L’Aquila, il MUNDA Museo Nazionale d’Abruzzo, torna a splendere

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A sei anni dal disastroso terremoto del 6 aprile 2009, dopo tre anni di lavori costati allo Stato sei milioni di euro, riapre all’Aquila il Museo Nazionale d’Abruzzo con oltre cento opere tra le più significative della collezione ospitata dal 1949 nel Castello Cinquecentesco, gravemente lesionato dal sisma.

Avendo dovuto abbandonare la storica Fortezza spagnola, il MUNDA ha trovato casa in un edificio di archeologia industriale, l’ex Mattatoio comunale, danneggiato anch’esso e non usato da anni e stato assegnato dal Comune in comodato gratuito trentennale al Mibact. Progettato da un ingegnere comunale, il marchese Alessandro Vastarini Cresi, venne inaugurato nel 1883 (prima di quello di Roma a Testaccio di Gioacchino Ersoch che è del 1889), rimanendo in funzione per più di un secolo. E’ situato a Borgo Rivera, all’estrema periferia meridionale della città storica ma all’interno delle mura trecentesche, di fronte alla chiesa di San Vito e alla Fontana delle 99 cannelle realizzata “nell’anno del Signore 1272”. Una zona di facile accesso e di grande interesse storico, legata com’è alla fondazione della città e al fiume Aterno che scorrendo poco oltre le mura irrigava gli orti, azionava i mulini e la sua acqua insieme a quella delle sorgive, era utilizzata dagli opifici della lana e del cuoio assicurando la ricchezza della città medievale. In origine era costituito da tre diversi padiglioni per la macellazione dei bovini, dei suini e degli ovini a cui si aggiunsero altri due padiglioni, tutti danneggiati dal sisma. Anche se i più antichi hanno resistito meglio. I lavori hanno interessato la demolizione dei corpi centrali dell’ex mattatoio e la ricostruzione di nuove strutture portanti, imbrigliando le murature grazie all’utilizzo di una maglia costituita da fasce in acciaio inossidabile. Tre infatti erano le esigenze da rispettare, spiega l’architetto Gianni Bulian. Anzitutto ridare sicurezza per il futuro sia all’edificio che alle opere, adottando metodologie d’avanguardia come piastre antisismiche per ogni scultura. Poi tener conto nell’allestimento della preesistenza. Ed ecco ben visibili le coperture a capriate. E coinvolgere il territorio esponendo opere in cui ciascuno, da qualunque zona della regione venga, possa ritrovarsi. E finalmente è arrivato il gran giorno dell’inaugurazione.

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“Quando un museo riapre è una giornata di festa e quando riapre a L’Aquila lo è ancora di più”, dice il ministro Dario Franceschini, visitando il Museo accompagnato da Lucia Arbace, direttore del Polo Museale dell’Abruzzo. “Un museo bellissimo, un allestimento che valorizza le opere e rappresenta la forza del sistema museale italiano. Questa apertura, in corsa contro il tempo per rispettare la data, è un regalo di natale”, prosegue il ministro che si augura che vengano in molti a riscoprire le bellezze della loro città. “Ma non basta recuperare il patrimonio, si deve riportare la vita all’Aquila che può diventare un centro di richiamo del turismo interno”, afferma.
Va in questo senso il progetto di una sede staccata del MAXXI a Palazzo Ardinghelli i cui lavori di consolidamento e restauro finanziati dal governo russo termineranno a primavera. Il nuovo Museo, visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio, si compone di cinque grandi ambienti in cui le opere sono disposte secondo uno sviluppo cronologico e tematico. In alto le capriate, sul pavimento i led a segnare il percorso che dalla sezione archeologica delle antiche civiltà degli Abruzzi giunge al Seicento con Ribera, Stanzione, Mattia Preti.
Nella prima sezione si va dai reperti inediti appena restaurati rinvenuti nelle ultime campagne di scavo al famoso cippo funerario con serpente, caro al popoloi Marsi (si pensi alla festa dei “serpari”), ai mascheroni in osso dei letti scavati a Fossa, al rilievo con ludi gladiatori in pietra calcarea proveniente da Amiternum. La porta a due battenti che viene da Campovalano di Campli introduce in un raffinatissimo Medioevo di statue lignee e di tavole dipinte dedicate alla Vergine dai tratti austeri, elegante e sempre dolcissima. La Madonna del latte di Montereale, una tempera su pergamena incollata su una tavola di legno di pino o la Madonna delle Concanelle, la più antica firmata e datata 1262 in legno intagliato e dipinto con traccia di dorature. Accanto alle Madonne in alto è posto il Cristo del Duomo di Penne, un capolavoro riconducibile ai gruppi lignei delle Deposizioni a più figure. Realizzato alla fine del XIII secolo, intagliato e dipinto, scaraventato al suolo dal sisma, è stato sapientemente restaurato grazie al finanziamento della Wiegand Foundation di Reno in Nevada.

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Altro capolavoro in cui il restauro ha fatto miracoli è il Presepe del XVI secolo in terracotta policroma attribuito a Saturnino Gatti cui si deve la Madonna con Bambino di Collemaggio. Restaurato dagli specialisti dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro ha un meccanismo interno che tiene insieme le varie parti e le collega alla base antisismica. Perla del Munda il “Trittico di Beffi, un raffinatissimo esempio di pittura su tavola intriso di suggestioni europee dell’arte cortese. Scampato al terremoto, è diventato ambasciatore d’Abruzzo nei musei americani, ammirato da oltre un milione di visitatori. E’ opera di Leonardo di Sabino da Teramo, cui si deve anche “L’albero della croce o delle sette parole”. E ancora il Polittico di Jacobello del Fiore, il San Sebastiano intagliato e dipinto di Silvestro dell’Aquila, il Cristo alla colonna di Pompeo Cesura, la tavola con le storie di San Giovanni da Caprestrano, le due vetrate dagli smaglianti colori provenienti dalla chiesa di San Flaviano all’Aquila. E il Nodo di croce processionale con smalti champlavés firmato da Nicola da Guardiagrele, grande protagonista dell’arte orafa abruzzese.

 Credits:  http://www.archeomedia.net/

Info: www.munda.abruzzo.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 21 dic 2015

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