Il mosaico di Nettuno a Vasto


    Letture 5599

nettuno

Nell’estremo sud dell’Abruzzo, affacciata sulla costa dei Trabocchi, si trova Vasto, città di mare ma anche città d’arte e di cultura. Essa infatti è cresciuta sulla traccia di un grande municipium romano del quale, sotto i palazzi moderni e le dimore storiche, si nascondono gli antichi tesori. Histonium, questo il mosaico-terme-vastonome della Vasto romana, fu il principale centro della gente italica dei Frentani. Venne iscritta dai Romani alla tribù Arnensis e dopo la guerra sociale divenne un municipium di Roma. Tra il I e II secolo d.C., sotto Augusto e Claudio, rampolli delle nobili famiglie locali riuscirono a ricoprire alte cariche a Roma, come P. Paquius Scaeva, che fu proconsole della provincia di Cipro. La città si arricchì quindi di grandi edifici pubblici, grazie anche all’impegno delle ricche famiglie aristocratiche desiderose di mostrare il loro benessere; furono infatti costruiti l’anfiteatro, le terme e il sistema urbano di distribuzione dell’acqua. Nel 346 d.C. la città fu devastata da una terribile frana, molti edifici vennero abbandonati, altri richiesero radicali interventi di recupero. Seguirono fasi alterne, ma il declino era ormai avviato e la città subì nei secoli nuovi terribili colpi, come l’altro grave dissesto del 1457 e l’incursione del saraceno Pialy Pascià, che la mise a ferro e fuoco nel 1568. La Vasto medievale e moderna è stata costruita sopra la città romana, spessovasto-02 recuperandone spazi e strutture, come l’attuale piazza G. Rossetti, che segue le linee curve dell’anfiteatro romano. Degli antichi splendori romani, nonostante i quasi duemila anni trascorsi e la successiva espansione urbanistica che ha portato a demolire man mano gli edifici antichi e costruirvi sopra i nuovi, restano molte tracce. Le numerose campagne di scavo archeologico ne hanno riportate alla luce parecchie, e tra esse le sontuose terme decorate da splendidi mosaici. Il grande complesso delle terme romane di Histonium venne costruito nel II secolo d.C., quando la città conobbe il suo periodo di massimo splendore, e i suoi resti vennero alla luce nel 1974 demolendo alcuni edifici pericolanti. Lo scavo portò in superficie l’antico praefurnium – l’ingegnoso sistema usato per riscaldare gli antichi edifici termali – e una sala con il pavimento a mosaico ricco di animali marini e fantastici. Sul finire degli anni ’90 ulteriori scavi hanno portato alla scoperta di un’altra grande sala decorata con favolosi mosaici. Vi sono raffigurati animali e divinità marine tra le quali un meraviglioso Nettuno, dio del mare, che ci appare con il tridente nella mano destra e un delfino poggiato sulla sinistra. Attorno a lui vi sono fanciulle che cavalcano cavalli e tritoni. Stupisce la maestria dell’artista, riuscito a donare plasticità ed espressione a quelle figure pur avendole realizzate soltanto con pietruzze bianche e nere. Il pavimento a mosaico venuto alla luce nel 1974 è realizzato con tessere di tre colori: bianco, nero e marroncino. Non ha figure umane ma in compenso vanta uno straordinario campionario di animali mitologici, delfini, pesci, calamari, cozze, ricci di mare e murene. Quasi tutti i mosaici sono stati lasciati sul posto e l’area è stata coperta e attrezzata per la visita, per la quale ci si può informare presso il museo

Lascia un commento