Borghi

Casoli nella Contea di Manoppello

Già in epoca italica (V-III sec a.C), le basi dell’insediamento antropico nel territorio di Casoli si erano determinate, per riaffermarsi poi in epoca romana; si trattava di una landa abitata dai Carecini Infernantes (del popolo sannita) avente come avamposti difensivi Colle Calcare di Casoli e Montenerodomo, collegati visivamente alla fortificazione di Pallano e altri presìdi militari. In epoca romana furono invece il municipio di Cluviae (Piano Laroma) e la città-santuario di Iuvanum di Montenerdomo, i capisaldi di una rete insediativa diffusa, con la villa rustica di Piano Fonte di Civitella M. R., il santuario forse dedicato ad Ercole di Fara S.M., il borgo di Piano S. Martino di Palombaro e altri, che prosperavano con l’agricoltura e la pastorizia, come la ricerca archeologica ne ha potuto dare ampia testimonianza. Immaginando quale potesse essere il paesaggio antico e osservando le tracce della rete viaria che si inoltrava nei boschi attraversando “isole” coltivate

Cluviae,la città romana sepolta

soprattutto in prossimità delle sorgenti, risulta evidente come le strade Casoli –Montenerodomo e la Frentana (verso Prata e Civitella) si incontrino con la strada per Cluviae proprio alle pendici della collina di “Casule”. La città di Cluviae, citata da Plinio il Vecchio, Tito Livio e Tolomeo, era un centro fiorente, con un teatro ed un’attività amministrativa che sopravvisse all’invasione barbarica, seppure molto decaduta, fino a ridursi a borgo rurale nel sec. XIII. Il noto archeologo Adriano La Regina, parlò ampiamente di questa città, avviandone i primi studi. Il toponimo “Casule” (attestato nel sec. XII) è l’indizio più eloquente dell’insediamento medievale primigenio che si andava sviluppando attorno alla torre difensiva e d’avvistamento a pianta pentagonale (epoca normanna). La più antica colonizzazione longobarda (sec. VI-VIII) all’imbocco della valle dell’Aventino (resa dai toponimi Piano La Fara, Fara S. Martino) portò invece alla trasformazione dell’antica Cluviae nel borgo Laroma, allusione evidente agli “Arimanni” longobardi, e alla probabile prima costruzione militare dell’avamposto di “Casule”, dominante sulle confluenze dei fiumi Verde e Avello con l’Aventino, sotto l’imponenza della Maiella, inuna posizione geografica e morfologica inconfondibile che in anni a noi recenti ha affascinato Michael Kenna, fotograto di fama mondiale. Sempre a questa epoca è da far risalire la prima chiesa dedicata al S.Salvatore e l’altra importante dedicata a S.Giustino, segno eloquente della inclusione ab-origine di detto territorio alla Diocesi di Chieti. Le rue del nucleo antico si avvolgono attorno il cocuzzolo collinare, fino a condurre all’ingresso del castello chiesa, centro politico–amministrativo attivo per almeno otto secoli. Per gli urbanisti si tratta di una tipologia radiocentrico-avvolgente le cui strade anulari, conducevano all’antico recinto fortificato, di cui parleremo.

Casoli – La Valle dell’Aventino

Rimane memoria dell’antico tracciato la via Centrale mentre ad epoca successiva (sec. XVI-XVIII) risalgono le espansioni urbane di via Garibaldi e Piazza del Popolo, con le numerose “case palazziate”, tra cui i palazzi Tilli, Travaglini e Ricci. I borghi costruiti fuori le medievali Porta Carrozza e Porta da Piedi, e forse la più tarda Porta Cencio, come per altri centri urbani abruzzesi, si concretizzò con l’occupazione degli orti o “giardini” parcellizzati lungo le strade principali, a cominciare già dal Quattrocento. Infatti si deve alla politica riorganizzativa degli Orsini-Colonna, subentrati nel Trecento all’antica feudalità, il rilancio economico agro-pastorale di Casoli, inserita nel vasto feudo comprendente anche Atessa, Guardiagrele e Orsogna. Oltre alla costruzione degli ampliamenti del castello, quasi una trasformazione in “palazzo signorile”, la costruzione ex-novo della chiesa di S.Liberata (S. Reparata) nel 1447, se fu originata da un voto fatto dai Casolani per la cessazione di un’epidemia, assunse un valore di nobilitazione di una zona rurale che si andava trasformsando in ampliamento cittadino extra-moenia. La chiesa, seppure funestata da gravi perdite con il bombardamento del II conflitto mondiale, conserva i pregevoli ornati d’altare di pietra scolpita (1539) e l’importante Trittico di S.Reparata, dipinto nel 1506 da Antonio Di Francesco di Tommaso di Fossombrone. Al nucleo urbano fa da corona una serie di contrade nelle quali sono numerosi i resti degli antichi insediamenti rurali, a cui si aggiungono quelli recenti di un’edilizia diffusa “polverizzata”, come si rileva in quasi tutta la campagna collinare abruzzese, e la nuova zona industriale nella piana dell’Aventino, dove un tempo si trovavano gli antichi orti e frutteti, noti per la produzione della “mela casolana” che sembra fosse stata ricordata perfino dal Boccaccio.

