L'abbazia di Santa Maria di Propezzano a Morro d'Oro - Abruzzo Vivo

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L’abbazia di Santa Maria di Propezzano a Morro d’Oro

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L’abbazia di Santa Maria di Propezzano, situata nel comune di Morro d’Oro, nella valle del Vomano, all’interno del territorio provinciale teramano. Il sito monumentale è composto da un monastero benedettino e dall’omonima chiesa in stile romanico, ed è circondato dalle rigogliose colline della vallata teramana.
Il nome Propezzano sembrerebbe derivare dalla Madonna Propiziatrice ai miseri, cui la chiesa è dedicata. Il complesso è circondato da un portico su cui si apre la celebre Porta Santa di scuola atriana, attribuita a Raimondo del Poggio. La disposizione delle strutture interne all’abbazia è quella tipica delle residenze benedettine, che comprende il convento, la chiesa, il chiostro, l’abside ed altri elementi ancora, tutti perfettamente conservati grazie alle opere di restauro compiute negli ultimi trent’anni.

Storia dell’abbazia di Propezzano

La leggenda narra che l’abbazia fu costruita nel luogo in cui ci fu un’apparizione della Madonna, nel 715 d.C. La zona di Morro d’Oro e di Notaresco è stata per secoli un punto di passaggio importante lungo il percorso di pellegrinaggio che porta in Terra Santa.

Proprio per questo l’area ospitava da sempre pellegrini e fedeli di passaggio provenienti da tutto il mondo. A vedere la Vergine nel 715 d.C. furono tre viandanti tedeschi, che si fermarono sotto un albero di Corniolo lungo il cammino di ritorno da Gerusalemme a Roma.
Maria in persona avrebbe mostrato loro il modello del tempio che voleva fosse costruito in quel punto preciso.
Fu così che si diede immediatamente il via alla costruzione della chiesa, consacrata dal papa Gregorio II quello stesso anno.

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Il racconto di questa straordinaria vicenda è stato tramandato per secoli e secoli per via orale, dato che le testimonianze scritte andarono perse nel tempo, ma se ne trova traccia anche nell’iscrizione affrescata risalente al Quattrocento, voluta dal canonico atriano Andrea  Cerone e posizionata nella parte superiore del portale d’ingresso dell’abbazia.
Il testo dipinto, oggi visibile solo parzialmente, racconta nel dettaglio quanto accadde nel 715 d.C. Altre testimonianze del forte ricordo di quest’evento si trovano nei dipinti di fine Quattrocento situati all’interno della chiesa, e negli affreschi seicenteschi che impreziosiscono il chiostro dell’abbazia. Dell’abbazia originaria oggi restano solo alcuni frammenti scultorei:  l’intero complesso è stato infatti ricostruito durante la seconda metà del Duecento. Il momento storico in cui avvenne la ricostruzione era caratterizzato da un grande prestigio della Chiesa, il cui potere sul territorio stava diventando sempre più forte. Nei secoli successivi sia papa Bonifacio IX che papa Martino V assegnarono ulteriori privilegi e indulgenze alla chiesa di Santa Maria da Propezzano, per favorire la crescita della comunità di fedeli che ruotavano attorno al luogo sacro. Nel Quattrocento la nobile famiglia Acquaviva d’Atri si impossessò pian piano di tutto il territorio circostante, fino a giungere anche alla chiesa di Propezzano, assegnando a membri della dinastia Acquaviva importanti incarichi ecclesiastici, che furono tramandati di padre in figlio fino al Settecento. A seguire l’abbazia fu controllata dalla stirpe dei Pirelli sino ai primi anni dell’Ottocento, e poi ancora dal marchese di Steirlich, che acquistò il monastero e l’intero terreno circostante. L’abbazia di Propezzano oggi rientra nella diocesi di Teramo e nel nucleo parrocchiale di Morrodoro.

Tratta da Paesaggio Teramano
Tratta da Paesaggio Teramano

Caratteristiche dell’abbazia

Gli studiosi hanno trovato molte analogie tra l’abbazia di Santa Maria di Propezzano e il Duomo di Atri, ma vi sono molte similitudini anche con l’architettura ecclesiastica borgognona. L’abbazia si presenta con un’imponente struttura che si sviluppa in orizzontale ed è interamente rivestita da mattoncini di cotto. Alla facciata principale è addossato un portico a tetto, mentre sulla destra si erge il campanile. La linea generale delle forme è semplice e severa, quasi scevra di elementi decorativi. La chiesetta duecentesca era composta da una sola navata con abside, la cui facciata era sormontata da un nartece (un atrio d’ingresso corto e largo tipico dei primi secoli del Cristianesimo) su cui si apre un portale d’ingresso in stile romanico. Questa porta è sormontata da una lunetta su cui è dipinta una rappresentazione della “Madonna con Bambino”. L’intero complesso è stato rimaneggiato e modificato nel corso dei secoli, tanto che sono ancora visibili gli innesti delle nuove opere sulle precedenti. Al corpo centrale della chiesa furono aggiunte successivamente due navate laterali, il rosone con la ghiera in terracotta e altri elementi decorativi di stampo romanico, con tendenze all’ogivale. Nel XV secolo fu inoltre costruita la torre campanaria, localizzata a sinistra del prospetto principale. Sulla parte sinistra della facciata esterna si trova un portale molto lavorato, costruito in pietra e datato all’incirca al 1300.
Attualmente la Porta Santa di Raimondo del Poggio viene aperta solo il 10 maggio di ogni anno, giorno della ricorrenza dell’Ascensione della Vergine, in ottemperanza di un’antichissima tradizione. Annesso all’imponente monastero benedettino vi è il chiostro a pianta quadrata, composto da due arcate intramezzate da pilastri in laterizio e cotto, che proteggono i corridoi coperti cui si può accedere solo dall’interno del convento. Anche il chiostro fu edificato in due momenti diversi, tra il XIV e il XVI secolo. Molti gli affreschi presenti all0interno della struttura: oltre ai sopracitati affreschi all’interno della chiesa, ve ne sono altri sulle lunette del chiostro, dipinti dall’artista polacco Sebastiano Majewski nel XVII secolo. Nella sala del refettorio invece vi sono affreschi risalenti al Cinquecento che raccontano la storia della fondazione dell’Abbazia.

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Come raggiungerla

Il tratto autostradale di riferimento per raggiungere l’abbazia è la A24 Roma-Teramo, da percorrere sino all’uscita di Teramo.A questo punto bisogna proseguire lungo la SP 22 in direzione Morro d’Oro. Se si viene da Napoli invece, bisogna percorrere l’autostrada A1 Napoli-Roma sino all’uscita di Caianello, per poi imboccare la SS 372 seguendo le indicazioni per Vairano Scalo. A questo punto bisogna continuare sulla SS 85/ SS 158 andando verso Colli al Volturno/, per poi seguire indicazioni per Castel di Sangro – Roccaraso – Sulmona. Giunti a Pescara, bisognerà riprendere l’autostrada A14 in direzione Ancona e uscire al casello di Roseto degli Abruzzi, per poi seguire la segnaletica che indica la Valle Vomano e Morro d’Oro.


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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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