Abruzzo forte e gentile tra i monti e il mare


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Un omaggio all’Abruzzo martoriato dal sisma del 2009. Un passo estrapolato da  “Viaggio in Italia” di Guido Piovene edito da Mondandori e risale al 1963

L’Abruzzo è una regione tutta collinare e montuosa, senza vera pianura. Ha qualità insulari, e la regione più affine ad esso è la Sardegna; ma qualche somiglianza si può scorgere anche con la Dalmazia e l’Albania. Il fondo dell’Abruzzo è dunque bizantino, romanico, gotico, con riflessi d’Oriente. Vi spiccano i monasteri. Un archeologo mi ha fatto notare che il tratto della costa adriatica tra Giulianova e il Gargano è l’unico in cui non si trova segno d’influenza greca; anche allora l’Abruzzo non era di facile penetrazione.
L’emigrazione in Italia e in America, dopo averlo privato delle forze migliori, continua. Gli abruzzesi abitanti a Roma sono in numero almeno quadruplo della popolazione dei quattro capoluoghi abruzzesi sommati insieme.
Predomina l’agricoltura, fiorente presso la costa, specie nella vallata del Pescara.
L’industria è nata dalle grandi centrali elettriche. Una grande speranza è il petrolio e gli occhi sono fissi non soltanto su Alanno e sulla valle del Pescara, ma sulla provincia di Teramo, sui territori di Lanciano e di Vasto.

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Pescara è una città americana in Italia. Dopo la guerra si è raddoppiata. La città nuova sulla costa sorse da una colonia di ferrovieri quando nacque la ferrovia che, avendo generato la città moderna, ne divenne la croce, perché la taglia in tutta la sua lunghezza. Così com’è, Pescara ha una sua bellezza. Della città di D’Annunzio rimane una piazza e tre lunghe strade poste a raggiera, accanto alle rive del fiume, tra mercantile e pescatoria. Vi si conserva la memoria di un D’Annunzio diverso da quello che divenne poi, un ragazzo in vacanza che scorazzava in compagnia di altri ragazzi spavaldi, malinconico e un po’ guappo. Sopra Francavilla al Mare esiste ancora il “conventino” di Francesco Paolo Michetti, dove D’Annunzio lavorò, e la Serao e lo Scarfoglio convennero a scrivere e a conversare.
Guardiagrele, monumentale, già patria dei maggiori orafi, vive di bottegucce e di folla, ci porta nel dominio della Maiella, grigia, scavata dalle grotte e quasi sempre nuvolosa. Se ci spingiamo a Penne, potremo mangiare i cibi tradizionali, i maccheroni alla chitarra, le minestre condite con erbe aromatiche inconsuete e i piccoli funghi spinaroli.

L’Aquila, posta ad oltre 700 metri, è il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza. Una luce già di montagna splende nelle sue vie. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, fino al Gran Sasso e al Sirente, dominanti la vasta conca. I portici e i molti caffè sono pieni di folla; dal centro si raggiungono grandi giardini panoramici. Poi, una fastosa edilizia recente, banche, cinematografi, compagnie di assicurazione, di un numero e di una mole che sembrano sproporzionati. Una piccola Roma ministeriale e funzionaria si è sovrapposta alla vecchia città.
L’Aquila di una volta non si può chiamarla antica, se si eccettuano alcune oasi monumentali. Negli edifici sono scritte le vicende agitate non solo dell’arte, ma della storia dell’Abruzzo. E’ questa la nostra regione che fu più devastata dai terremoti che infierirono su quanto l’Abruzzo aveva di meglio. Delle ricostruzioni dopo i disastri L’Aquila reca l’impronta. E’ anche una città con 52 chiese, sei conventi di suore e sei di monaci. San Bernardino morì all’Aquila; onde la disputa con Siena, che ne rivoleva la salma; la quale invece qui è rimasta, in un ricco sepolcro.
 Poco industriale, e circondata da terre scarsamente fertili, L’Aquila è una città di funzionari e di impiegati. La gita abituale da L’Aquila è Campo Imperatore, tra le nevi e le rupi del Gran Sasso, servito da una splendida funivia.

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Un importante avvio alla migliore conoscenza dell’arte dell’Abruzzo è il museo dell’Aquila nel castello che domina la città e fronteggia il Gran Sasso, splendida costruzione militare spagnola includente un palazzo, uno tra i capolavori di architettura militare del Cinquecento, divenuto caserma. Dopo l’ultima guerra, fu restaurato e trasformato in museo, oltreché in magnifica sede della sovrintendenza.
Il castello, dopo i restauri, è d’alto interesse per sé, con i suoi vasti sotterranei e il suo gioco di feritoie, oggi spiragli panoramici. Curiosità della fortezza è una sala a forma di liuto divenuta auditorium degno d’una metropoli e di grandi pregi acustici. La società dei concerti de L’Aquila è nata nell’immediato dopoguerra, e precisamente nel 1946, per opera del musicologo Nino Carloni. L’Aquila è una delle poche città italiane che partecipa alla cultura musicale europea.

Roccaraso, notevole centro alberghiero, Rivisondoli e Pescocostanzo d’aspetto più antico, sono centri turistici conosciuti dagli sciatori. Fiorì a Pescocostanzo quel merletto abruzzese che, qui e specialmente a L’Aquila, giunse a una perfezione non inferiore a quella di Venezia e di Valenciennes. Che le borgate dell’Abruzzo fossero tante piccole capitali delle montagne, ognuna con usanze sue, lo si può constatare girando da una valle all’altra. La graziosa Scanno, alta sulla collina, conserva qualche goccia di colore orientale che fa macchia contro lo sfondo dei palazzi barocchi. Pacentro, pochi chilometri sopra Sulmona, affacciato alla roccia luminosa della Maiella, è formato in gran parte di reduci dell’emigrazione in America. Ha fontane limpide, balconi e logge antichi, ma tutti fioriti.
Vagando tra Sulmona e L’Aquila, a Tocco di Casauria ci si imbatterà nella fabbrica in cui si produce coi vecchi metodi familiari il più potente e più violento liquore italiano, il centerbe.
Sulmona è posta in una piana, una delle poche zone fertili dell’Abruzzo. E’ un condensato d’arte e di costume abruzzesi. Tra i suoi monumenti, uno è senza paragoni, il palazzo dell’Annunziata, straordinario complesso, fatto, per così dire, di quattro fette, dall’una all’altra delle quali si muta epoca e stile, dal gotico ritardatario, ad un rinascimento quattrocentesco, ad un rinascimento del Cinquecento, fino al barocco della chiesa.

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Prima di visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, diamo un ultimo sguardo alla vita di quei paesi, appiccicati e quasi mimetizzati sulla roccia, tra quei colori cupi e insieme fastosi. Sono i paesi della vita quotidiana monotona e dei fasti d’un giorno solo. Il Parco Nazionale è quasi interamente posto sopra i mille metri ed è richiuso tra catene impervie che sorgono dai faggeti. Nel Parco è Pescasseroli, dove nacque Benedetto Croce, centro alberghiero come altri borghi della zona. Il Parco contiene martore, faine, volpi, gatti selvatici, tassi, aquile reali, gufi e forse galli di montagna, camosci e pochi caprioli.
Nocivi, e perciò da uccidere, sono considerati i troppo numerosi lupi, belve non stabili ma nomadi, insieme con le volpi, tutti nemici dei giovani orsi e camosci, delle pecore e delle capre. Qui si sono raccolti gli ultimi discendenti dell’orso marsicano, diverso da tutti gli orsi del mondo.

 Credits: www.lisolaweb.com


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