Comunità montane Marsica e Valle Roveto

marsica-700x466 Comunità montane Marsica e Valle Roveto

Comunità montana Marsica 1

(AVEZZANO, CAPPADOCIA, CARSOLI, CASTELLAFIUME, CELANO, COLLELONGO, LUCO DEI MARSI, MAGLIANO DEI MARSI, MASSA D’ALBE, ORICOLA, PERETO, ROCCA DI BOTTE, SANTE MARIE, SCURCOLA MARSICANA, TAGLIACOZZO, TRASACCO, VILLAVALLELONGA)

Il toponimo Marsica risale al periodo italico e per oltre 2.500 anni ha mantenuto una continuità definendo insieme il territorio e i suoi abitanti. Una continuità che non deve far pensare ad un territorio omogeneo o ad attività umane statiche. Poche aree della montagna appenninica infatti appaiono radicalmente modificate e al tempo stesso così ricche di monumenti e testimonianze del passato: dai resti preistorici a quelli italici, dalla colonizzazione romana all’incastellamento, dalle torri e castelli alle chiese e agli eremi, dalla transumanza al secondo prosciugamento del lago del Fùcino. Quest’ultimo ha sempre condizionato la vita e l’insediamento dell’uomo nella Marsica. I Romani lo prosciugarono nel I secolo d.C. scavando un emissario, denominato l’Emissario di Claudio, lungo oltre 5 km, rimasto fino al secolo scorso la più lunga galleria del mondo e la più grandiosa delle opere idrauliche. Essi provvidero inoltre alla centuriazione delle terre bonificate e alla costruzione di acquedotti, templi e ville. Con la decadenza dell’Impero e con le invasioni barbariche il territorio subisce un degrado che già dal VI secolo provocherà l’ostruzione dell’Emissario di Claudio portando il lago agli antichi livelli. Tra il 1852 e il 1875 il Fùcino fu nuovamente prosciugato e bonificato dai Torlonia e nel 1950 i 16.000 ettari di terreno emerso furono interessati dalla riforma agraria. Nel territorio marsicano sono presenti parchi e riserve naturali di grande importanza: il Parco Nazionale d’Abruzzo, il Parco Nazionale Sirente-Velino, la Riserva Naturale Zompo lo Schioppo e la Riserva Naturale orientata del Monte Velino.

Carsoli (AQ)

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Il nome Carsoli deriva da “Carseoli”. Nella lingua dei primi abitanti di questa zona, di origine semitica, è presente il vocabolo Cariath e Sioli, cioè città del lupo; per successiva abbreviazione è diventato Carsoli. Carsoli, città degli equi o equicoli, è stata conquistata dai Romani nel 305 a.C. e successivamente i Latini inviarono alcune migliaia di coloni e la fortificarono per avere un baluardo contro i Marsi che costituivano un costante pericolo per la loro bellicosità e ferocia. Con i Romani Carsoli visse un periodo florido, venne prolungata la via Valeria fino a Roma consentendo un accesso più agile al lago del Fùcino. I Marsi devastarono la città, ma Roma, per riconoscenza alla fedeltà dimostrata dalla popolazione di Carsoli, la ricostruì e le diede nuovo impulso portandola a diventare una fiorente area di scambi e commerci (ebbe fino a 50.000 abitanti). Dopo la caduta dell’Impero Romano la città fu vittima delle bande barbariche che la saccheggiarono e distrussero più volte, costringendo la popolazione a fuggire: proliferarono così i centri abitati delle alture circostanti la Piana del Cavaliere e Colle S. Angelo. In un periodo di guerre e scorrerie sorse un fenomeno di rilievo in queste terre: il Monachesimo. I monaci godevano di una certa autonomia che consentì loro di ampliare le proprietà, la loro area di influenza e di fondare dei cenobi. Durante il X secolo Carsoli fu dotata di un potente sistema difensivo: mura perimetrali al castello e un baluardo costituito dai bastioni. Da questo nucleo centrale si sviluppò l’insediamento medievale. Nel XIV secolo le più potenti famiglie romane si spartirono queste terre: Carsoli passò agli Orsini, che lasciarono testimonianze rimarchevoli della loro presenza. La vera svolta economico sociale si ebbe solo a partire dal 1888 con l’inaugurazione della linea ferroviaria Roma-Pescara, sollevando l’intero Abruzzo da un secolare isolamento. L’agricoltura venne lentamente abbandonata, così come la pastorizia e cominciò il fenomeno del pendolarismo verso Roma. Questo non bastò a risollevare economicamente la zona, pertanto si assistette anche ad una massiccia emigrazione all’estero (Argentina, Stati Uniti, Australia). Durante il secondo conflitto mondiale il carseolano è stato messo duramente alla prova. Nella Pasqua del 1944 ci fu un primo vero bombardamento (spezzonamento) volto più a colpire gli uomini che le cose. A questo ne seguirono altri che diffusero morte e distruzione costringendo la popolazione a rifugiarsi in luoghi più sicuri, come la valle del Tufo. Finita la guerra, quello che era un tempo un gioiello di architettura medioevale era completamente raso al suolo. In breve fu ricostruita e furono ripristinati i collegamenti stradali e ferroviari. Fortunosamente scampate alla guerra la Chiesa di S. Maria in Cellis, edificata dai camaldolesi nel XII secolo, e la Chiesa di S. Maria delle Grazie (XII secolo) a Tufo di Carsoli.

