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Abruzzo terra di magia

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La magia è oggi ancora viva e praticata in Abruzzo, in un diretto legame con i riti e le formule del passato. Gli incantesimi ed i sortilegi vengono tramandati in questa regione,  da tempo immemorabile, come un lascito delle vecchie generazioni alle nuove. I tal modo hanno continuato a sopravvivere in questa regione usanze e rituali di straordinario fascino anche legati alle erbe ed alla natura. Qui è ancora possibile ritrovare un rituale   con l’acqua e l’olio, che compare in papiri magici del II secolo d.C. dedicati a Iside, praticato ancora oggi contro il malocchio. Qui possiamo ancora trovare i serpari di Cocullo che altro non sono che i discendenti dei sacerdoti-maghi del tempo di Angizia. La permanenza in terra abruzzese di questi elementi magici si affianca e a volte si sovrappone a una religiosità sincera e radicata, ma spesso espressa con un linguaggio popolare antichissimo e non sempre ortodosso. È questa una delle caratteristiche che meglio rappresentano l’identità culturale del territorio abruzzese, con caratteri di assoluta originalità.

In Abruzzo esiste anche una sorta di continuità culturale tra le testimonianze archeologiche della lavorazione dei metalli che risulta ricca di valenze simboliche legate a culti e rituali, e che si ritrova ancora nelle manifestazioni popolari e devozionali più recenti. La lavorazione dei metalli, delle pietre e l’oreficeria rappresentano infatti sicuramente la una famosa e raffinata tradizione artigianale abruzzese, capace di influenzare la produzione pittorica di artisti come Michetti e Cascella.
 E’ un aspetto forse poco noto ma molto importante della cultura e della tradizione dell’Abruzzo: un sapere antichissimo tramandato ininterrottamente nel corso dei millenni, una visione della vita come teatro di forze immateriali che l’uomo si ingegna a provare a governare e che gli abitanti di questa terra divisa tra mare e monti conservano gelosamente. Anche una ricca collezione di autorevoli fonti letterarie ci conferma il legame antico di questa terra con il mondo della magia: ne parla il sulmonese Ovidio, ma anche Virgilio nell’Eneide, Boccaccio e – in tempi più recenti – Dumas e D’Annunzio.

Angizia- Lago del Fucino

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La località prende il nome dalla dea Angizia, forse ai più poco nota ma che era sorella della piu’ famosa Maga Circe e della “medusa”, dea dalla testa ricoperta da serpi che pietrificava gli uomini al solo sguardo. Forse per questo gli abitanti del luogo erano rinomati come guaritori e pare che fossero specializzati nel curare i morsi dei serpenti.
L’antica città chiamata Angizia (Anxa), citata anche nell’Eneide, era abitata dai marsi in età preromanica e sorgeva sulle rive del lago del Fucino.
Era situata dove ora sorge il cimitero e le sue rovine sono ancora ben visibili. Ancora in epoca recente sono stati trovati molti reperti e nel 1998 con un autofinanziamento dell’amministrazione comunale sono iniziati i primi lavori di scavo che hanno portato alla luce un’imponente tempio di eta’ augustea, colonne doriche e sepolture. Come dicevamo la dea Angitia era anche maga ed eccelleva nella preparazione di “male erbe e veleni”
Angizia era una maga venerata come divinità ed era, secondo il mito, sorella di   un’altra celeberrima e terribile maga, Medea, progenitrice della stirpe dei Marsi. Da Lei , secondo la leggenda, i Marsi sappresero tutti i segreti divenendo una popolazione di incantatori di serpenti, conoscitori di erbe e veleni, indovini.
E’ grazie alla profonda vocazione alla magia e al mistero, che vive e si rinnova attraverso un patrimonio popolare e antichissimo, una ricchezza di oggetti di culto, amuleti, talismani, rituali, formule, che molti incantesimi continuano a sopravvivere nel mondo moderno.

