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Crecchio il borgo con un tesoro bizantino

 

La storia di Crecchio, minuscolo comune sulle colline abruzzesi, è tutta qui. Legata al lavoro di una cinquantina di volontari che nel 1990 si sono messi a scavare per recuperare quello che già le cronache del posto chiamano “il tesoro”: dal fango a partire dal 1990 vengono fuori scodelle, lucerne, anfore di importazione africana e vasi di ceramica d’origine egizia; una sedia con schienale intagliato;oggetti femminili del tutto simili a quelli conservati al museo del Cairo e al Louvre. Materiali archeologici che nel loro insieme restituiscono un vero e proprio spaccato della vita di un centro all’epoca del dominio bizantino, tra il VI e il VII secolo. È il miracolo di Crecchio, “un tesoro che ha fatto la fortuna di questo paese” racconta ancora affascinata Anna Barradi Archeo club. Un ritrovamento che in Abruzzo hanno saputo fare fruttare. E non era cosa semplice: bisognava mettere in rete il lavoro dei volontari, l’amministrazione comunale, i privati, la Soprintendenza, l’associazionismo culturale. Bastava una scivolata e finiva tutto impastato nelle viscere burocratiche di qualche ufficio pubblico. Le cose, come dimostrano i fatti, sono invece andate diversamente.

 

 

Tutto comincia con quel tesoro nascosto dentro una antica cisterna nei pressi di una villa rustica romana: nel 1988 i volontari decidono di ripulire i resti della villa; due anni dopo le ricerche subiscono una energica svolta grazie ai primi ritrovamenti; nel 1994 viene concluso il restauro dei reperti sotto la guida dei tecnici della Soprintendenza archeologica; l’anno successivo nasce il museo, due anni dopo i visitatori sono già a quota 22.000. Nel 1998, infine, viene inaugurata la sezione etrusca costituita da oltre 600 reperti donati ad Archeo club d’Italia dalla signora Franca Maria Fraracci. Una vera e propria escalation che Crecchio vive senza perdere la testa. Anzi, sfruttando il vento in poppa portato dall’entusiasmo dei ritrovamenti sono cominciati i primi restauri al paese, le ristrutturazioni, gli investimenti di chi scommetteva sulla rinascita di Crecchio, della provincia di Chieti. L’ingegner Rocco Valentini è stato uno dei grandi appassionati che hanno portato ai primi ritrovamenti. E che ha seguito tutti gli scavi. Oggi vive alcuni chilometri fuori dal paese in una vecchia casa ristrutturata, ed è toccato a lui coordinare il lavoro dei volontari. «Sono tutti ragazzi del posto che vengono anche da Lanciano, Ortona, Francavilla – racconta Valentini – giovani che hanno scelto di dedicare un po‘ del loro tempo libero ad iniziative di carattere culturale.

 

Rivalutazione di Crecchio – Opera dell’Ing. Rocco Valentini

Per più anni abbiamo organizzato dei campi di lavoro, nel 1988 è cominciato lo svuotamento di quella cisterna di calcestruzzo interamente ricolma dimelma… E proprio lì c’era il tesoro». Crecchio oggi è rinata. Ci sono due ristoranti, due sportelli bancari, una laboratorio di oreficeria e sono già state presentate le domande per aprire un locale pubblico rivolto ai giovani. C’è una vita che da tempo non si vedeva da quelle parti: «In poco tempo qui è cambiato tutto – continua Valentini -. Ci sono i negozi che vendono i prodotti tipici, turisti, più attenzione: fino a qualche anno fa non c’era neanche mercato per le case,ora è praticamente impossibile trovare in vendita qualche edificio da ristrutturare». Storia emblematica, e per fortuna non unica quella di Crecchio. Macerto difficile da replicare, innanzitutto perché i tesori non si trovano ovunque e non dappertutto c’è un Castello Ducale, proprio alle porte del paese, in grado di ospitare un piccolo museo. Un castello che pure ha avuto, recentemente, un momento di notorietà quando il 9 settembre del ’43 in fuga da Roma vi trovarono rifugio per qualche giorno Vittorio Emanuele III, la regina, il principe Umberto, il generale Badoglio e tutto lo stato maggiore. Le notizie storiche sul castello di Crecchio sono frammentarie, soprattutto sulla sua origine, gli interventi e i rimaneggiamenti che certamente ha subito. Nato come fortilizio, di certo per la sua funzione abitativa può essere collocato nella seconda metà del XV secolo.

 

 

Oggi qui c’è la sede del museo dell’Abruzzo bizantino e medioevale, segno del lavoro degli amanti dell’archeologia, e di una illuminata gestione del patrimonio artistico del posto. Un esempio importante del messaggio di quello che proprio in questi giorni al Salone dei beni culturali di Torino (che termina oggi) vogliono cercare di fare passare: efficienza, privatizzazione, investimenti. Per un diverso rapporto tra beni culturali e sviluppo economico.Conuno slogan: non solo conservazione,ma anche valorizzazione.«Il castello era già stato restaurato dal Comune negli anni passati – spiega poi Anna Barra, archeologa, consigliere nazionale di Archeo club – ma praticamente era sempre chiuso. Con il museo, i visitatori, il turismo facilitato anche da grossi annunci lungo l’autostrada che scorre sotto, è praticamente cambiato tutto. Senza grosse spese: le vetrinette espositive sono state risistemate dai volontari utilizzando vecchi avanzi di magazzino del museo di Chieti, e credo che per tutto il lavoro non siano stati spesi più di venti milioni. Se avessero comprato tutto nuovo ne avrebbero spesi almeno 400». Il proprietario del terreno dove si trova la cisterna romana ha deciso recentemente di donare il terreno al Comune,un gesto simbolico ma significativo dell’attenzione che a Crecchio viene dato al valore dei beni culturali. «Un’area archeologica deve vivere, non è un museo o una mummia -conclude Anna Barra -. Quello di Crecchio è certamente un esempio da imitare».

@ Articolo di Mauro Santi per Metropolis

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 961 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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