Abruzzo post terremoto. Ancora tangenti.


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Agli arresti quattro imprenditori e l’ex consigliere comunale Pierluigi Tancredi, delegato per la messa in sicurezza dei fabbricati del centro storico

L’AQUILA – Le tangenti del terremoto passavano anche attraverso un’agenzia matrimoniale. Dodicimila euro di consulenza per una società di incontri gestita dalla moglie di un ex consigliere comunale, Pierluigi Tancredi, nominato dal sindaco Massimo Cialente delegato per la messa in sicurezza dei fabbricati del centro storico.

E lo stesso Tancredi aveva ottenuto dalle ditte coinvolte anche un contratto per “servizi” da 150 mila euro.
Soldi che servivano, secondo gli inquirenti, per ottenere gli appalti in piena emergenza e puntellare i palazzi lesionati dal sisma, come la sede della Prefettura, divenuta poi immagine simbolo del terremoto.

E le imprese a loro volta avrebbero fatturato a danno della casse pubbliche il 20 per cento di opere “inesistenti”, di materiale mai utilizzato.

C’è anche questo nelle carte che hanno portato oggi agli arresti da parte dei carabinieri del Noe di quattro imprenditori (Mauro Pellegrini, Giancarlo Di Persio, Andrea e Maurizio Polisini) e di Tancredi.

L’ex consigliere comunale di centrodestra (già arrestato dal tribunale dell’Aquila un anno e mezzo fa per un’altra inchiesta per tangenti) in questi giorni di luglio – in base a quanto ricostruito dagli uomini dell’arma attraverso intercettazioni e pedinamenti – stava ricattando alcun imprenditori. Voleva farsi pagare il silenzio.

“Tancredi si presenta dall’imprenditore Pellegrini esigendo il pagamento di una somma di denaro contante indicata in 2/3mila euro per sopperire a esigenze contingenti (“non ho i soldi nemmeno per la spesa”) con la minaccia di non mantener fede ad un patto e riferire così agli inquirenti notizie sui loro illeciti accordi” si legge nelle carte che hanno portato agli arresti.

“Quando Tancredi in una intercettazione ambientale afferma che fino ad oggi ha “tenuto il punto per tutti” chiama in causa tanto l’imprenditore Pellegrini quanto i fratelli Polsini, relativamente ai quali “confessa” di aver appena estorto altri 3mila euro con le stesse minacce. La frase in sé è da ritenersi la più importante perché sottende un accordo preordinato, un “ordine di scuderia” tra corrotti e corruttori, un vincolo omertoso da rispettare deciso in tempi remoti e sempre valido” scrive il tribunale.

“Tancredi avvisa poi che gli inquirenti sono già sulla buona strada e che lui può aiutarli come e quando vuole (“Calcola che a me m’hanno interrogato due volte, e tutte e due le volte mi hanno interrogato su Mancini, su di te e su Polsini … io non ho detto, anzi ho seguitato a difenderti e a dire…

La Repubblica


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