I Serpari di Cucullo (AQ)

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Il primo giovedì di maggio a Cocullo, nell’aquilano, si festeggia San Domenico.
Come molte usanze della religione cristiana anche questa trae le sue radici da un rito pagano.
La devozione per San Domenico, protettore dal morso dei serpenti e che ha il potere di guarire le malattie dei denti, si intreccia con il rito arcaico dei “serpari”, manipolatori dei serpenti, nel suggestivo quanto unico Rito dei Serpari.
Secondo ricostruzioni storiche i Serpari sono i discendenti dei sacerdoti-maghi del tempo di Angizia.
La tradizionale processione prevede che la statua del santo sia portata a spalla in processione, addobbata con serpenti vivi, catturati sui monti attorno al paese nel corso della stagione fredda.
Prima della processione ai visitatori vengono mostrati questi i serpenti, e volendo è possibile di toccarli o maneggiarli, mentre si intonano canti popolari per le vie del paesino.
Il corteo si allunga per le strette vie di Cucullo trasmettendo agli astanti immagini suggestive ed emozionanti.
Il corteo è preceduto da ragazze in costume tradizionale che portano canestri colmi di ciambellati, dolci tipici decorati con confetti, che vengono poi offerti ai portatori.
Una giornata diversa che riconcilia gli animi con la natura, rasserena i cuori con le suggestioni che offre un piccolo borgo di montagna incontaminato, conduce alla condivisione nella devozione impastata al folclore.
L’incontro con i serpari, la possibilità di accarezzare un serpente e superare le paure, accalcarsi dietro la statua del santo chiedendo soccorso per la salute, o restare semplicemente ai margini, spettatore di fronte a un evento così particolare, suscita inevitabilmente un fremito profondo, che vale la pena di provare.
A Cocullo è possibile anche visitare i resti del castello con torre appartenuto al leggendario duca Sarchia che aveva il “vizio” di  imporre la barbara usanza dello Jus primæ noctis alle donne appena sposate e che, per tale motivo, fu ucciso. 
Due sono le chiese da visitare, una dedicata alla Madonna delle Grazie che conserva alcuni quadri di scuola del Luini e del Giorgione , l’altra è dedicata a San Domenico da Foligno caratteristica per un pregevole Battistero e alcuni arredi sacri in argento.

Lanciano città dei miracoli
di di Ettore Dragani

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Lanciano è una cittadina della provincia di Chieti, ricco scrigno di storia, di arte e di misteri.
Fra gli altri “misteri” di questo luogo, ve ne sono due particolarmente attraenti: i due miracoli eucaristici, come se uno solo di questi eventi prodigiosi, già di per sé straordinari, fosse troppo poca cosa.
Il primo Miracolo Eucaristico di Lanciano ebbe luogo intorno all’anno settecento; in quel momento storico, in oriente, era in corso la violenta persecuzione iconoclasta dell’imperatore Leone Isaurico, che fra l’altro colpiva duramente i monaci; perciò molti di essi (secondo probabili stime, circa 50.000)lasciarono i territori bizantini orientali e si rifugiarono in Italia; una comunità si stabilì a Lanciano, presso la chiesa dei santi Longino e Domiziano.
Un giorno un monaco, nel celebrare la messa,  fu colto da un dubbio di fede; e, come in risposta celeste al suo cruccio interiore, l’impossibile avvenne: al pronunciare le parole della consacrazione, la transustanziazione si fece visibile: l’ostia divenne sensibilmente carne, e il vino divenne sensibilmente vivo sangue.
La reliquia fu chiusa in un primo momento in una custodia di avorio. Successivamente furono chiuse in un vaso di cristallo, deposto, questo, in un armadio di legno, chiuso con quattro chiavi. Un vaso contenente il sangue di Gesù evoca suggestivamente l’idea di Graal.
Nel 1920, furono poste (le reliquie) dietro il nuovo altare maggiore. Dal 1923, la “carne” è esposta nella raggiera di un ostensorio, mentre i grumi di sangue disseccato, sono contenuti in un specie di calice di cristallo ai piedi di questo ostensorio.
La chiesa successivamente passò ai benedettini (1274 –1229); quindi, dal 1229 al 1252 al clero diocesano, e infine ai francescani, che la officiarono fino alle soppressioni napoleoniche del 1809 e ritornandovi nel 1953.
Vi furono ricognizioni, con concorso di medici ed ecclesiastici, nel 1574, nel 1637, 1770,1866, nonché nel 1970; questa ultima ricognizione ha dato dei risultati che hanno conferito clamorosa fama , in tutto il mondo, alle reliquie di questo miracolo.
Il dott. Edoardo Linoli, capo del servizio all’ospedale d’Arezzo e professore di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica, coadiuvato del prof. Ruggero Bertelli dell’Università di Siena, prelevarono dei campioni delle reliquie. Il 18 novembre 1970 ebbero luogo le analisi in laboratorio. Il 4 marzo 1971, il professore presentò un accurato referto degli esami eseguiti.
In sintesi, i risultati sono i seguenti:

