Il Molise, l’anello della catena Abruzzese

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Castelpetroso. Il Santuario della Madonna Addolorata

Storia

La regione fu abitata dai Sanniti, organizzati nelle due entità etnico-politiche dei Pentri (concentrati intorno al massiccio del Matese) e dei Frentani (insediati nella zona costiera). Il territorio molisano passò definitivamente sotto il dominio romano agli inizi del sec. III a. C., in seguito alla sconfitta subita dalla coalizione italica, di cui i Sanniti erano parte, nella decisiva battaglia di Sentino (295 a. C.). Nel sec. I a. C., la riorganizzazione amministrativa augustea incluse il Molise nella IV regione (Samnium), a eccezione della normanni Il Molise, l'anello della catena Abruzzeseparte costiera a S del fiume Biferno, inglobata nella II regione (Apulia). Grazie alla sua posizione sulle rotte della pastorizia transumante e a una florida agricoltura sulla fascia costiera, in età imperiale la regione godette di un discreto benessere, testimoniato dallo sviluppo di diverse città tra cui Isernia, Venafro, Sepino e Larino. Devastato dalle incursioni barbariche e coinvolto nella guerra gotica, il Molise fu annesso nel 570 al longobardo Ducato di Benevento. La colonizzazione benedettina fu accompagnata da una certa ripresa dell’agricoltura e dei contatti con le regioni confinanti: nel sec. VIII-IX, l’abbazia di San Vincenzo al Volturno diventò uno dei maggiori centri di vita culturale e religiosa del Meridione, importante anche dal punto di vista economico. Il frazionamento politico-amministrativo e la riorganizzazione dell’insediamento in piccoli nuclei isolati non favorì tuttavia un vero sviluppo economico. L’avvento del dominio carolingio (774) non modificò la situazione. In seguito alla conquista normanna (1042), il territorio venne accorpato alle due contee di Loritello (Rotello), sulla costa, e Bojano, fondata da Rodolfo de Mulisio o Molisio, nell’interno. Con Ugo II de Mulisio la contea diventò, nella prima metà del secolo successivo, il più forte stato continentale della monarchia normanna. Assegnata nel 1197 a Marcovaldo di Anwailer, la contea visse anni di totale anarchia e diventò teatro degli scontri fra Tancredi e gli Svevi. Con l’avvento definitivo degli Angioini nel 1268, per il Molise, che aveva sostenuto Corradino contro Carlo d’Angiò, ebbe termine l’autonomia giurisdizionale: mentre molti centri vennero dati in feudo a nobili francesi, la regione venne riassorbita nel regio demanio; per molti secoli il Molise fece parte prima della Terra di Lavoro e poi della sannio1 Il Molise, l'anello della catena AbruzzeseCapitanata. Passata con tutto il Regno di Napoli agli Aragonesi nel 1442 e poi, agli inizi del sec. XVI, agli spagnoli, la regione attraversò un nuovo periodo di crisi, godendo di un lieve miglioramento solo nel sec. XVIII, con l’avvento di Carlo III di Borbone sul trono del regno. Durante il periodo napoleonico il Molise fu staccato dalla Capitanata, diventando provincia autonoma (1806); nel 1805 fu colpito da un devastante terremoto. La regione diede al Risorgimento un contributo pressoché trascurabile, legato ad alcuni patrioti che operarono perlopiù fuori dai suoi confini, e nel 1860 furono diversi gli episodi di resistenza alle truppe garibaldine. La situazione politica ed economica non migliorò dopo l’Unità d’Italia, quando la regione venne unita all’Abruzzo. Spopolata dall’emigrazione, pagò un alto contributo di sangue nella prima guerra mondiale. Nel secondo conflitto mondiale subirono gravi danni Isernia e la sua provincia, mentre Termoli fu scelta dagli Alleati per uno sbarco di truppe. Nel 1963, dopo un lungo e travagliato percorso, il Molise fu staccato dall’Abruzzo, diventando la ventesima regione italiana.

