la notevole spinta popolare, ma anche l’autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo e il prestigio di Gabriele D’Annunzio. Nel 1943, bombardata dagli Alleati, Pescara pagò un pesante tributo di vittime umane e vide distrutti centinaia di edifici. La città dovette poi subire le razzie e la distruzione delle strutture portuali, di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell’esercito tedesco in ritirata. Per questi motivi l’8 febbraio 2001, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito alla città la medaglia d’oro al merito civile.

Ex Aurum

Il fabbricato dell’Ex Aurum (ora semplicemente “Aurum”) sorge in Via D’Avalos, nella tranquillità della Riserva Naturale della Pineta Dannunziana. Esso ingloba il cosiddetto “Kursaal”, costruzione iniziata nel 1910, su disegno di Antonino Liberi, come sede di un circolo ricreativo, nell’ambito di un contesto più ampio, rimasto incompiuto, volto a realizzare strutture balneari. La struttura fu acquistata negli anni Venti dai fratelli Pomilio, e trasformata in una distilleria, per la produzione di due famosi liquori: l’Aurum, a base d’arancia e la Cerasella, a base di polpa di ciliegie. La fabbrica fu ampliata negli anni Trenta, su disegno dell’architetto Giovanni Michelucci, che ne ricavò un edificio splendido. L’edificio uscì illeso dalla seconda guerra mondiale, ma – negli anni Settanta – una forte crisi costrinse l’azienda a spostare altrove la produzione: il fabbricato fu lasciato per decenni in stato di abbandono. Entrato nel 2003 nel patrimonio del Comune, l’edificio stesso fu ricostruito, con l’intenzione di farne un “contenitore culturale multifunzionale”: e tale è diventato dopo una lunga e costosa ristrutturazione. Quest’ultima è stata attuata seguendo una linea precisa: “mantenere intatta, il più possibile, la memoria fisica e la spazialità architettonica degli ambienti e la necessità di recuperare spazi per le attrezzature tecnologiche e le nuove esigenze funzionali legate al moderno”. Con l’Aurum, Pescara dispone oggi di uno spazio moderno e razionale per eventi, manifestazioni, mostre, che accoglie il meglio delle diverse discipline – musica, danza, teatro, scrittura, arti e scienze – coltivate nel territorio.

Porto Canale (Porto Turistico)

Quella del porto è sicuramente la zona più animata della città; soprattutto nella stagione estiva, quando i negozi e i locali rimangono aperti fino a tardi. La zona è costituita dal Porto Canale e dal Porto Turistico. Porto Canale. Quello di Pescara è uno dei più grandi porti canale d’Europa La sua costruzione risale all’Ottocento e rientrò nella funzione propulsiva dei porti cui la politica viaria abruzzese volle affidarsi per accelerare il progresso economico della città. Il relativo progetto fu redatto dall’ingegner Tommaso Mati nel 1868. I risultati attesi furono raggiunti solo in parte, perché lo scalo è stato sempre penalizzato dagli apporti solidi del fiume, che causano periodici interramenti. Il problema viene risolto di volta in volta, con lunghe e costose operazioni di dragaggio. Lungo il Porto Canale, trafficato di pescherecci, sopravvivono i “trabocchi”, piccole case in legno costruite su specie di palafitte e tradizionalmente usate per pescare. Porto Turistico. Immediatamente a sud del Porto Canale sorge il vecchio quartiere dei pescatori, e quindi il Porto turistico “Marina di Pescara”, tra i più grandi dell’Adriatico e dotato di attrezzature all’avanguardia. In particolare, su quattordici moli sono disponibili ottanta posti-barca: vi possono attraccare imbarcazioni lunghe fino a trenta metri. Inaugurato a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, il porto turistico ha assunto sempre maggiore importanza come sede di varie manifestazioni – mostre d’arte, fiere di prodotti tipici, sfilate di moda, spettacoli musicali – che prima si svolgevano in centro. Ricca anche la presenza di negozi e strutture per bambini. Dal Porto di Pescara partono i traghetti per Turchia, Albania, Grecia e Isole greche.

Foto titolo di Luca Aless 

Credits: Guide Travelitalia

 

 

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Autore:  Marco Maccaroni
Appassionato del mare, affascinato dalla montagna e innamorato dell'Abruzzo a cui mi legano le mie origini. L'asprezza del terreno, la gentile durezza dei suoi abitanti, fanno di questo territorio uno dei più peculiari della nostra bella Italia. Scrigno di arte e di secolare cultura, foriero di sapori , profumi e ricco di gustosissimi piatti preparati con sapienza e accompagnati da ottimi vini
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