1. La “carne miracolosa” è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio.
2. Il “sangue miracoloso” è vero sangue: l’analisi cromatografica lo dimostra con certezza assoluta e indiscutibile.
3. Lo studio immunologico manifesta che la carne e il sangue sono certamente di natura umana e la prova immunoematologica permette di affermare con tutta oggettività e certezza che ambedue appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB. Questa identità del gruppo sanguigno può indicare l’appartenenza della carne e del sangue alla medesima persona, con la possibilità tuttavia dell’appartenenza a due individui differenti del medesimo gruppo sanguigno.
4. Le proteine contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella dello schema siero-proteico del sangue fresco normale.
5. Nessuna sezione istologica ha rivelato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici utilizzate nell’antichità allo scopo di mummificazione. Certo, la conservazione di proteine e dei minerali osservati nella carne e nel sangue di Lanciano non è né impossibile né eccezionale: le analisi ripetute hanno permesso di trovare proteine nelle mummie egiziane di 4 e di 5.000 anni. Ma è opportuno sottolineare che il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti, è molto differente da quello di un frammento di miocardio, lasciato allo stato naturale per secoli, esposto agli agenti fisici atmosferici e biochimici.

Il prof. Linoli esclude categoricamente anche l’ipotesi di un falso compiuto nei secoli passati: “Infatti, dice, supponendo che si sia prelevato il cuore di un cadavere, io affermo che solamente una mano esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere un “taglio” uniforme di un viscere incavato (come si può ancora intravedere sulla “carne”) e tangenziale alla superficie di questo viscere, come fa pensare il corso prevalentemente longitudinale dei fasci delle fibre muscolari, visibile, in parecchi punti nelle preparazioni istologiche. Inoltre, se il sangue fosse stato prelevato da un cadavere, si sarebbe rapidamente alterato, per deliquescenza. o putrefazione.
I risultati delle analisi del prof. Linoli vennero pubblicati in Quaderni Sclavo in Diagnostica, 1971, fasc. 3 (Grafiche Meini, Siena) e suscitò un grande interesse nel mondo scientifico. Anche nel 1973, il Consiglio superiore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, O.M.S./O.N.U. nominò una commissione scientifica per verificare, attraverso analisi di controllo, le conclusioni del medico italiano. I lavori durarono 15 mesi con un totale di 500 esami. Le ricerche furono le stesse di quelle attuate dal prof. Linoli, con altri complementi. Queste ulteriori ricerche e verifiche non fecero altro che confermare le conclusioni del prof. Linoli.
In particolare, fu dichiarato che i frammenti prelevati a Lanciano non potevano essere assimilati a tessuti mummificati. La loro conservazione dopo quasi dodici secoli, in reliquiari di vetro e in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti, non è scientificamente spiegabile: infatti i vasi che racchiudono queste reliquie non impediscono l’accesso dell’aria e della luce né l’entrata di parassiti d’ordine vegetale o animale, veicoli ordinari dell’aria atmosferica. In quanto alla natura del frammento di carne, la commissione dichiara senza esitazione che si tratta di un tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche proprie degli esseri viventi.

