Passeggiando nel verde Abruzzo

Alle sorgenti del Salinello
Dal borgo di Ripe di Civitella (frazione Ripe Alta, SP53), nei pressi della chiesetta di San Pietro, si prende la strada in direzione di Grotta S. Angelo. Raggiunta l’area attrezzata con parcheggio, si intraprende l’itinerario verso le Gole del Salinello (412 del Parco) da dove, più avanti, c’è una rampa che conduce all’eremo di Grotta Sant’Angelo. Si segue il sentiero principale, raggiungendo un nuovo bivio (Vroga delle Trocche). Qui si lascia il sentiero che proseguendo va a Castel Manfrino e si scende, seguendo dei vecchi segnavia giallo-rossi. Un piccolo sentiero non segnalato sulla sinistra permette di raggiungere la base della spettacolare cascata nota localmente come “Lu Cacchèma” (pentolone). Tornati al sentiero principale, si raggiunge la base di un macigno a pochi metri dal torrente e si continua in piano. Traversata una fascia di bosco, il sentiero entra nella parte più spettacolare della forra con la presenza di alcune cascatelle, sale con due svolte e prosegue tagliando un pendio ghiaioso. Alcuni segnavia giallorossi sulla destra indicano la variante per il difficile itinerario dell’eremo di Santa Maria Scalena. Una discesa porta al guado normalmente intransitabile dall’autunno alla primavera (500 metri da percorrere con 100 m di dislivello in discesa). Il nostro itinerario termina quando il sentiero si allontana dal fiume proseguendo verso Castel Manfrino (itinerario più impegnativo). Il ritorno si effettua per la stessa via.

La Valle delle Cento Cascate
La suggestiva Valle delle Cento Cascate prende il nome dal numero delle cascatelle (circa 100) che il torrente Fosso dell’Acero alimenta nella sua vorticosa discesa tra i faggi secolari; l’area è punteggiata da stupendi fiori selvatici, tra cui diverse specie di orchidee. Da piazza San Pietro di Cesacastina, si prende via Trieste in direzione nord (cartello Cento Fonti). Dopo circa 2 km, si attraversa la località “le Piane” e si giunge ad un bivio (1327 m). Lasciare l’auto e intraprendere il sentiero di sinistra (CAI 354). Dopo circa 900 m su pista forestale, si prende a sinistra il sentiero (354). Dopo circa 1 km si incontra un nuovo bivio; prendere a sinistra e continuare a salire fino a che non si esce dalla faggeta; qui si scorge il corso d’acqua con i salti delle cascatelle. Continuare sulla traccia erbosa che costeggia il letto roccioso del torrente facendo molta attenzione a non avvicinarsi al corso d’acqua. (Il fondo di arenaria è scivoloso e molto pericoloso). Dopo circa 500 metri pieghiamo a destra sulla traccia per guadare il torrente (pietre poste per facilitare l’attraversamento). Alternativa al percorso è salire verso l’Anfiteatro delle Cento Fonti e Monte Gorzano (impegnativo). Per riscendere, subito dopo il guado, girare a destra sulla carrareccia (5) con alcuni stretti tornanti fino a rientrare nella faggeta. Seguire il percorso per circa 3 km fino al bivio (359). Prendere a destra sulla sterrata (6)(loc. Vercereti) per 2 km fino a raggiungere il punto di partenza.

La torre triangolare e la sua valle
Il percorso inizia nell’antico borgo di Montegualtieri, ai piedi della sua celebre torre medievale a base triangolare costruita strategicamente in posizione dominante sulla valle del fiume Vomano. Dal borgo si percorre via del Torrione in direzione Est che si immette in un sentiero in discesa costeggiato da grandi querce. Si raggiunge rapidamente la pianura dove si passa accanto a un antico mulino ad acqua (ex proprietà della famiglia De Sterlich come la stessa torre triangolare). Attraversata la strada asfaltata si prende la carrareccia che dopo 150m piega a sinistra in direzione Ovest; oltrepassato il laghetto per la pesca sportiva si continua a percorrere il sentiero (a tratti poco marcato) tra i campi coltivati (a sinistra) e l’argine del fiume Vomano (a destra) fino ad incontrare una stradina che svolta verso Sud. Attraversata la strada asfaltata, si prende il sentiero che sale a zig-zag il fianco della collina tra boschetti e punti panoramici sulla bella campagna circostante. Dopo circa 2,5 Km si raggiunge la strada provinciale dove svoltare a sinistra in direzione Montegualtieri. Poco dopo il piccolo cimitero, si prende il sentiero sulla destra, che tra querce e olivi secolari riconduce al punto di partenza.

Un verde balcone sul Lago
Questo percorso ci porta a conoscere la parte più a sud dei Monti della Laga: il Monte Cardito. Dolce rilievo prativo che si erge a nord, immediatamente sopra il lago di Campotosto che è il più grande invaso artificiale d’Abruzzo. Provenendo dalla SS577, si imbocca la strada in salita (via Castello) in direzione nord. Fatti circa 500 metri, si incontra un bivio e si gira a sinistra. Proseguendo ancora per altri 500 metri, si lascia l’auto dove la strada si biforca, in località Collabate a 1464 m di quota, dove finisce la strada asfaltata. Si prende la strada di sinistra (segnavia 361-369) che, dirigendosi verso la quota principale, si snoda tra le praterie con estese macchie di ginestre. È comune nella stagione estiva, trovare greggi di pecore al pascolo. Arrivati alla selletta di Colle di Valle Bove (segnalata da cartelli), imbocchiamo la pista a sinistra che, dopo 800 m, ci porta sulla sommità del Monte Cardito. Da qui, il sentiero porta ad uno straordinario belvedere che dà sul Lago di Campotosto, sull’intero versante occidentale della Laga, sui Sibillini, sul Terminillo e sulle vette più elevate del Gran Sasso. Per chi volesse continuare la passeggiata verso i ruderi di San Iaco (1,5 km), tornando indietro sui propri passi (150 m), si gira a sinistra per passare all’insellatura sottostante. Altri segnavia ci indirizzano verso un piccolo colle di fronte che si raggiunge tramite un marcato tratturo erboso (m 1611); altri 300 m e ci troviamo di fronte ai resti. Per tornare a Campotosto si riprende lo stesso percorso a ritroso

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Autore

Maccaroni Marco

Il mio obiettivo era ed è quello di diffondere i pregi e le virtù di un territorio straordinario, di un popolo forte e laborioso che ha subito nel tempo storiche influenze pur mantenendo tutte le sue peculiarità gestendo una terra difficile ma ricca. Dal mare alle pinete, dalle fertili colline alla dure montagne

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