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Il Castello di Balsorano, uno dei più famosi del cinema Italiano

 

Nell’età dell’oro del cinema italiano, fiorirono generi low budget ma di largo consumo, che avevano bisogno di location spettacolari ma a buon mercato. L’ideale era quindi reperirle non troppo distanti da Roma, nel senso di Cinecittà. Una volta trovato il posto giusto, questo veniva utilizzato e riutilizzato in abbondanza, per la gioia di produttori, scenografi e registi. Ecco perché veniamo spesso colti da una sensazione di déjà-vu quando vediamo un film

 

Di Maurizio De Fazio

Il castello più “spremuto” dall’industria cinematografica tricolore, per esempio, è quello di Balsorano, nella Marsica, in provincia dell’Aquila, ai piedi dei monti Ernici e al confine col Lazio (è a 12 km da Sora). Sarà che il ** Piccolomini** (dal nome della dinastia nobiliare che l’ha posseduto fino al diciottesimo secolo), sopravvissuto e restaurato dopo il terrificante terremoto del 1915, ha sempre mantenuto un aspetto “fuori dal tempo”, il non plus ultra per le opere ambientate nel passato; e poi distava appena un’ora d’auto dall’Hollywood sul Tevere. Inoltre permetteva alle troupe al gran completo di pernottare nei suoi locali durante le riprese, al riparo da occhi e orecchie indiscrete, abbattendo ulteriormente i costi di produzione. Una roccaforte davvero multiuso, con un prezioso e vasto parco circostante. Liberamente trasformabile, di volta in volta, in un convento medievale, in un laboratorio segreto, in un ritrovo perfetto per messe nere e riti orgiastici, in una magione aristocratica classica …

 

 

TUTTI I FILM DEL CASTELLO
In questo castello sono stati perciò** ambientate oltre trenta pellicole.** Magari non capolavori, ma tutti lungometraggi dall’incasso facile, in molti casi “circuitati” anche nel resto del mondo. Il periodo magico è durato dagli anni sessanta agli ottanta, fino alla deriva pornografica dei primi ’90, con un precursore sotto il fascismo: L’antenato, del 1936, diretto da Guido Brignone. Per citarne qualcuno: film di culto tra gli amanti dei b-movies (a cominciare dal “decamerotico” Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, del 1972, che si meritò un sequel immediato*)*, fantasy (Ator 2, l’invincibile Arion del 1984), d’avventura (Riuscirà il nostro eroe a ritrovare il più grande diamante del mondo del 1971), commedie all’italiana (come quella a episodi diretta e interpretata da Alberto Sordi nel 1976, Il comune senso del pudore o Bollenti spiriti, del 1981, con Jonny Dorelli e Gloria Guida).

E ancora: commedie erotiche (C’è un fantasma nel mio letto, anno 1981, con Lilli Carati e Renzo Montagnani); blockbuster comici nostrani (Farfallon del 1974, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia); horror (La cripta e l’incubo del 1964, Lady Frankenstein del 1971, Il plenilunio delle vergini del 1973 ); gialli (A come assassino del 1966**, La sanguisuga conduce la danza** del 1975); film erotici (Esotica Erotica Psikotica del 1970, Suor Emanuelle del 1977), e persino hardcore: il debutto a luci rosse di Moana Pozzi è avvenuto proprio tra le sue misteriche mura, in Erotic Flash, del 1981, e anche Rocco Siffredi si è dato molto da fare qui dentro (in Amleto, per amore di Ofelia del 1995, regia del mitico Luca Damiano, con gran parte dei dialoghi doppiati in rima e in Il marchese De Sade, oltre ogni perversione dell’anno prima. Damiano tornò sul luogo del delitto con l’opus magnum, si fa per dire,* *Decameron X. Due novelle maliziose di bernarde assai vogliose).

 

La cripta e l’incubo (1964) – Il boia scarlatto (1965) – Esotika, erotika, psikotica (1970) – Pensiero d’amore (1969) – Riti, magie nere e segrete orge del Trecento (1973) – Il plenilunio delle vergini (1973) – Continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno (1973) – Farfallon (1974) – La sanguisuga conduce la danza (1975) – Il comune senso del pudore (1976) – Malabimba (1979) – Il marchese De Sade (1994) – Decameron X (1995) – Hamlet (1995) – Genoveffa di Brabante (1964) – La settima tomba (1965) – L’avventuriero della Tortuga (1965) – A come assassino (1966) – Sette donne contro due 07 (1967) – Trappola per sette spie (1967) – Assassino senza volto (1968) – Lady Barbara (1970) – Riuscirà il nostro eroe a ritrovare il più grande diamante del mondo? (1971) – La figlia di Frankenstein (1971) – Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno (1972) – Canterbury n. 2 – Nuove storie d’amore del ‘300 (1972) – Suor Emanuelle (1977) – Baby love (1979) – C’è un fantasma nel mio letto (1981) – Bollenti spiriti (1981) – Ator 2 – L’invincibile Orion (1984)

 

 

LA STORIA
Poderosa fortificazione medievale, con elementi architettonici rinascimentali, il castello Piccolomini di Balsorano fu eretto intorno al 1460 sulle ceneri di una piccola struttura preesistente dal barone Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II. Aveva, almeno inizialmente, funzioni di difesa militare. Come certificano storici e appassionati come Elisa Antonini, che gestisce una bella pagina Facebook dedicata, la dinastia dei Piccolomini ha mantenuto il controllo sul castello e sui centri urbani limitrofi fino all’inizio del settecento. Nel 1806 è crollato ufficialmente il feudalesimo, e con esso l’equiparazione tra “signore del castello” e “signore feudale”. L’ultimo barone è stato Tiberio Piccolomini Testa. Il castello di Balsorano è passato ad altri proprietari, tra cui il francese Carlo Lefebvre, il marchese di Casafuerte e lo spagnolo don Pedro Alvarez de Toledo. Attualmente è un albergo-ristorante, ed è gestito dalla Società dei Castelli d’Italia.

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 975 articoli
Classe 1956, innamorato di questa terra dura ma leale delle sue innevate montagne del suo verde mare sabbioso dei suoi sapori forti ma autentici, autore, nel 2014, del sito web Abruzzo Vivo

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