Il secondo miracolo eucaristico, noto per essere stato raffigurato da celebri artisti quali Paolo Uccello ed altri, avvenne nel 1273: una donna, di nome Ricciarella, che era tradita e maltrattata dal marito, su suggerimento di una fattucchiera sua vicina di casa, fingendo di comunicarsi rubò l’Ostia Santa, con l’intenzione di impiegarla in un rito sacrilego, per ottenere un filtro d’amore per suo marito. Ricciarella e la fattucchiera sua complice, nella stalla al pianterreno della casa della prima, posero una tegola ad arroventarsi sulla brace, e vi gettarono sopra l’Ostia consacrata: questa subito si trasformò parzialmente in carne, e colò abbondante sangue; le due donne, spaventate dall’evento inaspettato, interruppero il rito nefando, avvolsero tegola insanguinata e Ostia in una tovaglia e seppellirono il tutto nella stalla stessa. Il marito, che esercitava il mestiere di mulattiere, la sera tornò con i suoi giumenti. Le bestie si rifiutavano di varcare la porta della stalla; riuscì a farle entrare solo a forza di bastonate, e una volta dentro fecero un giro intorno al punto dove era stato seppellito l’involto, evi si inginocchiarono sopra; al mattino dopo, i muli uscivano solo con le terga rivolte verso la porta, come se avessero desiderato “non dare le spalle”; siccome ogni sera si ripeteva il medesimo “teatrino”, il marito di Ricciarella, dopo qualche giorno, pensò di scavare nel punto dove i muli si inginocchiavano; trovò la tovaglia insanguinata e il resto e chiese spiegazione a sua moglie. Quest’ultima disse al marito che cosa era avvenuto, e, pentitasi, si confessò al priore del vicino convento di S. Agostino, tale Iacopo Diotallevi. Questi, essendo originario di Offida (AP), portò le reliquie al suo paese natale, dove sono solennemente festeggiate il 3 maggio di ogni anno. Recentemente (2003) un frammento dell’ostia e della tovaglia insanguinata sono state riportate a Lanciano, e sono esposte nella chiesa di S. Croce, la quale è stata ricavata dalla stalla della Ricciarella dove avvennero i fatti.

Il guerriero di Capestrano

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Nel museo archeologico di Chieti è conservata una statua misteriosa ed affascinate che ha dato luogo a molte illazioni. Si tratta del “guerriero di Capestrano” (VI secolo a.C.), così soprannominato perchè rinvenuto in una località a nord-est di Capestrano in una necropoli dell’antica città di Aufinum (Ofena), un borgo medioevale in provincia dell’Aquila.
E’ senz’altro una delle raffigurazioni più monumentali e impressionanti dell’arte italica, Si tratta di un unicum, di cui gli studiosi non sanno offrire spiegazioni.
La statua è alta oltre due metri e raffigura un personaggio dall’abbigliamento insolito, una figura maschile con braccia ripiegate sul petto. Il volto è forse coperto da una maschera. La fattura del copricapo è senz’altro inusitata, copre le orecchie, è a forma di disco con oltre 65 cm di diametro. Il torso e la schiena sono protetti da scudi, mentre un altro riparo, in cuoio o in lamina metallica, sorretto da un cinturone, protegge il ventre. Le gambe recano degli schinieri e i piedi calzano dei sandali. Appesi davanti al petto, il guerriero porta una spada, con elsa e fodero decorati, e un pugnale. La destra regge forse un’insegna di comando o una piccola ascia. Gli ornamenti sono costituiti da una collana rigida con pendaglio e da bracciali sugli avambracci.. La figura poggia su un piedistallo ed è sorretta da due pilastrini laterali, sui quali sono incise delle lance. Sul sostegno di sinistra vi è un’iscrizione di cui s’ignora l’origine ed il significato, un’unica riga di testo con verso dal basso in alto e parole separate da punti: MA KUPRI KORAM OPSUT ANANIS RAKI NEVII: Sebbene lungamente esaminata e studiata da linguisti, studiosi ed esperti archeologi non è stato ancora chiarito quale alfabeto sia stato usato e, quindi, in quale lingua sia stata scritta?
La statua è di eccezionale qualità e certamente è in contrasto con il livello di scarsa raffinatezza riscontrabile in opere dello stesso periodo e della stessa zona quali  ad esempio la stele di Guardiagrele, il torso di Atessa,  “le gambe del diavolo” da Collelongo (L’Aquila).
L’anatomia del guerriero è riconducibile ai coevi kouroi greci,  mentre molta più cura è stata dispensata nel raffigurare dettagli come le armi, forse per sottolineare il rango e l’importanza del personaggio ma forse anche per lasciare un segnale, un messaggio per l’aldilà o per i posteri.
I kouroi e le korai  sono sculture greche, la cui nascita si colloca intorno al VI secolo a.C. e la cui impostazione risente della cultura egizia e tramite questa della cultura sumera.
Come si è soliti suddividere i tre stili dei templi greci in ordine dorico, ionico e corinzio, convenzionalmente si divide la scultura greca in dorica, attica e corinzia.
◾La scultura dorica si sviluppa dal VII-VI secolo a.C. ed è caratterizzata da fattezze tozze e un po’ sproporzionate.
◾La scultura attica si sviluppa dal VI secolo a.C. e cerca di riprodurre le membra maggiormente curve.
◾La scultura ionica si sviluppa anch’essa nel VI secolo a.C. e ricerca l’armonia e l’equilibrio.
Il mito a cui si fa riferimento per questo tipo di sculture è quello di Kleobi e Bitone
Il mito narra come Kleobi (Klèobis) e Bitone (Bìton) fossero i due figli di  Cidìppe, sacerdotessa del tempio di Hera. I due giovani si offrono di aiutare la madre, in ritardo nell’andata al tempio. Siccome predisporre i buoi avrebbe richiesto molto tempo, Kleobi e Bitone si offrono di sostituirsi ai buoi e di trainare con le proprie forze il carro della madre per 45 stadi, circa 8 chilometri. Cidippe, estremamente orgogliosa e riconoscente verso i propri figli, prega la Dea affinché premi i due ragazzi. Hera, ricevute le preghiere e commossa del loro atto, li fa sprofondare entrambi in un sonno piacevole ed eterno.

