I santi Abruzzesi


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SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA
Il 1° marzo 1838 è festa nel palazzo del Governatore d’Assisi. Nasce Francesco Possenti, undicesimo dei figli, da famiglia distinta e agiata. Viene battezzato nella Cattedrale di San Rufino, dove 7 secoli prima è stato battezzato San Francesco. Nel 1842 il padre Sante Possenti, avvocato, viene designato assessore alla delegazione pontificia di Spoleto. Qui muore la madre. Francesco ha solo quattro anni. A otto anni riceve la Cresima e a dodici la Prima Comunione.
In questo periodo si ammala tanto gravemente da temere di morire. Promette al Signore di diventare frate se fosse guarito. In altre situazione drammatiche della sua vita ricorda questa promessa e la rinnova, quando a sedici anni, viene salvato dall’intercessione del Beato Andrea Bobòla. Due dei suoi fratelli Luigi ed Enrico si preparano per diventare sacerdoti ed anche Francesco matura, con l’aiuto del Padre spirituale, la sua vocazione nell’Ordine dei Passionisti a Morrovalle (MC). Cambia il suo nome in Gabriele dell’Addolorata e inizia il suo cammino di santità sotto lo sguardo vigile e premuroso della Madonna, portando ogni giorno la croce per amore di Gesù. Trascorre gli ultimi due anni nel Convento di Isola del Gran Sasso, dove il male ai polmoni lo consuma lentamente. Rivolgendosi a Gesù dirà: Amore per amore, sangue per sangue. Scrive l’ultima lettera al suo fratello più caro, Michele, raccomandandogli la devozione alla Madonna e una viva fiducia nella sua materna protezione.

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E’ Maria che gli appare e lo assiste nel trapasso. Tante volte Gabriele aveva detto: Compatiamo la Madonna nei suoi dolori … nel punto di morte ci assisterà e ci farà vedere il suo volto materno.
Muore il 27 Febbraio 1862 a soli 24 anni.
Nel 1866 per la legge che ordinava la soppressione degli Ordini Religiosi, la Comunità di Isola è costretta a lasciare il Convento, la piccola Chiesa e le spoglie del loro amato confratello.
Dopo 26 anni viene effettuata la ricognizione del corpo con l’intenzione di trasferirlo nel santuario della Madonna della Stella presso Spoleto; ma la folla, accorsa dai paesi vicini, lo impediscono.
La voce del popolo è considerata la voce di Dio.
Le Reliquie di Gabriele rimangono a tutela del popolo abruzzese ai piedi del Gran Sasso.
Il 31 Maggio 1908 Gabriele è dichiarato Beato dal Papa San Pio X e il 13 Maggio 1920 è proclamato Santo dal Papa Benedetto XV.
Nel 1959 Papa Giovanni XXIII lo dichiara patrono D’Abruzzo. Oggi il santuario di San Gabriele è caratterizzato in modo particolare dalla presenza numerosa dei giovani, che lo scelgono come meta di incontro, di ritiro, di preghiera.

SAN CAMILLO DE LELLIS
Nasce a Bucchianico il 25 maggio del 1550. Carattere forte e generoso, fin da giovane tempra il suo carattere alla dura disciplina militare, seguendo il padre soldato.
Ha un primo incontro con i malati all’Ospedale degli Incurabili a Roma, dove è ricoverato in seguito ad una ferita alla caviglia, che gli impedisce di partecipare alla guerra contro i Turchi nel 1570.

san-camillo-de-lellisSente nascere nel cuore il desiderio di consacrarsi al Signore, adoperandosi per alleviare le sofferenze fisiche e spirituali dei fratelli malati, che vivono nell’indigenza e nell’abbandono.
Ordinato sacerdote il 26 maggio del 1583 fonda l’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.
Al servizio dei poveri e dei malati dedica il suo tempo e le sue forze, nonostante la salute cagionevole, fino alla sua morte avvenuta il 14 luglio 1614. E’ sepolto a Roma e canonizzato nel 1746.

