Chiesa di S.Maria Bambina a Villa Rosa

Chiesa di Santa Maria Bambina. Dove una volta c’era l’altare della chiesa ora c’è una croce in ferro

Passeggiando tra le case, per le viuzze sulla collina, si arriva al suggestivo campanile della chiesa di Santa Maria Bambina. Dove una volta c’era l’altare della chiesa ora c’è una croce in ferro; da questo punto, la vista spazia sui monti Ernici. A pochi passi il palazzo Facchini e lì un antico forno completo nelle sue parti e due cisterne per la conservazione di olio e vino. Nel 2019 è nato un progetto di valorizzazione che prevedeva aree sosta e giardini tematici. L’intervento, possibile grazie al lavoro di volontari, è stato finanziato con il contributo della Regione Abruzzo, con i fondi PAR FSC 2007-13, per “Recuperare e rifunzionalizzare i detrattori ambientali e rafforzare la governance delle politiche ambientali”. Così sono stati creati alcuni percorsi e realizzati giardini di erbe officinali: tutto nell’ottica della valorizzazione del luogo, sospeso a metà tra storia e natura e quindi, luogo di interesse storico e paesaggistico. Lo scrittore e giornalista italiano Paolo Rumiz, in un articolo apparso su Repubblica, ha così descritto l’operazione: “Liberata dopo cent’anni dalla boscaglia che l’ha invasa, Morino vecchio va come un traghetto alla deriva.

Il suo ponte di comando è abitato solo da fantasmi. Visto da lì l’Appennino lievita, svela il suo profilo lungo, oceanico. Tolti gli arbusti tutto è riapparso al suo posto, l’orologio fermo a quel gennaio. Con la luce del giorno, negli squarci dei muri, sarebbero visibilo travi, pezzi di mobilio, stoviglie. I segni della vita interrotta, come nel castello della Bella addormentata…” Oddio, seppur liriche, quattro belle parole messe in croce non si negano a nessuno. Quello che mi chiedo è se il recupero d’un borgo e di quello che storicamente ed etnicamente ha rappresentato deve limitarsi a una seppure meritevole coltura di giardinetti che, una volta visti trangugiando un panino e aver esclamato: “che bellini!” Rimangono lì, fini a sè stessi? Perché tornarci? Pare come se la montagna (e in Abruzzo il cielo sa se ce ne sono) avesse proverbialmente partorito il topolino. Nel gennaio del 2005 fu pubblicato nell’albo pretorio di Morino l’avviso pubblico che all’oggetto riportava – “Legge Regionale n° 13 del 17/03/2004 – Bando per l’ammissione alle “Provvidenze per il recupero e la valorizzazione dei Centri Storici”.- I soldi in posta erano pochi si poteva arrivare ad un massimo di trentamila euro… . Un tentativo degno di lode che quattordici anni dopo, nel 2019, dopo varie peripezie, pare essere sfociato nei giardinetti e alla loro inaugurazione in gran pompa

Chiesa di Santa Maria Bambina

Chiesa in stile romanico, lunga 32 metri e larga 16,8 metri, è suddivisa in cinque campate più due occupate dalla zona presbiteriale e dall’Abside. Probabilmente databile attorno all’anno mille, essa fu oggetto di varie modifiche e restauri nel corso dei secoli. Le mura sono di fattura povera con  pietre locali.  Nelle quote inferiori è rimasto l’abside coperto da una volta a catino e sotto la navata sinistra vi sono alcuni locali di cui si ignora la loro destinazione d’uso. A destra dell’abside restano le mura della canonica su più piani. Il campanile costruito attorno ai secoli XIII – XIV, era inglobato nella chiesa e misura 4,50 metri di lato ed è alto tra gli 11 e 15 metri 

 

 


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Autore

Maccaroni Marco

Il mio obiettivo era ed è quello di diffondere i pregi e le virtù di un territorio straordinario, di un popolo forte e laborioso che ha subito nel tempo storiche influenze pur mantenendo tutte le sue peculiarità gestendo una terra difficile ma ricca. Dal mare alle pinete, dalle fertili colline alla dure montagne

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