Arte

Oltre alle numerose testimonianze preistoriche, il Molise conserva molti resti di età sannitica. Di particolare rilievo sono, in località Terravecchia di Sepino, le rovine di Saipins (distrutta nel 293 a. C. nel corso di una delle più violente battaglie delle guerre sannitiche), e quelle del monte nei pressi di pietrabbondante Il Molise, l'anello della catena AbruzzeseCampobasso, incluse in una cerchia muraria lunga più di tre chilometri. Concentrati soprattutto nell’area del Matese si trovano cinte megalitiche e templi, tra cui quello di Campochiaro (dedicato a Ercole) e quello di San Pietro di Cantoni, presso Sepino, dedicato a una divinità femminile. Il maggior complesso monumentale di epoca sannitica si trova nel sito archeologico di Calcaceto, nei pressi del comune di Pietrabbondante, che comprende tre templi e un teatro. Di epoca romana sono i resti di ville rurali, terme, acquedotti, mausolei, teatri e anfiteatri, in particolare a Venafro (nel cui museo è custodita una pregevole statua di Venere del sec. II e la tabula aquaria, che riporta le norme amministrative dell’acquedotto di età augustea), Larino e Isernia. Notevole importanza rivestono le rovine della città di Saepinum, in località Altilia, in cui spiccano il teatro, il foro e la lunga cinta muraria. Di età longobarda è uno degli episodi artistici più rilevanti della regione: gli affreschi, di forte influenza bizantina (sec. IX), della cappella di Santa Maria in Insula nell’abbazia di San Vincenzo al Volturno, la cui area, interessata da lavori di scavo, sta restituendo preziose testimonianze architettoniche e storiche sulla colonizzazione benedettina. I periodi che maggiormente hanno lasciato traccia nei vari centri del Molise sono il romanico e il gotico; distruzioni varie succedutesi nel corso dei secoli hanno però sensibilmente diminuito o alterato la consistenza di questo patrimonio artistico. Al sec. XII-XIII risalgono le chiese di San Giorgio e di San Leonardo, a Campobasso, la cattedrale di Termoli, la chiesa di San Giorgio, a Petrella Tifernina, quella di Santa Maria della Strada, nei pressi di Matrice, e quella di San Nicola di Bari, a Guglionesi. Degli inizi del Trecento è la bella cattedrale di Larino, dallo stile vagamente gotico. Al sec. XIIIriccia-403x398 Il Molise, l'anello della catena Abruzzese risale il castello di Termoli, risultato dalla ristrutturazione, voluta da Federico II, di una precedente fortificazione. Il Quattrocento e il Cinquecento videro sia il sorgere di nuove costruzioni (Santa Maria della Libera, 1412, a Cercemaggiore; Santa Maria del Monte, a Campobasso; complesso monastico di Santa Chiara, 1434, chiesa di Santa Croce, 1446, ad Agnone), spesso dovute all’insediamento di nuovi ordini religiosi, sia la riutilizzazione, in chiave innovativa, di parti di edifici sacri o di palazzi pubblici e privati parzialmente demoliti dai terremoti, come il palazzo Caracciolo, a Venafro, tipico esempio di struttura fortilizia quadrata convertita ad abitazione civile. Tra i castelli, in gran parte di antichissima fondazione, ma più volte rimaneggiati e adeguati alle nuove necessità di difesa e poi di rappresentanza soprattutto nel periodo rinascimentale, si segnalano quelli di Pescolanciano, di Monteroduni, di Vastogirardi, di Venafro e quello di Gambatesa, che conserva un ricchissimo ciclo di affreschi, datati 1550, opera di un ignoto Donato. Per la produzione pittorica quattrocentesca e del primo Cinquecento fu fondamentale l’affresco della Madonna col Bambino e Cobella dei Mancini (1458) della cattedrale di Venafro, dove si evidenzia una volontà prospettica che non rinuncia a sottili conquiste grafiche di stampo tardogotico. Poco resta della produzione scultorea del sec. XVI che continuò a privilegiare per ragioni economiche il legno a materiali più pregiati quali il bronzo o il marmo, fatta eccezione per la croce d’argento di Campodipietra (1558). Dopo la prima metà del sec. XVI in ambito pittorico la situazione mutò radicalmente grazie al crescente arrivo di opere provenienti soprattutto dall’area napoletana, che diedero una maggiore consapevolezza all’ambiente molisano del progressivo mutamento delle tendenze. Numerose le tele custodite nelle chiese della regione che testimoniano della cospicua attività artistica del Seicento a opera di G. Imparato, F. Santafede, I. Borghese, Azzolino e i caravaggeschi Battistello e F. Guarini. Nel Settecento furono attivi P. Gamba e P. De Majo, allievi di F. Solimena, e P. S. Di Zinno, che ideò e costruì anche gli “ingegni” sui quali vengono tuttora allestiti i quadri viventi dei Misteri di Campobasso. Esempi della produzione pittorica ottocentesca si trovano nel museo di Baranello, dove è conservato il Bosco di Fontainebleau (1847) di G. Palizzi, mentre al primo quarto del Novecento risalgono le scene di storia molisana che decorano il salone della Banca d’Italia a Campobasso, opera di Diodati, De Lisio e Biondi.