SAN FRANCESCO CARACCIOLO
Nasce nel 1563 a Villa Santa Maria dalla nobile famiglia dei Principi Caracciolo.
Fin da fanciullo il suo carattere generoso e mite lo porta ad occuparsi degli altri, in particolar modo, dei bisognosi.
Durante il suo servizio ai malati viene colpito dalla lebbra. In pericolo di vita chiede al Signore la guarigione, promettendo di abbracciare la vita religiosa.
La sua richiesta viene esaudita e Francesco mantiene la promessa, fondando a Napoli il nuovo Ordine religioso dei Chierici regolari minori.

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Torna al suo paese, dove trascorre gli ultimi anni in preghiera e penitenza.
Si reca a Loreto in pellegrinaggio alla Santa Casa e affida alla Madonna, stella polare del suo cammino spirituale, la sua vita e la sua opera.
Muore ad Avignone nel 1608 e viene canonizzato da Papa Pio VII nel 1807. Il suo corpo riposa nella chiesa dei Chierici regolari a Napoli.

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO
Nasce il 24 giugno 1386 a Capestrano da nobile famiglia. Riceve un’educazione da guerriero, congeniale al suo temperamento impetuoso e volitivo. Fin da giovane assiste a congiure, vendette familiari, che lo rendono orfano di entrambi i genitori.
A Perugia consegue il dottorato in Giurisprudenza. Nel frattempo matura in lui la vocazione di seguire il Poverello di Assisi e il 4 ottobre 1417 indossa il saio.
Predicatore dall’eloquio fluido e carismatico si adopera come strumento di pace per dirimere contese civili come quelle tra Ortona e Lanciano; è inviato papale in Germania per ricondurre in seno alla Chiesa il movimento eretico degli Ussiti; fonda opere sociali, i Monti di Pietà.

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Diventa la guida spirituale della crociata contro i Turchi, durante la quale dà prova di coraggio e di resistenza, che fiaccano in modo irreparabile la sua salute.
Ammalatosi gravemente, muore il 23 ottobre 1446 nel convento di Ilok sul Danubio.
E’ vanto dei figli di Francesco in terra d’Abruzzo. L’iconografia lo raffigura con il saio mentre guida la battaglia, tenendo alto lo stendardo crociato.

BEATO NUNZIO SULPRIZIO
Nasce a Pescosansonesco nel 1817 da una famiglia povera. Ben presto rimane orfano, affidato alle cure di uno zio, che non tenendo conto della sua salute cagionevole, lo avvia al mestiere di fabbro-ferraio nella sua bottega. Vive la sua fanciullezza fra stenti e privazioni, trovando conforto solo nel Signore che diventa per lui l’amico inseparabile e nella Madonna, presenza materna, che illuminerà il buio della sua solitudine e il vuoto degli affetti umani.
Feritosi ad una caviglia continua le sue lunghe e faticose giornate di lavoro, sopporta pazientemente i maltrattamenti. Non riceve comprensione neanche dai compaesani, dai quali viene allontanato. Ben presto la ferita non curata si trasforma in piaga, che trasmette l’infezione alle ossa.

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Infine viene accolto da uno zio, militare a Napoli, che gli presta le cure necessarie. Intanto il suo esempio mite e umile, la sua esemplare rassegnazione lo addita già come santo, quando la morte lo coglie come un fiore il 5 maggio 1836, a soli 19 anni.
Prima della sua canonizzazione venne eretto in suo onore un Santuario presso la fonte miracolosa di Riparossa, dove il santo andava a lavare la sua ferita tra l’ostilità dei suoi compaesani.
Il Beato Nunzio, giovane operaio laico, è protettore degli invalidi e delle vittime sul lavoro ed è esempio luminoso di testimonianza cristiana.


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