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Abbazia di San Liberatore a Majella

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L’abbazia di San Liberatore a Majella, una delle più antiche dell’ordine benedettino cassinese, fu ricostruita dal monaco Teobaldo agli inizi dell’ XI secolo dopo che l’impianto primitivo era stato distrutto da un terremoto nel 990. Nel 1595 – 96 l’abate cassinese don Basilio da Brescia modifica notevolmente convento e chiesa aggiungendo a questa un portico (poi crollato) e le finestre rinascimentali. Ancora fiorente nel settecento l’ abbazia conosce poi un crescente declino: invasa dalla vegetazione e utilizzata come cimitero rimane per molti anni ridotta ad un rudere fino al 1967, anno in cui iniziano i radicali interventi integrativi che conferiscono alla chiesa l’ aspetto attuale.

 
 
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La facciata rispecchia nella differente altezza la ripartizione interna a tre navate. L’accesso avviene mediante tre portali simili nella forma presentando tutti stipiti rettangolari, architrave monolitico, archi di scarico della stessa larghezza dei piedritti e decorazioni a bassorilievo.

 
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L’interno è a pianta basilicale con le tre navate, scandite da sette campate, che terminano in absidi semicircolari. Da vedere: L’ambone, molto lacunoso, che presenta in alcune parti superstiti manifeste affinità con gli amboni di San Pelino e San Clemente. ‘E databile intorno al 1180; il pavimento a mosaico, composto nel 1275, che testimonia l’ influenza di maestri bizantini e mostra evidenti analogie con quello fatto costruire a Montecassino dall’ abate Desiderio; gli affreschi staccati ed esposti sulla parete destra. Fra questi notevole valore documentario ha quello in cui è rappresentato il monaco Teobaldo in atto di offrire un modellino dell’ abbazia che presenta la torre campanaria e il portico.

 
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Gli affreschi

Nella chiesa di San Liberatore sono conservati due cicli di affreschi medievali, risalenti ad epoche diverse. Lo stato di grave usura in cui si presentano oggi è dovuta soprattutto all’assenza di un tetto per lungo periodo. Nel Cinquecento furono ricoperti da altre pitture che recentemente sono state staccate e affisse su pannelli esposti nella navata destra. L’affresco più antico risale al periodo dell’abate francese Bernardo Ayglerio, nella seconda metà del XIII secolo.

 
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Seppur stilisticamente diversi, i due cicli trattano lo stesso tema, cioè illustrare e difendere i privilegi, i possedimenti e i diritti feudali dell’abbazia stessa. Le pitture duecentesche dell’abside rappresentano episodi inerenti alla storia del monastero: un monaco (probabilmente Teobaldo) che offre un modellino della chiesa a San Benedetto, Sancio di Villa Oliveti che dona le sue proprietà al monastero, Carlo Magno e (forse) il giovane figlio Pipino mentre confermano il monastero all’ordine benedettino.

 
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Ambone di San Liberatore a Majella
 

Al centro vi era San Benedetto che regge con la mano destra il pastorale di Vescovo-Abate della diocesi di Cassino, che oggi è solo parzialmente riconoscibile. Di autore ignoto, secondo alcuni un certo Teodino, quest’opera rappresenta un’importante testimonianza di pittura gotica. Gli affreschi cinquecenteschi sono invece un esempio di influenza lombarda e veneta


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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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