Ambiente

Per via della mancanza di grandi agglomerati urbani e degli scarsi impianti industriali, la natura in Molise si è preservata meglio che in altre regioni, tanto che essa costituisce una potenziale attrattiva turistica di primo piano, oltre che un fattore di accrescimento del livello di qualità della vita per la popolazione residente. Molti rilievi montuosi molisani, formati da rocce friabili, danno luogo al fenomeno dei calanchi, che rendono il terreno facilmente erodibile e dunque soggetto a frane, smottamenti e dilavamenti. A questo, per la regione, si aggiunge il pericolo dei terremoti, che, frequenti e particolarmente rovinosi la rendono una delle zone più sismiche di tutto il bacino mediterraneo; il nucleo di questa zona si trova parco Il Molise, l'anello della catena Abruzzeseall’incirca a NE del massiccio del Matese, nel triangolo tra Carpinone, Campobasso e Bojano, mentre la fascia circostante a essa viene valutata di sismicità intensissima. Dalla metà del sec. XX, i terremoti più rovinosi sono avvenuti nel 1962, nel basso e medio Molise, con gravissimi danni per Ururi, nel 1980, quando è stata colpita soprattutto Isernia, e nel 2002, quando si sono avuti gravi e diffusi danni in molti comuni.La superficie territoriale sottoposta a protezione non è molto vasta, corrispondendo solo all’1,4% di quella regionale. Oltre allo storico Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, condiviso con le altre due regioni, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento sono state istituite tre riserve naturali nella provincia di Isernia, e, negli anni Novanta, due oasi naturali in quella di Campobasso. Di queste, la Riserva Naturale di Collemeluccio, vicino a Pietrabbondante, conserva boschi di abeti bianchi, oltre a una fauna costituita da cinghiali, scoiattoli, volpi e rapaci, nel tipico ambiente collinare e montano delle zone interne dell’Appennino Centro-Meridionale; in quella di Montedimezzo, vicino a Capracotta, crescono faggi plurisecolari, che si ritrovano anche, insieme a querceti e lecceti, nella Riserva Naturale Pesche, istituita nel 1982 nei dintorni di Isernia.Quasi tutti i comuni della regione appartengono alle comunità montane. Esse, avendo tra i propri compiti istituzionali la promozione dello sviluppo territoriale, gestiscono i boschi pubblici, curandone in particolar modo la riforestazione. Tra queste è significativa la Comunità Montana Molise Centrale, che si estende per oltre 390 km² su un territorio collinare e montuoso, pur senza superare i 1000 m d’altitudine; all’obiettivo di valorizzare i terreni comunali boscati, essa aggiunge quello di migliorare l’assetto idrogeologico del territorio, salvaguardando l’ambiente naturale e studiandone le potenzialità economiche. La Comunità Montana del Volturno è la maggiore della provincia di Isernia quanto a numero di comuni, disposti tutti lungo la fascia occidentale della regione, comprendente i massicci della Meta, delle Mainarde e parte della valle del Volturno. La sua posizione vicino a Lazio, Campania e Abruzzo la rende un luogo di passaggio tra il resto del Molise e tali regioni.

