Abruzzo o Abruzzi

Territorio: demografia

L’Abruzzo presenta caratteristiche demografiche tipiche delle regioni italiane prevalentemente montuose: tendenza allo spopolamento sui rilievi e, per contro, sviluppo abitativo sulle coste per via delle maggiori possibilità di impiego che esse offrono. Infatti, eccetto L’Aquila e i centri di media grandezza di Sulmona e di Avezzano, situati in conche intramontane, i comuni dell’interno continuano a perdere popolazione, riducendosi, talora, a villaggi abitati perlopiù da anziani. La tendenza affermatasi già a partire dalla metà circa degli anni Novanta del sec. XXI è quella di un saldo naturale sempre negativo; in linea con il saldo naturale nazionale, ma in controtendenza rispetto a quello del Mezzogiorno, che per il decennio 1994-2003 è, sia pure di poco, in attivo. In termini assoluti, comunque, il saldo demografico continua a presentarsi attivo, a conferma di una tendenza regionale in tale senso manifestatasi a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Questo fenomeno è causato dalla prevalenza delle immigrazioni, cui si aggiunge, in particolare, l’effetto prodotto dagli stranieri che si sono regolarizzati nel 2002. Infine, il numero degli stranieri, pari all’1,5% della popolazione residente, è inferiore alla media nazionale. Mancando grandi centri urbani nella regione, circa un terzo degli abitanti risiede nei comuni di media grandezza, la cui popolazione è compresa tra le 10.000 e le 50.000 unità, mentre poco meno di un terzo vive nei comuni più piccoli con meno di 5000 abitanti. I capoluoghi di provincia ospitano poco meno di un quarto degli abitanti della regione. Complessivamente, si conferma la tendenza nazionale all’invecchiamento progressivo della popolazione, specialmente nei piccoli centri dell’interno. Con il piccolo centro di Villa Badessa, nel comune di Rosciano in provincia di Pescara, l’Abruzzo ospita la più settentrionale delle colonie albanesi del Mezzogiorno (e anche la più recente, perché qui gli albanesi si insediarono soltanto nel 1744).

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

A partire dagli anni Sessanta del Novecento, rivolgimenti causati dallo sviluppo economico accelerato della regione hanno trasformato il quadro tradizionale degli insediamenti, determinando anche nuove gerarchie urbane. Infatti, pur mancando un grande polo di aggregazione abitativa sul territorio, Pescara, che è l’unica città della regione con una popolazione superiore a 100.000 abitanti, è divenuta il baricentro economico e delle vie di comunicazione, grazie alla sua posizione centrale sull’asse litoraneo regionale; essa, tra l’altro, si lega alla vicina Chieti, costituendo una sorta di piccola conurbazione formata da un tessuto suburbano ricco di insediamenti e di infrastrutture di comunicazione: tanto è vero che proprio tra questi due centri si incrociano gli assi autostradali della A14 Adriatica e della A25 che, seguendo la valle del fiume Pescara, collega il maggiore centro abruzzese con Sulmona, proseguendo poi fino ad Avezzano. La rete viaria si completa, nelle sue maglie più larghe, con la linea ferroviaria adriatica, spina dorsale dell’Italia, e con l’autostrada A24 che da Teramo, attraversando con un traforo il Gran Sasso d’Italia, raggiunge L’Aquila e incontra la A25, per procedere poi verso Roma. Ne consegue che non soltanto i capoluoghi di provincia, ma tutti i centri maggiori della regione sono collegati da agevoli vie di comunicazione, nonostante la natura particolarmente montuosa del territorio. Comunque, la struttura insediativa risulta sempre più sbilanciata in favore della costa, specie di quella a N di Pescara in cui i litorali, quasi interamente edificati, vedono susseguirsi i centri di Alba Adriatica, Giulianova, che è lo sbocco marittimo naturale di Teramo, Roseto degli Abruzzi e altri abitati, quasi senza soluzione di continuità. Al contrario, si fa sempre più critica la situazione dei piccoli insediamenti montani, mal collegati e sottoposti a uno spopolamento accentuato. D’altro canto, resta fondamentale la funzione del capoluogo regionale, L’Aquila, quale unico notevole polo urbano dell’interno. L’assenza di un grande porto, infine, rimane un grave limite infrastrutturale dell’Abruzzo, accentuato dalla generale scarsità di approdi rispetto alle vicine Marche e Puglia, assai più attrezzate in tale senso. L’unico aeroporto aperto ai voli di linea è quello di Pescara.

