Borghi

Fara San Martino viatico per la Majella

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Ai piedi della Majella, vicino alle sorgenti del fiume Verde, sorge Fara San Martino, luogo incantevole dominato dall’imponenza della montagna. Di qui parte un sentiero che si spinge fino alla vetta più alta della Majella. L’azione erosiva delle acque ha creato uno spettacolare canyon, lungo 14 chilometri, che conduce, con un dislivello di 2400 metri, alla cima di Monte Amaro. Il percorso si insinua nelle pieghe della roccia dove le pareti a strapiombo mostrano i segni delle grandi spinte orogenetiche, caratteristiche della struttura geologica del massiccio appenninico. Il camminare presuppone che ad ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e che qualcosa cambi anche dentro di noi, soprattutto quando ci assale la sensazione di essere infinitamente piccoli. Il restringimento dello spazio comprime lo sguardo in profondità e, alzando gli occhi, il cielo è soltanto una striscia sghemba sempre più sottile. La strettoia, larga circa due metri, è una vertigine che ingoia i passanti uno alla volta e li proietta in un’esperienza indimenticabile.

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La porta della montagna si apre sulla Valle di Santo Spirito dove sono custodite importanti testimonianze del Medioevo cristiano. Il fascino naturale di questo luogo è amplificato dalla presenza di strutture architettoniche di grande suggestione formale. Attraverso l’impervio passaggio sono visibili i resti murari dell’ingresso al complesso monastico di San Martino in Valle. Il cancello dell’abbazia rappresenta l’accesso alla montagna dal quale il monastero traeva la rendita principale per i pascoli ed il taglio della legna. La badia benedettina, sepolta nel corso dei secoli da una massiccia coltre di detriti alluvionali, è stata recentemente riportata alla luce grazie ad uno straordinario intervento di recupero, sostenuto con tenacia dall’Amministrazione di Fara San Martino e condotto sotto la sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Superato il portale in pietra si entra nel cortile antistante la chiesa che si sviluppa con una pianta irregolare a tre navate, pavimentate con lastre di pietra. La navata centrale è coronata da una grande abside al centro della quale è posto l’altare maggiore; la zona presbiteriale ha conservato i sedili in pietra per il clero. La navata destra, dove si trova il nucleo più antico della struttura, è interamente scavata nella roccia. Qui si possono ammirare tre edicole d’altare sormontate da piccole volte ad arco ogivale.

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Tra gli elementi architettonici di pregio spiccano due colonne, impreziosite da una raffinata decorazione a tralci vegetali. L’intreccio di rami di vite e di quercia estrinseca un’elaborazione simbolica che rappresenta, per i cristiani, la comunità dei credenti ed il clero secolare. L’antica abbazia di San Martino in Valle, menzionata già nelle fonti scritte di IX secolo, racchiude tracce uniche per il valore spirituale, per l’interesse storico-artistico, per l’armonia dei tratti architettonici di rara bellezza. Per chi vuol raggiungere la cima siamo solo all’inizio di un percorso naturalistico attraverso paesaggi che si moltiplicano alla vista, esaltando tutta la biodiversità della Majella. Salendo più in alto il panorama diventa ampio fino ad allargarsi nelle testate delle valli di origine glaciale. In questi ambienti vasti e silenziosi la continua erosione ha determinato l’accumulo di ghiaioni e brecciai calcarei con proprie associazioni vegetative. La parte più alta delle valli Cannella e delle Mandrelle è costellata da depositi morenici e da piccoli e rigogliosi prati che si insediano all’interno delle doline e delle vallette dove la neve permane più a lungo. Questi fertili pascoli attraggono i camosci che nei mesi caldi salgono in queste zone alla ricerca delle erbe migliori. In tutto questo la montagna tace e la pace del suo silenzio vale un biglietto per l’infinito

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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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