Sante Marie (AQ)

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Sante Marie ha un’origine molto antica e già nell’XI secolo, denominata Alture Sanctae Mariae, contava 500 abitanti e aveva ben nove chiese. Dal Medio Evo in poi la storia si identifica con quella del feudo di Tagliacozzo; allevamento e agricoltura costituivano le fonti primarie di sostentamento della popolazione. Nel XVII secolo Sante Marie risulta fornita di un Ospitale, per il ricovero e l’assistenza dei poveri e dei viandanti, con un unico divieto ribadito dalle autorità civili e religiose, quello di ospitare gli zingari, numerosi nella zona di confine fra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa. Gli ideali risorgimentali non ebbero eccessiva presa su una popolazione impegnata nella fatica dei campi (su 1000 abitanti 839 erano contadini), ma ugualmente alcuni patrioti manifestarono il loro sentimento antiborbonico. All’alba del Regno d’Italia lo sviluppo di Sante Marie fu lento, ostacolato anche dalla mancanza di un tessuto stradale adeguato. Nel 1888 fu inaugurata la stazione ferroviaria e la vicinanza con Roma apportò subito prosperità. Il terremoto del 1904, l’emigrazione continua, la miseria del secondo dopoguerra hanno costituito elementi frenanti allo sviluppo economico e turistico del paese e della Marsica. Il territorio si presta all’escursionismo e a piedi si raggiungono facilmente le vette del Monte Fatro (m 1455), del Monte della Nebbia (m 1327) e del Monte Velino (m 2486), massiccio calcareo dall’aspetto desolato. Sulle ripide fiancate sono ben visibili i fenomeni glaciali e le manifestazioni del carsismo. Caverne, doline, forre e inghiottitoi. L’altitudine e la posizione interna hanno conservato rari esempi di vegetazione dell’epoca glaciale; sulle coste rocciose trovano l’habitat naturale il falco pellegrino e l’aquila reale.

Comunità montana Valle Roveto

(BALSORANO, CANISTRO, CAPISTRELLO, CIVITA D’ANTINO, CIVITELLA ROVETO, MORINO, SAN VINCENZO VALLE ROVETO)

Antiche popolazioni abitarono la Valle che si estendeva tra il Fùcino (territorio dei Marsi) e la Valle Sorana (territorio dei Volsci). L’attuale Civita d’Antino (Antinum) fu municipio romano e durante l’Impero Romano tutta la valle visse un florido periodo essendo un’importante via di comunicazione e di traffico. Durante le invasioni barbariche gli insediamenti si arroccarono lontano dal fondovalle. Nel X secolo la costituzione della Contea dei Marsi e l’influenza dell’Abbazia di Montecassino aprirono una nuova era per la Valle Urbetu. Nei secoli XII e XIII fu teatro di lotte tra il Papato e l’Impero e ancora contesa dalle famiglie degli Orsini e dei Colonna ma, fino al 1497, rimase soggetta al Re di Napoli. A partire dal 1504 la Valle risultò definitivamente suddivisa tra i Colonna e i Piccolomini e nel XIX secolo, con l’applicazione degli ordinamenti francesi, Balsorano, Civita d’Antino e Civitella appartennero al Distretto di Sulmona e poi a quello di Avezzano. Durante il Risorgimento le strade della Valle videro passare numerosi eserciti chiamati per mantenere l’ordine e reprimere ogni focolaio di rivolta. A partire dal 1854 iniziarono i lavori di bonifica del Fùcino e fu ripristinato il vecchio Emissario Claudio di epoca romana. Nel XX secolo è stato forte il fenomeno dell’emigrazione, a cui si sono aggiunti un terribile terremoto nel 1915 e le devastazioni dei due conflitti mondiali. Durante la seconda guerra mondiale furono distrutti tutti i ponti sul fiume Liri e gli imbocchi alle gallerie. La Valle Roveto, lunga circa 30 km, rappresenta un’area di elevato valore naturale. Circa 2/3 del territorio sono ricoperti di boschi e suddivisi tra faggete, castagneti e querceti. L’aquila reale trova qui l’habitat naturale così come i gracchi corallini e il picchio muraiolo.

