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Le case di terra cruda in Abruzzo


Casa edificata in terra cruda

Caratteristiche del territorio

Le colline adriatiche, oggi per buona parte urbanizzate, conservano ancora la propria identità agricola con culture di vite, ulivo, e ortaggi, prevalenti nelle aree a ridosso del mare e con ulivo e seminativo nelle zone più interne. Gruppi di pini e querce segnano le creste e i tracciati antropici, antica memoria della proprietà latifondista, mentre ciuffi di canne e macchie di pioppi, olmi e ontani segnano il corso di fossi e fiumi. Le creste dei calanchi segnano il territorio con fianchi spogli, aperti dall’erosione. Il calanco è una formazione tettonica dei rilievi argillosi, dovuta ad un processo di progressivo dilavamento della massa terrosa, il fronte erosivo trae origine dall’effetto delle precipitazioni atmosferiche, ed è essenzialmente esposto ad occidente da dove giungono, almeno nei nostri territori, le abbondanti piogge primaverili e autunnali. Il fianco erboso delle colline mostra la stratificazione dei depositi argillosi che rilevano le grane ei toni cromatici delle terre di cui sono impastati i nostri manufatti in argilla. In questo scenario il dominio dell’architettura in terra cruda si estende con varie concentrazioni nella fascia marittima del territorio abruzzese. Si tratta per lo più di colline e pianure alluvionali caratterizzate tutt’oggi dai tracciati fluviali paralleli, che originati nei bacini carsici montani e pedemontani, giungono al mare con uguale andamento, Sud-Ovest Nord-Est. Le argille, costituite in buona parte da cristalli di quarzo e da silicati di alluminio allo stato colloidale, capaci di assorbire acqua per via della piccola dimensione delle particelle costituenti, acquistando grande plasticità, e sonno il risultato della lunga sedimentazione di materiali più fini trasportati dai corsi d’acqua, depositati nei tratti terminali di questi dove minori sono le pendenze e dove minore è la velocità di scorrimento delle acque. La qualità, invero assai variabile dei minerali in esse disciolti, conferisce di volta in volta il colore naturale alle argille che, in Abruzzo, presentano una pigmentazione ocra e rosata, a volte grigio verde, dovuta alla presenza di solfuro di ferro, alla cui ossidazione è poi dovuto il caratteristico colore giallo ocra, dai toni caldi e i riflessi dorati delle pinciaie.

La diffusione degli edifici in crudo nella regione

Il Censimento dei manufatti in terra cruda ha interessato una vasta porzione del territorio regionale comprendente l’intera fascia collinare costiera ed alcune aree dell’entroterra abruzzese. Nei territori collinari distribuiti lungo l’Adriatico, fino a circa 50 chilometri verso l’interno, è stata compiuta un’indagine a tappeto, mirata alla completa ricognizione dei luoghi per una completa individuazione di tutti i manufatti presenti (si è scelto di rilevare ogni edificio o traccia di esso allo scopo di delineare la reale dimensione del fenomeno insediativo e di confrontare il dato odierno con alcune indagini svolte in passato); mentre nelle zone più interne della regione, dove notoriamente la tradizione del crudo assume dimensioni meno rilevanti, sono state condotte indagini mirate, sulla scorta di segnalazioni provenienti sia dalle amministrazioni locali sia da tecnici ed esperti in possesso di conoscenze e di notizie utili. Le case in argilla, In Abruzzo, sono oggi diffuse in maniera significativa in due zone della fascia adriatica, situate una in provincia di Teramo e una a cavallo delle province di Chieti e di Pescara.

 

 

La prima area comprende le valli dei fiumi Vibrata, Vomano, Tordino e Salinelllo mentre la seconda interessa le colline comprese tra le valli del Pescara e del fiume Foro. In queste due zone di diffusione si rileva, infatti, una grande concentrazione di manufatti in variegate conformazioni insediative, svariate soluzioni tipologiche sebbene con analoghe ma interessanti tecniche costruttive. La cultura dell’argilla cruda, sebbene con intensità variabile è diffusa, tuttavia, sull’intero territorio collinare adriatico, che si estende dal confine settentrionale della regione, coincidente con la valle del fiume Tronto, fino alla Val di Sangro, interessando, anche se in modo marginale, anche la valle Peligna. Questo dato coincide sostanzialmente con le indagini svolte in passato da numerosi studiosi. In particolare l’Ortolani, che nella sua ricerca svolta negli anni ’58-’60, rilevava una netta distinzione tra le dimore rurali diffuse nei territori montuosi e quelle collinari de delle valli adriatiche: “L’Abruzzo marittimo è il regno dell’argilla e della casa in laterizio l’Abruzzo montano è il regno del calcare e delle case in pietra”. Con l’ultimo studio, alla data del 30 settembre 1998, sono stati rilevati complessivamente 507 edifici, distribuiti nelle quattro province abruzzesi. Per ottenere un quadro completo del rilevamento a tale cifra bisogna aggiungere il dato del censimento promosso dalla Provincia di Chieti nel 1997, con il quale sono stati catalogati ben 322 edifici. Otteniamo, così, la riguardevole cifra di 806 edifici censiti in tutto il territorio regionale sufficiente a fornire una prima, significativa descrizione di un fenomeno insediativo che oggi rappresenta un importante patrimonio storico e culturale per la comunità abruzzese.

La distribuzione dei manufatti nei territori provinciali

L’inchiesta svolta nel 1934 da G. Schepis, per conto dell’istituto Centrale di Statica registrava, in Abruzzo e Molise oltre settemila edifici in terra. Di questi si contavano 2084 in Provincia di Teramo; 1548 in Provincia di Pescara; 3345 in Provincia di Chieti e 97 in Provincia del Aquila. La stessa ricerca conteneva una valutazione del dato percentuale relativo alla incidenza del numero delle costruzioni in crudo sul totale delle abitazioni rurali: su un campione di 10.000 case, quelle in terra risultano essere 2228, oltre il 20%. In particolare: 755 in provincia di Teramo; 780 in provincia di Pescara; 683 in provincia di Chieti. Dal confronto dei dati si comprende come pochi decenni il processo di abbandono e distruzione delle case in terra cruda abbia assunto dimensioni enormi fino all’eliminazione, quasi completa, di un patrimonio storico e ambientale di fondamentale importanza.

 

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 961 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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