Rocca Calascio (AQ)
di Roberto Hunterbrothers

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Rocca CalascioLuogo di particolare interesse storico e culturale è sicuramente la Rocca di Calascio.  Situata al centro del Parco Nazionale del Gran Sasso, su una vetta che sovrasta tutta la valle del Tirino, gode di un panorama eccezionale, che va dal Monte Gran Sasso fino quasi a scorgere nelle giornate limpide  il mare abruzzese. La rocca è una delle più alte d’Italia e si trova quasi a 1500 mt . di altezza sul livello del mare. Bellissima in veste estiva lo è  ancor di più in quella invernale, periodo nel quale il sito è praticamente isolato ed inaccessibile per via della neve.  La sua costruzione risalente all’anno 1000  nasce come torre di avvistamento ed è tutt’ora utilizzata a questo scopo dalla Protezione Civile per servizi di prevenzione incendi.
Nel 1400 circa ha subito un evoluzione con un ulteriore fortificazione a scopo difensivo e di comunicazione con altre fortificazioni attraverso segnali luminosi, fino all’Adriatico.  La sua posizione strategica gli ha permesso di sopravvivere ai secoli in quanto il dominio sulla valle, zona di passaggio delle enormi gregge che attraversavano il territorio per la transumanza ,  forniva introiti in cambio di protezione ai passanti che si dirigevano verso Foggia lungo quello che era chiamato “Regio Tratturo”. Questo ha permesso lo sviluppo di Rocca Calasio – Panoraman piccolo borgo, attualmente abbandonato, adiacente alla fortificazione. Dopo l’acquisto da parte della famiglia Medici, nel 1700 un tremendo terremoto ha devastato il borgo rendendolo disabitato.
La struttura presenta un ingresso principale con un ponte levatoio, Una torre centrale detta “maschio” divisa all’interno su tre piani e sviluppata in altezza, contornata da in camminatoio ampio ed una cinta muraria merlata con diverse feritoie, idonee per forma sia all’uso di archi che successivamente di armi da fuoco.  La torre centrale è sicuramente antecedente a tutto il resto della struttura. Quattro Ulteriori torri, poste sugli angoli danno un idea di robustezza ed inaccessibilità al castello. Le basi delle torri presentano pendii scoscesi e servivano come magazzini e come cisterne per l’acqua. La rocca dopo diversi restauri è attualmente  accessibile al pubblico.
Nei pressi della Rocca sorge anche una chiesa. Risalente al 1500 circa che prende il nome di  Santa Maria della Pietà.
La caratteristica di questa chiesa è Rocca Calasciola pianta ottagonale e le finestre basse e larghe. Queste permettevano ai pastori con gli armenti al seguito di assistere alla funzione dal di fuori senza dover necessariamente dover  abbandonare il gregge per poter entrare.
Il castello, ben conservato caratterizzato da mura di pietra bianca, è stato utilizzato come set per diversi film, tra i quali “Lady Hawk” ed “Il nome della Rosa”.  Il suo affascinante stile medioevale ed il paesaggio mozzafiato fanno di questo posto poco conosciuto un luogo che vale la pena visitare, ma anche un luogo contemplativo e di meditazione immerso nella natura.
In conclusione tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che il Guerriero rappresenta: “ la più importante fra le sculture con una monumentalità ignota ad altre creazioni del mondo italico ” (Bianchi – Bandinelli – Giuliano) ed inoltre molti particolari ci riportano a miti di derivazione forse etrusca o medio orientale, in particolare egizia e sumera, ma comunque certamente inusuale per non dire incoerente con la cultura indigena dell’epoca.
Cosa dire quindi ? Chi è il personaggio rappresentato in modo così particolare ? Si tratta senz’altro di una scultura di origine e struttura misteriosa che ci può far percorrere sentieri di fantasia ma che comunque merita di essere vista, non fosse altro per respirare l’area di mistero che trasmette.