Territorio: ambiente

L’ambiente naturale, con una pressione antropica sulla regione che è inferiore alla media nazionale per densità di popolazione e con un territorio per buona parte montuoso e coperto di boschi, versa in condizioni complessivamente soddisfacenti; tanto che varie specie di fauna selvatica, lupi e orsi compresi, vi trovano un habitat adatto per la riproduzione. Un tale risultato è reso possibile grazie al tradizionale isolamento delle zone interne e alla protezione di cui beneficiano larghe estensioni di territorio. Il 28% della superficie regionale, infatti, fa parte di parchi e riserve, nazionali, regionali o ad altro titolo, che tutelano il suolo e il paesaggio dall’invasività dell’edilizia e da ogni tipo di intervento che ne alteri l’integrità. Malgrado un tale bilancio tutto sommato positivo e nonostante gli interventi pubblici di tutela, boschi sono stati abbattuti per aprire piste da sci e si sono costruite centinaia di ville e condomini entro i confini delle aree protette e al di fuori di ogni piano regolatore, per soddisfare esigenze speculative e di seconde case. Tra i comuni maggiormente interessati da tali episodi, si ricorda Pescasseroli, sul Sangro, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ancora più compromessa ed esposta a emergenza ambientale è la fascia litoranea, che, interessata da una massiccia pressione antropica, a N di Pescara è stata edificata quasi per intero a prezzo della perdita delle frange residue di macchia mediterranea locale. Inoltre, la riduzione dei detriti dei fiumi trascinati verso il mare per via del dragaggio dei loro letti e della costruzione di dighe, ha prodotto, specie negli anni Novanta del Novecento, una progressiva erosione delle spiagge. Questo fenomeno si è incrementato anche con l’azione del mare, data la maggiore incidenza del moto ondoso su alcuni tratti di costa, a causa della costruzione di opere aggettanti sul mare per dotare le coste abruzzesi di porti, inesistenti in natura. Quale conseguenza, su alcuni tratti del litorale, soprattutto in corrispondenza di Martinsicuro, Montesilvano, Pescara stessa a S della foce del fiume omonimo e Casalbordino, si sono avuti danni agli stabilimenti balneari, alle vie di comunicazione costiere e agli abitati. La maggior parte del territorio regionale è classificato come area sismica, con la sua fascia interna meridionale ad altissimo rischio di terremoti. Anche sotto il profilo idrogeologico le aree, il cui livello di attenzione viene definito “molto elevato” ed “elevato”, comprendono le superfici di oltre due terzi dei comuni della regione. Data la nota fragilità dell’ambiente di montagna, il territorio abruzzese viene tutelato, oltre che con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con il Parco Nazionale della Maiella e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con molteplici riserve naturali statali, riserve naturali regionali, con altri parchi territoriali e con il Parco Regionale Sirente-Velino, a protezione di vaste aree che costituiscono il cuore dell’Appennino. Quest’ultimo parco, in provincia di L’Aquila, copre la media valle dell’Aterno, la valle Subequana, l’altopiano delle Rocche e la Marsica settentrionale: quattro microregioni fisiche con caratteristiche specifiche ciascuna, che le rendono ambienti unici sotto il profilo naturalistico per la presenza di rarità faunistiche e floreali, oltre che storico, architettonico e archeologico. Le comunità montane interessano più di 200 comuni di tutte le province. Quelle del territorio provinciale di L’Aquila contribuiscono non soltanto alla salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, ma anche alla tutela delle tradizioni, della storia, della cultura e dei manufatti locali, conferendo anche una buona dose di dinamismo alle attività economiche. In proposito, vale la pena segnalare la comunità montana della Marsica, che copre parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e del Parco Regionale Sirente-Velino; Avezzano e alcuni dei comuni che fanno parte della comunità, si trovano sulle sponde dell’ex lago del Fucino, prosciugato dal principe Torlonia nel 1870-75. I terreni ricavati dal suo bacino, assegnati a coltivatori diretti dopo una serie di lotte contadine negli anni Cinquanta del Novecento e tra i più fertili d’Italia, garantiscono una produzione agricola che, avvalendosi di criteri tecnologicamente avanzati, è destinata anche ai mercati esteri.

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Autore: Marco Maccaroni
Letture: 3140 volte
Pubblicato: 30 novembre 2019 nella categoria Storia Cultura Tradizioni