L’Aquila oggi dopo dodici anni


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Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, alle 3:32, una scossa di 5.8 gradi della scala Richter colpisce il capoluogo abruzzese lasciando ai sopravvissuti un bilancio di 309 morti, oltre 1.600 feriti e 80.000 sfollati. In maniera lenta ed imprecisa si tenta di mettere in moto la macchina della ricostruzione tra faccendieri che ridono per telefono e improbabili imprenditori con volti sorridenti. Se potessimo mettere a confronto la dedizione degli abruzzesi e di tutti coloro che a vario titolo si sono rimboccati le maniche, potremmo affermare senza tema di smentita che le istituzioni preposte hanno fatto molto meno della metà. E’ un ‘mantra’ quell’orribile frase gridata alle telecamere delle TV di Stato ‘… non vi lasceremo mai soli’, un offesa lacerante. Ormai gare, appalti e affidamenti sono praticamente finiti ed il ‘circo mediatico’ smonta le tende, i ricordi piano piano si fanno più flebili, le telecamere si spengono. Noi oggi, a distanza di centoquarantaquattro mesi, vogliamo invece riaccendere tutto, telecamere, servizi, articoli da proporre proprio in questo spazio web dove stiamo attrezzando uno spazio apposito che conterrà oltre agli articoli e alle testimonianze, anche la vostra voce per farla riecheggiare ovunque anche dove da troppo tempo si fanno ‘orecchie da mercante’. Diamoci una mano!

Questa galleria è parte delle immagini che registrammo pochi giorni dopo il sisma. Era aprile del 2019

Questi i ritagli di alcuni quotidiani 

11 febbraio 2010
G8, nell’inchiesta le intercettazioni delle risate la notte del sisma
Nell’ordinanza del Gip di Firenze, Rosario Lupo, sullo scandalo per gli appalti del G8 della Maddalena, nella quale è indagato Guido Bertolaso, ci sono le intercettazioni di alcuni imprenditori che, ridendo, parlano degli affari derivanti dal sisma in Abruzzo del 6 aprile 2009: “Partire in quarta, non ce n’è mica uno al giorno”.
L’11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma che ha devastato L’Aquila, Angelo Balducci, in una lunga conversazione con Anemone “fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l’inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto (“Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?”) ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio (“Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo”)”. Filippo troverà una sistemazione. D’altro canto, già il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c’è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: “Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”. “Lo so”, e ride. “Per carità, poveracci”. “Va buò”. “Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”.

24 settembre 2011
L’Aquila, così ridevano la notte del terremoto
L’audio della telefonata tra Francesco Piscicelli e suo cognato Pierfrancesco Gagliardi avvenuta il 6 aprile 2009, poche ore dopo che il terremoto ha distrutto l’Aquila. Le risate tra i due imprenditori rientrano nelle intercettazioni che hanno portato all’inchiesta sul G8 relativa ad appalti e corruzione: il Gup di Perugia ha rinviato a giudizio 18 dei 19 imputati tra cui l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, l’ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, e l’imprenditore Diego Anemone.

La Repubblica

11 GENNAIO 2014
Terremoto L’Aquila, assessore comunale disse: “Colpo di culo, pappiamo gli appalti”
Il terremoto è un “colpo di culo”. C’è qualcosa di peggio delle risate dell’imprenditore Francesco Piscicelli, che rideva mentre ancora le terra tremava, il 6 aprile 2009, pensando agli affari della ricostruzione. C’è l’intercettazione dell’ex assessore comunale Ermanno Lisi (entrato in giunta in quota Udeur), un aquilano quindi, ben consapevole della tragedia costata 309 vittime e la distruzione di un intero centro storico. È il 30 novembre 2010 quando Lisi definisce il “terremoto” un “colpo di culo”. Ed è incredibile come il sindaco Massimo Cialente, in questi anni, si sia circondato di un “cerchio magico”, o meglio “marcio”, che – al di là del rilievo penale di queste telefonate – si dimostra interessato a far fruttare la tragedia. Un “cerchio marcio” che conta un vicesindaco (Roberto Riga) indagato per una presunta mazzetta da 30mila euro, un ex consigliere comunale con delega (Pierluigi Tancredi, Pdl) accusato di corruzione, insieme a un altro ex assessore (Vladimiro Placidi) e a un ingegnere del Comune (Mario Di Gregorio).

Il Fatto Quotidiano

20 luglio 2017
L’inchiesta. Amatrice come L’Aquila, risate sul terremoto
L’imprenditore che ride pensando ai futuri affari della ricostruzione. L’ordinanza che ha portato all’arresto di 10 persone per corruzione.
Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell’Aquila 7 anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un imprenditore che ride: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura dell’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell’ordinanza il Gip scrive: ‘RIDE’. L’uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice. Giustino sta al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro – si legge nell’ ordinanza – gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: “Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, mo’ dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione”, racconta Santoro a Giustino, che ride più volte. “Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po’ di cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unità lavorative che non so dove c…o mandarle”. Come si legge nelle 183 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto “gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l’ Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari”. Santoro, riassume il Gip, spiegava al suo datore di lavoro “che presso il Mibact era stata creata un’unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro – prosegue Gargarella – ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l’impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l’appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell’unità di crisi, non sarebbe venuto meno”.

Avvenire

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Marco Maccaroni


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