LA NECROPOLI DE LE CASTAGNE A CASTEL DI IERI (AQ)

LA NECROPOLI DE LE CASTAGNE A CASTEL DI IERI (AQ) - Storia Cultura Tradizioni

La necropoli de Le Castagne si estende sulle alture circostanti l’insediamento fortificato di Colle Cipolla, a circa m 900 sopra il livello del mare. Ambedue i siti si trovano in provincia dell’Aquila). Come si vedrà di seguito, le ricerche oggetto di questo contributo hanno delineato sia per l’abitato che per la necropoli un orizzonte cronologico coerente, tra l’VIII e il VI secolo a.C., suggerendo quindi un rapporto di reciproca interdipendenza.

La vicinanza del valico di Forca Caruso, a circa km 3 a sud-ovest, consente di ascrivere i due siti a un sistema di controllo dei percorsi montani di età preromana. Il valico, a m 1100 s.l.m., è attraversato dalla Strada Statale 5, che ricalca il percorso della via Tiburtina Valeria, asse di comunicazione tra la piana del Fucino e la piccola conca Subequana. Quest’ultima è la meno estesa dei due comparti geografici occupati storicamente dai Peligni e prende il nome dal centro romano di Superaequum. La necropoli, composta da tombe a tumulo visibili sul terreno anche a occhio nudo, era segnalata per la prima volta da Ezio Mattiocco nel suo lavoro sul territorio subequano. Essa si estende prevalentemente sulla sommità del pianoro a nord-est di Colle Cipolla, anche se alcuni nuclei di dimensioni inferiori sono localizzabili a nord-ovest e a sud-ovest. Lo stesso Mattiocco segnalava e documentava materiali sporadici provenienti dall’area funeraria, tra cui alcune fibule in bronzo, pugnali in ferro del tipo a stami e un corredo probabilmente infantile, composto da una tazza miniaturistica in impasto, cinque armille in bronzo a triplo avvolgimento, due anellini e una piccola pisside cilindrica decorata a sbalzo con motivo cruciforme sul fondo. Il sito di Colle Cipolla, costeggiato a ovest dalla Strada Statale 5, ancor prima dello scavo era riconoscibile sul terreno grazie alle tracce delle sue fortificazioni a secco e all’abbondante materiale ceramico rinvenuto in superficie.

La scoperta della necropoli

L’Aquila – La scoperta era apparsa subito straordinaria, ma i risultati degli scavi, condotti dalla Sovrintendenza archeologiche abruzzese di Chieti, sono ancora più interessanti. Quella che ormai viene chiamata la “Cervetri d’Abruzzo”, un insediamento antichissimo a mille metri di altitudine sui monti di Forca Caruso, appare dopo il primo bilancio compiuto in questi giorni, qualcosa di eccezionale: oltre 300 circoli di pietra su appena 4 ettari di terreno, a mille metri di altitudine, presso l’antica sede della consolare Tiburtina Valeria che univa Roma alla costa adriatica attraverso i monti d’Abruzzo. I circoli di pietra, come gli archeologi avevano supposto subito, servono a proteggere le tombe. Sono molto ampi, dai 6 agli 8 m di diametro. Il tutto risale al VI secolo a.C., ma nella terra ci sono reperti risalenti al 2000-2500 a.C. E’ la prova, dicono gli archeologi, che insediamenti umani stabili si trovano sui monti di Forca Caruso in epoca remotissima. Fino a oggi sono state “violate” 12 tombe. Dentro, scheletri maschili e femminili, tutti orientati nello stesso modo (un piccolo rebus archeologico), con accanto gli stessi oggetti: armi di bronzo, vasellame in nicchie di pietra, ornamenti ossei per le donne. E anche, recente scoperta, resti di fortificazioni imponenti a protezione di quella che appare come una sconcertante, lunare necropoli d’alta montagna”.

“Nel corso del VII sec. a.C. inizia a diffondersi l’inumazione distesa che sarà prevalente dal V-IV sec. a.C. Per evitare il contatto della terra con l’inumato è ipotizzabile l’esistenza di strutture lignee o lapidee, come dimostrerebbe la presenza di riseghe, poste a livello della deposizione, presenti in certe sepolture. A partire dal VI sec. a.C., in alcune tombe si notano degli ampliamenti al di sotto dei piedi (o accanto alla testa come nel caso di Recanati) per creare spazi destinati ad oggetti del corredo relativi in particolare alla suppellettile domestica e al banchetto (8). Alcune fosse si caratterizzano per la presenza di corredi tombali, anche piuttosto ricchi, ma per l’assenza di resti scheletrici; non è azzardato, forse, interpretarle come dei cenotafi, deposizioni cioè con un carattere prevalentemente commemorativo”

 

Tratto da: Terre Marsicane New – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 Leggi l’articolo:  Istituto Centrale per l’Archeologia

 

Commenta su Facebook

  
Autore: Marco Maccaroni
Letture: 917 volte
Pubblicato: 10 febbraio 2020 nella categoria Storia Cultura Tradizioni