Canistro (AQ)

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Il Comune di Canistro è formato da due centri: Canistro Capoluogo a circa m 550 s.l.m. e Canistro Superiore (m 817) con la caratteristica forma a testuggine edificato su un colle. Il vecchio borgo è collegato al capoluogo attraverso un’ampia panoramica e una vecchia mulattiera. L’etimologia del nome è incerta tra il nome del colle Canistrello, nei pressi del centro, e il termine “canistri”, recipienti di vimini qui prodotti ed esportati. La tradizione vuole che sul colle dove sorgeva Canistro esistesse un canile, nello stemma del paese infatti è raffigurata una colonna (simbolo della famiglia dei Colonna), un cane e un canestro di vimini. I primi insediamenti furono di epoca romana e, come altri centri della Valle Roveto, apparteneva al municipio di Antinum (attuale Civita). Invasa dai barbari la zona risente, attorno all’anno 1000, dell’influenza del monachesimo. Da contea di Tagliacozzo, divenne feudo degli Orsini nel XV secolo e poi concesso ai Colonna fino al 1806. Nella seconda metà del 1800 la tranquilla vita canistrense fu sconvolta dal fenomeno del brigantaggio, in virtù delle vicinanze con lo Stato Pontificio che costituiva sicuro rifugio per i briganti. Il terremoto del 1915 ha distrutto il nucleo antico di Canistro e il Villaggio di Santa Croce, a seguito dell’evento catastrofico e, quindi, la ricostruzione delle abitazioni a valle, l’abitato di “Santa Croce” divenne Capoluogo e prese il nome di Canistro Inferiore. Il Rio Sparto attraversa il comune di Canistro dividendolo in due parti uguali, ma il comune è percorso anche dal fiume Liri, il più lungo d’Abruzzo. Come tutti i paesi della Valle Roveto, Canistro si caratterizza per l’abbondanza di corsi d’acqua e sorgenti di acqua oligominerale. La più famosa è l’acqua “Santa Croce” che nasce dal colle Covardo, ricoperto di fitti boschi di castagni. La vegetazione di queste terre è rigogliosa e il patrimonio floristico è vario. Nella vallata trova rifugio una fauna costituita da volpi, donnole e cinghiali. Sporadica la presenza dell’orso bruno e del lupo appenninico. Nei corsi d’acqua trova facile rifugio la trota, piatto tipico dei rovetani.

Morino (AQ)

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Il paese è di antiche origini e tradizioni, rimane arroccato tra le cime della catena dei monti Simbruini, nell’appennino Abruzzese. Comune montano di origine medioevale, in passato è vissuto quasi esclusivamente dell’uso della risorsa forestale; attualmente le attività umane sono assorbite dai poli industriali e commerciali di Avezzano e Sora e dell’area romana. L’antico abitato la cui denominazione si può intendere come diminutivo di “moro” o come evoluzione di “morena”, è citato per la prima volta in un atto del 1089. Nel secolo successivo esso risulta fra i possessi dei conti di Albe e solo più tardi ricadde nella sfera di influenza degli Orsini e dei Colonna. Il Comune che acquistò autonomia amministrativa da Civita d’Antino nel 1831, subì le conseguenze catastrofiche del terremoto del 1915, risultando letteralmente raso al suolo. Imponente è il panorama che si affaccia sulla valle del Roveto, lungo il corso del fiume Liri. Il vasto circondario territoriale dispone di una grande varietà di ambienti che permette la crescita di una flora abbondantissima e singolare. Fin dai secoli scorsi le sue montagne, che si ergono oltre i 2000 metri, vengono raggiunte da esperti botanici e da erboristi, alla ricerca di piante medicinali di ogni genere che sono state apprezzate anche dal grande naturalista Ulisse Aldrovandi nel 1500. Particolarmente caratteristica è anche la grande varietà micologica, nella quale si distinguono le specie di funghi. Il territorio comunale, che si estende lungo la media valle del Liri, accentua l’asprezza del suo altimetrico in corrispondenza dei monti Simbruini, che ospitano la valle del torrente Lo Schioppo. È protetto da una Riserva Naturale impreziosita da una cascata e da una miriade di cascatelle e abitata da animali rari come l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico, la martora.

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