Altri luoghi del mistero nella regione

Atessa (CH) – Costola e sangue di drago
Capestrano (AQ) – Il magico quadrato del ‘Sator’
Caramanico Terme (PE), San Tommaso – L’assurdo pilastro
Castelvecchio Subequo (AQ), Forca Caruso – La preistorica ‘Cerveteri d’Abruzzo’
Fara San Martino (CH), La Fara – Grotta e pietre terapeutiche
Isola del Gran Sasso d’Italia (TE), Pretara – Lo strano ‘pettine’ di santa Colomba
Lanciano (CH) – Il miracolo eucaristico permanente
Magliano de’ Marsi (AQ) – Il magico quadrato del ‘Sator’
Manoppello (PE) – Il Volto Santo
Montazzoli (CH) – Eco rimarchevole
Moscufo (PE), Santa Maria del Lago – I misteriosi megaliti lavorati
Pescasseroli (AQ) – Luogo di Madonne Nere
Pescocostanzo (AQ) – Il segreto del ferro battuto
Popoli (PE) – Luogo sacro agli italici
Raiano (AQ) – La capitale perduta e la misteriosa iscrizione
Raiano (AQ) – La ‘pietra santa’ della guarigione
Raiano (AQ) – La strana eclisse
Sant’Eusanio del Sangro (CH) – Singolare utilizzo della Casa Comunale
Sant’Eusanio Forconese (AQ) – Una cura per l’emicrania
Scurcola Marsicana (AQ) – L’eccezionale necropoli monumentale
Sulmona (AQ) – La terapeutica ‘sedia di san Panfilo’
Bomba (Ch): Santuario di San Mauro;
Capestrano (Aq): Chiesa di San Pietro ad Oratorium;
Civitella Roveto (Aq): fiume Liri;
Fara S. Martino (Ch): la grotta di San Martino;
Isola del Gran Sasso d’Italia (Te): eremi taggio di Santa Colomba;
Luco de’ Marsi (Aq): Bosco sacro;
Penne (Ps): sorgente dell’Acqua Ventina;
Pescina (Aq): sedile di San Bernardo;
San Vittorino (Aq): Chiesa di San Vittorino;
Sant’Eusanio Forconese (Aq): Chiesa di Sant’Eusanio;
Villalago (Aq): grotta di San Domenico.

Credits: www.luoghiemisteri.it


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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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