Alla magnifica posizione della contrada Pianibbie, dove si può circondare con lo sguardo l’imponenza rocciosa della Maiella, alle Guarenne Vecchia e Nuova (toponimo di origine longobarda) alle contrade di Prata (dove era l’omonimo feudo e l’antico borgo di cui rimane solo la Torretta del sec. XI), alle contrade Grotta Imposta, con lacerti boscosi digradanti nel Vallone del Rio Secco e la contrada Colle Marco (forse dal germanico “marka= confine) dove si trova il santuario della Madonna del Carmine, mèta di pellegrinaggi. Protettore di Casoli è S. Gilberto di Sempringham,(fondatore di un ordine religioso ispirato a S.Benedetto) le cui reliquie sono conservate nella chiesa parrocchiale. Si racconta che i Gilbertini soppressi da Enrico VIII (1535) si rifugiarono a Roma portando le reliquie del fondatore. Da lì si trasferirono a Roccascalegna e fondarono l’abbazia di S. Pancrazio. Ma dopo una pestilenza che decimò i monaci, le reliquie furono portate a Casoli.

IL CASTELLO

Le vicende storiche del “castello” o meglio del palazzo ducale, si sono sviluppate nella trasformazione e adattamento della primitiva torre di avvistamento, a pianta pentagonale (un tempo all’interno di una recinto militare), in un edificio residenziale dei feudatari. La torre, ascrivibile ai tipi fortificati che si diffusero in Abruzzo a cominciare dal sec. XI, è interamente costruita in pietra con i cantonali di pietra rossiccia “ferregne”, coronata da beccatelli e mensole. L’unico accesso, attraverso una rampa controllata dal torrione, immette nel cortile quadrangolare delimitato da corpi edilizi di diversa datazione con il palazzo residenziale Orsini-Colonna, poi d’Aquino (Duca di Casoli), abitato fino al 1982, nelle cui stanze si trova un noto autografo di Gabriele D’Annunzio, amico di Pasquale Masciantonio, della famiglia baronale ultima proprietaria del palazzo. In realtà al complesso fortificato appartenevano due torri, l’una nota come Torre Controllo e l’altra posta in corrispondenza del vico n° 2 di Via Centrale mentre in più parti sono noti i resti del recinto fortificato, ricordati dai locali toponimi (Via Merli, via Portella).

Castello di Casoli – La Torre

Sul cortile, pavimentato con ciottoli di fiume con ricorsi di mattone, si trovano gli accessi delle scuderie e magazzini. Nelle murature di pietra calcarea vi sono le tracce della stratificazione storica: due archivolti di pietra in facciata sembrano essere poco posteriori all’androne di ingresso, con arco ogivale, di epoca gotica; nei seminterrati le murature e le volte a crociera, sorrette da pilastri e setti, sono di mattoni. Parte integrante del complesso monumentale è la chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore di cui si parla nel 1324, secondo qualche storico ricostruita nel 1455, sicuramente ampliata nel 1759 (dopo il terremoto della Maiella del 1706) quando la si trasformò a tre navate dopo la costruzione del Portico del Purgatorio sull’antica strada d’accesso; la nuova facies decorativa è ascrivibile al gusto neoclassico del sec. XIX. Coeva a questa è la facciata neoclassica le cui paraste binate ioniche, poste ai lati della partitura in cui campeggiano il portale a timpano e la lunetta, danno slancio all’intero monumento che si erge imponente su una suggestiva scalinata a doppia rampa, unico accesso pubblico popolare da secoli mentre il feudatario era privilegiato di un accesso privato interno, direttamente dal palazzo.

 

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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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