Caramanico Terme

Caramanico Terme - Borghi

Secondo la leggenda sarebbe stato addirittura il nipote di Carlo Magno, il monaco Caro, a fondare nel 980 la città. Avamposto longobardo, fu feudo dei D´Aquino, sotto i quali raggiunse il maggiore sviluppo. Le origini di Caramanico si fanno risalire all’alto Medio Evo – VII sec. – in epoca di piena dominazione longobarda. La cittadina sarebbe stata infatti fondata dal duca longobardo Teodolapio, figlio di Faroaldo, Duca di Spoleto. Il termine Caramanico deriverebbe appunto dalla voce longobarda Harimann (insediamento, distretto). La Riserva Naturale Valle dell´Orfento allunga le sue ultime propaggini fino alle prime case del paese. Prima area protetta sulla Maiella (istituita nel 1971), è soprattutto una delle valli più belle e incontaminate dell´intero Appennino, scolpita dalle turbolenti acque del fiume, che scende a valle tra cascatelle e salti d´acqua, circondata da boschi foltissimi e ripide pareti rocciose. La bellezza del paesaggio fa da sfondo alla presenza di specie animali e vegetali di assoluto pregio: aquile e lupi, orsi e camosci, cervo e caprioli accanto a genziane, orchidee, stelle alpine.

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La riserva è percorsa da un´efficiente rete di sentieri che consentono escursioni di varia durata e difficoltà. I Luchi Il luogo è frequentato fin da tempi remoti: “lucus” era il bosco sacro agli dei. Nell´alto Medioevo fu zona di grande importanza strategica per la presenza di un ponte sul fiume Orta, che rappresentava l´unico punto di congiunzione tra i due versanti nella parte bassa della vallata. Nei secoli IX e X, a difesa dell´attraversamento, sorse una struttura fortificata, il “castello Luco”, ad opera di alcuni esponenti della nascente aristocrazia terriera che contendeva all´Abbazia di Casauria il controllo della vallata. Il sentiero scende fino al fiume in un ambiente naturale di grande bellezza, con praterie e piccole macchie di bosco da cui emergono come torri stretti spuntoni rocciosi.La parte più “spettacolare” è pero costituita dal breve canyon di calcare eroso dall´impeto dell´Orta, oltre 50 metri di rocce scolpite dal pallido colore grigio che seguono sinuose il turbolento corso del fiume. La Chiesa di Santa Maria Maggiore da sempre principale edificio religioso del paese, la Chiesa di Santa Maria Maggiore ha origini altomedievali (la prima data documentata è il 1059) ma numerosi rimaneggiamenti, dovuti soprattutto a eventi sismici, ne hanno alterato l´impianto originario. Gli elementi più pregevoli dell´esterno sono indubbiamente l´abside con statue tre-quattrocentesche e lo splendido portale gotico del 1452, sormontato dal prezioso altorilievo della lunetta (risalente al 1476, di artista tedesco, tal Johannes Biomen di Lubecca) raffigurante l´Incoronazione della Vergine.

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All´interno si trova un bell´altare tardo cinquecentesco dell´Assunta, in pietra della Maiella e marmi con volta affrescata. A destra un suggestivo Crocifisso ligneo del XV sec. Le Chiese di San Tommaso D´Aquino e San Nicola di Bari. Notevoli anche le facciate di San Tommaso D´Aquino, con rosone e portale romanico con colonnine disposte a strombo terminante in archi a tuttosesto (gotico invece il bel port alino laterale), e della parrocchiale di San Nicola di Bari. Qui la sobria eleganza della facciata neoclassica è interrotta dall´esuberanza del portale centrale, a doppio ordine di colonne tortili. La Chiesa di San Tommaso Beckett costruita nei primi anni del XIII sec. (con annesso convento) da religiosi agostiniani che vollero dedicarla all´Arcivescovo di Canterbury a pochi decenni dal martirio, è indubbiamente il più importante edificio religioso nel territorio di Caramanico. L´attuale costruzione evidenzia una storia piuttosto tormentata: un ambizioso progetto mai completato (i quattro pilastri sulla facciata erano destinati a sorreggere un portico mai costruito, così come l´ambone, di cui rimangono leoni stilofori) e numerosi e radicali rimaneggiamenti, in seguito soprattutto a eventi sismici. La facciata è ornata da tre portali riccamente decorati; splendido l´altorilievo sull´architrave del portale centrale, Cristo in trono benedicente i dodici Apostoli. Poco a sinistra, su un concio, compare la figura dell´Abate Berardo committente del progetto. Nella lunetta è presente un semplice disegno di contorno, preparazione ad un affresco (anch´esso mai realizzato) raffigurante la Vergine col Bambino e due Santi. Elegante è anche l´unica abside semicircolare. L´interno a tre navate conserva su alcuni pilastri interessanti affreschi duecenteschi: Sant´Antonio Abate, San Cristoforo, una discesa di Cristo nel limbo. Di grande fascino e rilievo culturale è la presenza di un pozzo di acqua sorgiva nella cripta e di un bizzarro pilastro inserito nella navata destra. Nel primo caso, oltre all´esigenza pratica di imbrigliare la sorgente sgorgante dal terreno su cui fu edificata la chiesa, è ipotizzabile un antico culto precristiano legato alla credenza nelle proprietà taumaturgiche delle acque e, presumibilmente, alla figura di Ercole, dio delle acque salutari oltre che valoroso guerriero. A lui era probabilmente dedicato un santuario nella zona.

