Montepagano, il borgo di Roseto


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Montepagano, il paese che le carte geografiche non si preoccupano di segnare, è situato su una ridente collina, a 289 m s.l.m. e a ridosso dell’Adriatico. Dista appena 6 km dal mare. Appartiene al Comune di Roseto degli Abruzzi e alla Provincia di Teramo.

Il clima è mite e salubre. L’antico borgo ancora oggi testimonia sia nell’assetto urbanistico che nei resti architettonici l’origine della sua fondazione tipicamente medioevale. L’abitato, circoscritto da alte e possenti mura, disposto secondo lo schema a fuso, è databile ai secoli XI-XII. La causa dell’insediamento sul monte va ricercata nei motivi di difesa. Le incursioni e soprattutto la paura dei Turchi che si prolungò montepagano-1per secoli, costrinsero le vicine popolazioni ad abbandonare le curtes e a rifugiarvisi. Non è facile ricostruire la sua storia iniziale per l’inesistenza di documentazione e la mancanza di studi organici. Il documento più antico, di cui finora si dispone, porta la data del 1137. Montepagano, feudo dei Normanni, subisce l’invasione e l’assedio da parte dell’imperatore Lotario III. Il noto storico teramano Palma ci descrive l’avvenimento così: “Lotario, marciando per la via Emilia, transitando per Ancona, Fermo invase il Regno per la Salaria. Sembra che i nostri tornati di fresco sotto la dominazione dei Normanni, accogliessero con gioia Lotario…Solo bisognò espugnare a viva forza Montepagano che l’annalista Sassone chiama luogo fortissimo col nome di Castel Pagano… L’avere quello storico lontano appellato Monte Pagano, in allora fortificato, Castel Pagano non dee ingerir dubbio di sorta, avendo il Muratori osservato più luoghi (an. 1136-1137) essere presso colui scorretti vari nomi dei paesi italiani”. Nel XII secolo si ha in questa zona lo sviluppo e l’espansione dei Benedettini, i quali si associarono a sè citta e castelli. Montepagano venne a cadere sotto la giurisdizione degli Abati di San Giovanni in Venere (in provincia di Chieti), i quali vi esercitarono il dominio sia nelle cose materiali che in quelle spirituali per diversi secoli. Il 1 Marzo 1195 Enrico VI conferma con un Diploma all’Abate Oderisio numerosi territori fra cui Montepagano. Agli Abati Benedettini subentrarono i Commendatari fra cui è bene ricordare San Filippo Neri. Il paese godette in tale epoca una certa libertà, unita ad un profondo movimento religioso. La Parrocchia divenne Chiesa Ricettizia. La cura delle anime era tenuta dal clero con a capo il Pievano. A codesto clero potevano appartenere solo i nativi del luogo con esclusione dei forestieri. I numerosi beni erano amministrati in massa comune. Il numero dei Sacerdoti era variabile: i partecipanti non furono mai superiori a 12. I membri avevano statuti, recitavano l’Ufficio in Coro, aprirono una scuola e favorirono iniziative culturali. Nel medesimo tempo fiorirono 4 Confraternite: i membri si dedicavano all’assistenza degli orfani, delle vedove e degli ammalati. Fu aperto anche un Ospedale ed un Ospizio per i pellegrini. La giurisdizione spirituale dell’Abbazia di San Giovanni in Venere sulla Parrocchia di S. Antimo ebbe termine il 1 Febbraio 1624. Papa Urbano VIII con il breve “Militantis Ecclesiae regimini” aggregò la Parrocchia alla Diocesi di Teramo. Agli Abati Commendatari il feudo di Montepagano sfuggì: essi, stando a Roma, non riuscirono più a controllare la situazione. Infatti, nell’anno 1427 gli Abati cedettero il nostro castello con il vasto territorio a Matteo II, Duca di Atri. Gli Acquaviva, veri tiranni, vi percepivano prestazioni, tasse, balzelli esosi e diritti sulle derrate, sui mulini, sulle culture, sui pascoli. A capo dell’Università (Comune) c’era il Governatore, di nomina ducale, il quale vigilava attentamente su tutto e su tutti. La giustizia veniva gestita dal Baglivo. Il Reggimento cittadino, eletto, dall’Assemblea dei capi-famiglia, e costituito da 2 Massari, dal Cancelliere e da vari Consiglieri, aveva una funzione propria e manteneva un collegamento coll’apparato feudale. Anche il clero dipendeva direttamente dal Duca. Egli esercitava il diritto di Patronato sui vari Benefici: nominava il Parroco, sceglieva il predicatore per la Quaresima…Il Duca Francesco d’Acquaviva nel 1633, stretto da difficoltà finanziarie, cedette Montepagano alla famiglia Caracciolo, la quale ben presto se ne disfece vendendola all’asta pubblica a Giulia di Capua del Balzo, Duchessa di Termoli. In seguito il feudo passò ad altre mani:montepagano-2 dapprima ai De Miro, Duchi di Collecorvino, infine ai Baroni De Lellis di Bucchianico: Tutti signoreggiarono il popolo fregiandosi del titolo “Utili Signori di Montepagano”. Nel 1798 anche a Montepagano fu innalzato l’albero della Libertà, ad opera dei Francesi invasori. I nostri, fedeli ai Borboni, iniziarono una resistenza contro di loro e ostacolarono alcune colonne Francesi mentre passavano il Vomano. Nel 1806, con l’abolizione delle feudalità per merito di Giuseppe Bonaparte, Montepagano respirò aria nuova di libertà e diede il suo contributo alla lotta per l’unità d’Italia. Nel 1858 il Clero della Chiesa Ricettizia, prevedendo il futuro sviluppo della costa, offrì un suo terreno nella sottostante marina a chi desiderava costruire case dietro il modesto canone di 210 ducati all’anno! Il rapido sviluppo della nuova borgata chiamata “Le quote”, poi Rosburgo, con la ferrovia e le attività commerciali, segnò il declino di Montepagano accentuato dal trasferimento del Comune di Montepagano alla Marina nel 1924. Dal dopoguerra, Montepagano tenta di rinverdire il suo importante passato. Dal 1972 è sede di una importante mostra di vini, diventata ormai un appuntamento tradizionale dei produttori teramani ed abruzzesi, che si svolge abitualmente nei primi giorni del mese di agosto. Nel 1987, per iniziativa del Prof. Luigi Braccili e di alcuni benemeriti cittadini, tra cui la signora Annamaria Rapagnà che oggi lo dirige, è stato allestito il Museo della Cultura Materiale; esso occupa ben quattro sale in un edificio messo a disposizione dell’Amministrazione Comunale. In esse si possono ammirare oggetti d’altri tempi, quali strumenti musicali, macchine da scrivere, macchine per cucire, strumenti per la vinificazione, nonchè arredi. Con Castellarte 2007 il borgo si appresta a divenire il polo culturale della costa teramana e abruzzese.

Tratto dal volumetto “Montepagano – Storia Arte Manifestazioni” 2007 a cura di Don Roberto Borghese, Parroco del borgo.

 


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