Tradizioni

In una terra rimasta profondamente contadina il folclore e le tradizioni sono inevitabilmente permeate del passato, con una forte componente religiosa. Ancora vitali sono i festeggiamenti legati al Carnevale, come dimostra la sfilata che si svolge il martedì grasso a Tufara. Si tratta di una delle manifestazioni più antiche dell’intero Molise ed è caratterizzata da un variopinto corteo formato da diversi personaggi (come le anime dei defunti e il diavolo mascherato, vestito di pelli di capra nera e armato di tridente), al termine del quale si celebra, sugli spalti del castello, il consueto processo al Carnevale. Altrettanto suggestiva è la tradizioni Il Molise, l'anello della catena AbruzzeseRappresentazione dei mesi di Cercepiccola (organizzata solo ogni sette anni), in cui Pulcinella apre la sfilata dei dodici Mesi, questi impersonati da altri figuranti, ai quali si aggiungono l’Anno, detto Padre dei Mesi, e personaggi introdotti più di recente (il Nonno dei Mesi, le Stagioni, il Direttore d’orchestra, il Presentatore). Una simile festa si svolge anche presso Bagnoli del Trigno, in provincia di Isernia. Simboli del ricchissimo panorama festivo e rituale molisano sono i Misteri di Campobasso, che ogni anno celebrano il Corpus Domini attraverso “quadri viventi”: personaggi in costume (legati sia a storie bibliche sia alla tradizione agiografica), posti su ampie portantine, dette ingegni, grazie alle quali si ha l’illusione che i vari figuranti siano realmente sospesi in volo. Numerosi sono poi gli eventi che uniscono riti sacri ai culti pastorali legati alla transumanza. Tra questi, particolarmente suggestiva è la festa di Capracotta, che celebra la Madonna di Loreto (custodita nell’omonimo Santuario) attraverso una colorata processione, organizzata ogni tre anni, nel mese di settembre. Devozione mistica ed elementi pastorali si ritrovano anche nelle celebrazioni dedicate a San Pardo, protettore di Larino, nel corso delle quali si svolge un lungo corteo di carri trainati da buoi riccamente addobbati con fiori. Sono proprio le corse dei carri, di probabile origine albanese, a rendere spettacolari diverse feste diffuse soprattutto in provincia di Campobasso. Grande seguito ha poi la ‘Ndocciata  di Agnone che si svolge la vigilia di Natale. Si tratta di una festa caratterizzata da un lungo corteo di persone rappresentanti le diverse contrade, che sfilano per le vie del paese portando le ‘ndocce (torce, nel dialetto locale). La manifestazione si conclude nella piazza principale con un unico grande falò. La tradizione rivive anche attraverso le danze (la tarantella denota il legame con la Campania), i canti (Canzone d’amore di Boiano, Pianto di San Nicola di San Polo Matese) e il teatro molisano, i cui inizi risalgono al XVII sec. Dei bellissimi costumi regionali restano tracce in alcuni paesi, specie nella valle deltradizioni-2 Il Molise, l'anello della catena Abruzzese Biferno, dove vengono indossati in occasione di alcune festività. Caratteristica degli abiti sono la pieghettatura, la ricchezza dei ricami e le maniche staccabili, che ai primi caldi vengono abbandonate. Se i costumi femminili variano da paese a paese, gli abiti maschili, indossati ora soltanto nelle grandi feste, hanno una foggia comune: giacca corta con colletto di velluto, pantaloni fino al ginocchio, fermati da due bottoni, cappello nero con sottogola. Tipici della regione sono i cosiddetti zampitti, calzari di cuoio annodati con striscioline di pelle che risalgono all’epoca romana. In Molise sopravvivono numerosi laboratori di artigiani, che creano opere secondo antiche regole. È questo il caso di Scapoli, che rappresenta uno dei centri italiani più importanti per quanto riguarda la realizzazione delle zampogne; a luglio si svolge proprio un festival legato a questo strumento musicale, che attrae anche visitatori stranieri. Numerosi sono poi i paesi, soprattutto in provincia di Isernia, che mantengono viva la tradizione dei merlettial tombolo, mentre Frosolone (già celebre alla fine del Medioevo per la fabbricazione delle armi) è rinomata per la produzione di forbici e coltelli.Simbolo per eccellenza dell’artigianato molisano è però rappresentato dalle campane di Agnone, cittadina dove un tempo si contavano numerose botteghe e fucine a carattere familiare, mentre oggi la centenaria tradizione della fusione delle campane viene portata avanti soprattutto dalla Pontificia fonderia “Marinelli”, che utilizza ancora le stesse tecniche dei maestri del Medioevo e del Rinascimento.