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All´antichissimo culto della pietra e delle sue proprietà risanatrici (litoterapia) potrebbe rimandare invece la cosiddetta “Colonna Santa”, un esile e stravagante monolito che poggia su una sproporzionata zoccolatura ed è sormontato da un enorme capitello, altrettanto sproporzionato, ornato da palmette e tralci serpeggianti. Architettonicamente non giustificata, unica nel repertorio della plastica medievale, la colonna ha avuto nei secoli una forte presa sulla fede popolare, che la vuole portata sul posto da un angelo e che ne ha fatto oggetto di devoti strofinamenti (da cui l´assottigliamento nella parte inferiore). Decontra il piccolo borgo, frazione di Caramanico, conserva molte delle antiche abitazioni in pietra, panoramicamente affacciate sulla Valle dell´Orfento. La vista davvero superba che si gode da questo pianoro a 860 metri s.l.m. include, in una imponente scenografia, il Monte Morrone e il versante nordoccidentale della Maiella, divisi dal solco della Valle dell´Orta, su cui si stende l´abitato di Caramanico. La bellezza del paesaggio e l´ampiezza degli spazi fanno di Decontra luogo ideale per escursioni a cavallo, in mountain bike e con gli sci di fondo. A sostegno di queste attività è sorto recentemente un interessante Centro Sportivo (costruzione in pietra di fronte alla fontana del paese) con bar e noleggio di attrezzature.

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L´Eremo di San Bartolomeo posto nella parte bassa del vallone di Santo Spirito, sorge a 650 metri sulla cui sommità si erge l´omonimo eremo, San Bartolomeo è il secondo dei romitori frequentati e ricostruiti da Celestino V sulla Maiella. La semplice costruzione si fonde mimeticamente con la parete rocciosa alla quale, come di consueto, si appoggia. Nella lunga insenatura di questa “balconata” di roccia sono stati ricavati tre ambienti coperti (una chiesetta, con affresco sul portale e due cellette) collegati al vallone attraverso quattro gradinate. Una di queste (la seconda da sinistra) fino a tempi recenti era percorsa in ginocchio dai fedeli in occasione del pellegrinaggio all´eremo. All´interno della chiesetta rupestre, candele, ex voto, foto, testimoniano una fervida devozione alla figura del Santo. Virtù taumaturgiche sono attribuite all´acqua che sgorga dalla piccola risorgiva della parete sinistra che, miscelata con quella del vicino torrente, viene somministrata ai malati. L´Eremo di San Giovanni il più impervio e inaccessibile ma probabilmente il più “scenografico” dei romitori celestiniani sorge a 1220 metri, in uno dei punti più belli della Valle dell´Orfento. Della costruzione rimane solo la parte aerea, due vani interamente ricavati nella parete di calcare, seminascosti nella fitta faggeta. Nell´area dell´Eremo di San Bartolomeo sorgono due importanti siti archeologici del paleolitico. Nell´ampio riparo sottoroccia a destra dell´eremo è stata accertata la presenza di gruppi di cacciatori nomadi, risalenti a 14.000 anni fa, che utilizzarono il luogo come cava per l´estrazione della selce e per la macellazione della selvaggina. Reperti litici di Valle Giumentina (la depressione che apre a sinistra, prima dell´arrivo a San Bartolomeo) riportano persino più indietro nel tempo, documentando esemplarmente le fasi del paloeolitico inferiore e medio in Abruzzo, a partire da 500.000 anni fa.  

 

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Autore: Marco Maccaroni
Letture: 5510 volte
Pubblicato: 30 ottobre 2015 nella categoria Borghi