Arte popolare a Poggio Umbricchio, Cerqueto e Fano Adriano


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Poggio Umbricchio è in una posizione particolarmente felice. In alto, sulla sponda sinistra del Vomano – siamo nell’area dei Monti della Laga – è protetta alle spalle da rocce alte e levigate, plastiche come sculture. Si tratta di molasse, di composizione chimica diversa rispetto alle arenarie dei Monti della Laga e alle rocce calcaree del Gran Sasso.

Di questa pietra è costruito tutto il paese: le case a uno o più piani e la Chiesa. C’è una piacevole omogeneità di colore. Solo elemento dissonante la sommità della torre campanaria restaurata a mattoncini rossi. Pare si sia trattato di un problema di costi. Pazienza! I poggiani hanno il merito di aver avuto cura della cinquecentesca S. Maria Lauretana, una Chiesa – non è successo altrettanto per quella della vicina Senarica – che custodisce al suo interno alcune opere molto importanti. Come la pietra miliare romana CIIII che fa da base all’acquasantiera, e documenta la presenza di una strada romana, probabilmente la via Caecilia. Come i “legni” barocchi – un confessionale, la balaustra che separa il presbiterio, il soffitto a cassettoni ornati di rosetta centrale (datato 1664), i quattro altari dorati e dipinti dall’apparato iconografico molto complesso – tutti manufatti di notevole qualità. Un quinto altare è andato distrutto in un incendio. L’altare della Madonna del Rosario datato 1695 è firmato dal doratore Joannes Martinellus, lo stesso che nel 1694 data e firma l’altare della Madonna a Fano Adriano. Dietro gli altari sono visibili alcuni interessanti affreschi del Cinquecento e Seicento, riscoperti di recente. Sull’altra sponda del Vomano, proprio di fronte a Poggio Umbricchio – siamo qui nell’area del Gran Sasso – c’è il paese gemello di Cerqueto (corruzione dialettale, per metatesi, di Querceto). Conosciuto soprattutto in virtù di un Presepe vivente – una sacra rappresentazione che richiama alla vigilia di Natale folle di visitatori – e di un piccolo ma interessante Museo delle Tradizioni Popolari (fondato nel 1964 da don Nicola Iobbi), ha belle case in pietra, purtroppo in gran parte disabitate, con tracce degli antichi gafi (terrazzi coperti) di origine longobarda. Particolarmente bello il panorama sui Monti della Laga che si scorge dallo slargo davanti alla parrocchiale di S. Egidio (XV sec). La Chiesa con tipica facciata abruzzese a coronamento piano ha un semplice portale, scolpito nel 1585 – sull’architrave, a destra, c’è lo stemma di Cerqueto.

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Un tozzo campanile in pietra, cuspidato, si appoggia sul lato sinistro della Chiesa. Nell’interno a due navate si trovano alcuni altari lignei di età barocca di gusto popolare molto interessanti, due altari in pietra di stile tardo rinascimentale – che incorniciano rispettivamente una tela della Madonna del Rosario e un S. Rocco, vistosamente deteriorati – ed un affresco quattrocentesco di gusto popolare, dolcissimo. Si tratta di una ingenua, emozionante Annunciazione – una singolare “conceptio ad aurem” – con la colomba che dall’orecchio feconda la Vergine umilmente atteggiata e l’Angelo con giglio in una mano e la destra benedicente nel tipico gesto sacerdotale. Le due figure si stagliano entro archi a tutto sesto divisi da colonna, inseriti in un’architettura che richiama la facciata di una Chiesa. Le loro vesti sontuose, il mantello della Vergine e il piviale dell’Angelo, escono al di qua della soglia della finestra e si impongono all’attenzione del visitatore. L’autore, ignoto, si è chiaramente ispirato per l’impostazione della scena e per alcuni dettagli (la colomba, le ali dell’Angelo) all’Annunciazione di Andrea Delitio, l’artista che tra il 1481-1489 dipinse, certo con ben altra eleganza e senso prospettico, il ciclo pittorico delle Storie di Gioacchino e Storie di Maria nel Duomo di Atri. A Fano Adriano si può arrivare da una sorta di circonvallazione che fa arco fuori del paese e immette nella armoniosa piazzetta alberata del Comune. Da qui si attraversa una breve e stretta stradina antica e si è in Piazza Prato, nel “cuore” del vecchio borgo, uno slargo con due case torri e i resti del portale e della facciata dell’antica casa parrocchiale. Subito oltre c’è la piazza principale del paese – allargata e pavimentata nel 1951- delimitata da alcuni vecchi edifici, una lunga panca in pietra addossata a un muro di cinta e la bella Chiesa parrocchiale di S. Pietro (sec. XV) a cui si appoggia una piccola loggia.

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La facciata della Chiesa di blocchi squadrati di arenaria – forse provenienti dal Tempio (Fanum) romano del Colle di S. Marcello – ha coronamento piano, il classico occhio con ghiera lavorata ed una lunga cornice marcapiano. L’elegante portale in pietra, datato 1693, è decorato nella lunetta da belle ceramiche castellane , raffiguranti S. Pietro e S. Paolo. (1731). All’interno della Chiesa a tre navate ad archi ampi e bassi – nella prima parte della navata di sinistra si inserisce la mole della torre campanaria (datata 1658) –molte opere di pregio di varie epoche. La vasca della Fonte della Cannalecchia, che funge da fonte battesimale risale al 1300. Gli affreschi sono residuo dell’antica decorazione cinquecentesca della Chiesa. Sono barocchi: il soffitto a cassettoni, il bellissimo organo costruito nel 1757 dal marchigiano Adriano Federi ed i cinque altari in legno dorato e dipinto, tardo-seicenteschi. L’altare Maggiore, molto elaborato e complesso, è certamente opera di un grande artista (si è fatto il nome di Carlo Riccione), capace di mescolare con grande libertà ed inventiva elementi sacri ed elementi magici rituali. Gli altri quattro altari sono di gusto più popolare. Furono commissionati probabilmente intorno al 1694, l’ anno in cui Joannes Martinellus, il decoratore dell’altare della Madonna lascia l’iscrizione con data e firma. Da Fano si può fare una bellissima passeggiata alla volta dell’Eremo dell’Annunziata che si trova a 3 km dal paese sul pianoro in cima al Colle di S. Marcello. Si tratta di una lunga costruzione in pietra – forse costruita sulla base di una torre di guardia medievale – con tetto a capanna, due accessi laterali a tutto sesto e piccole finestre alte e quadrate. L’interno, a una navata, è ornato da un altare di gusto popo lare datato 1785, fiancheggiato da resti di affreschi che ricoprivano precedentemente l’intera superficie dell’aula. Incantevole il panorama che si gode da lassù: da una parte si scorgono Intermesoli, Pietracamela, la Madonnina e il Gran Sasso e dall’altra, nella fitta successione di rilievi dei Monti della Laga, si possono identificare tra gli altri: Senarica, Nerito, Tottea.

 


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