Cucina

I legami del Molise con le regioni confinanti sono riconoscibili anche nella cucina, semplice ma gustosa, che presenta forti influssi abruzzesi, campani e pugliesi. Tra i primi piatti spiccano alcune specialità come le taccozze e i crioli, preparati col sugo o con verdure o con legumi, e gli spaghetti alla chitarra (spaghettoni a sezione quadrata, diffusi anche in Abruzzo). Fra i secondi sono numerose le ricette a base di agnello, come l’abbuot (involtini ripieni di interiora e carne di agnello, cotti alla brace o preparati con salsa). Terra con una lunga tradizione di allevamento, il Molise primeggia per la produzione di eccellenti insaccati (salsiccia, soppressata, capocollo), la cui lavorazione ha conservato, molto più che altrove, una dimensione cucina Il Molise, l'anello della catena Abruzzesecasereccia o artigianale. Particolare menzione merita la ventricina, specialità prodotta in particolare a Montenero di Bisaccia, preparata utilizzando carne mista e magra di suino (prosciutto, pancetta, spalla), poi impastata con sale, peperoncino e semi di finocchio e, infine, insaccata nella vescica stessa del maiale (da qui deriva il nome). Prodotti altrettanto tipici della regione sono gli eccellenti formaggi (pecorino e caciocavallo) e soprattutto latticini (scamorza, stracciata). Diffusa è anche la preparazione di pietanze di pesce, soprattutto baccalà, alici, la scapece (tranci di razza o di pesce palombo fritti nell’olio e poi conservati in una miscela di aceto e zafferano) e il brodetto di Termoli, unica località costiera della regione. Fra i dolci, in parte ancora legati alle ricorrenze religiose, meritano di essere ricordati i mostaccioli, i caragnoli (frittelle di pasta cosparse di miele) e i picellati, aromatizzati con cannella, garofano, scorza di arancia. Tra i vini DOC citiamo il biferno, il molise e il pentro d’Isernia. All’olio d’oliva Molise è stato riconosciuto il marchio DOP.

Photo Gallery

Queste immagini sono state scattate da: Danilo Di Nucci, Annalisa Melloni, Valentina Marcovecchio, Concetta Di Nucci, Vittorio Labanca, Enza Guarnieri, Maurizio Chiarizio, Marta Amicarelli, Armando Sammartino, Claudia Di Nucci, Giammarco Porfilio, Paolo Spadanuda, Rosa Mastronardi, Mariangela Masciotra, Arianna De Simone, Gabriella Ricci, Claudio Sabelli, Paola Patriarca, Armando Li Quadri, Anna Galasso, Mauro Galasso, Diego Marcovecchio, Veronica Crolla, Anna Galasso, Gaetano Zarlenga.

Neve ad Agnone, marzo 2015

Capracotta, Molise la grande nevicata 2015

 
 
Credits:

F. De Santis, Viaggio nel Molise, in “Le Vie d’Italia”, Milano, 1965; M. Riccardi, Abruzzo e Molise, Napoli, 1965; M. Cataudella, La casa rurale nel Molise, Firenze, 1969; R. Simoncelli, Il Molise. Le condizioni geografiche di una economia regionale, Roma, 1969; M. Fondi, Abruzzo e Molise, Torino, 1970; P. L. Amoroso, Aspetti metodologici della programmazione regionale nel piano di sviluppo del Molise, Napoli, 1990.

E. Jannison, I conti di Molise e di Marsica nei sec. XII e XIII, Casalbordino, 1932; E. D. Petrella, Molise preistorico, in “Nuova Rivista Storica”, 1934; S. D’Acunto, Il Molise attraverso i secoli, Campobasso, 1987.

Sapere.it

 

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