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Una piccola grande arte sallese: la produzione di corde armoniche

 

La produzione di corde armoniche, ottenute dalla lavorazione delle budella, risale alle epoche più lontane. Si tratta di una pratica antichissima presente anche in Egitto. Una leggenda sallese racconta che erano stati alcuni briganti, dopo avere ucciso il Beato Roberto, protettore del paese, a scoprire che le budella potevano emettere dei suoni. Il racconto non ha alcun fondamento storico, perché i documenti attestano la morte del frate nel 1341 a causa di malattia . Oltretutto i cordai avevano ogni interesse nel legare indissolubilmente il loro nome a quello del protettore di Salle , per il quale arrivavano a finanziare perfino i santini con impresso il nome della bottega che li aveva commissionati

Erano realizzate preferibilmente con budella intere di agnelli di otto o nove mesi di età, secondo una prassi rigorosamente standardizzata e tramandata di padre in figlio. Anche le celebri industrie romane e napoletane erano incrementate e fondate dagli artigiani sallesi. Proprio un cordaio napoletano, di fine Ottocento, era rinomato come uno dei più bravi d’Italia. Si tratta di Andrea Ruffini. Si possono presumere origini sallesi, visto che il cognome è diffuso a Salle, tra i secoli XVIII e XIX.

Luigi Ruffini detto “Cordarello”
Nicola Petrini nei primi anni del Novecento annota le vicende del cittadino sallese Luigi Ruffini. Lo descrive come un protagonista dell’Unità d’Italia: “Ardente patriotta, giovane robusto, svelto, bello e non senza qualche istruzione, era zelante emissario di Giuseppe Mazzini”. Spiega che grazie ad un passaporto inglese, Luigi Ruffini, alias “Cordarello”, fingeva di vendere corde di violino. In questo modo aveva la possibilità di girare per tutte le città d’Europa e recapitare la corrispondenza tra i liberali. Ma anche di uccidere l’otto settembre 1841, a L’Aquila, il colonnello Gennaro Tonfani, Comandante delle armi di quella provincia e nel 1848, a Roma, il ministro Pellegrino Rossi. L’autore tramanda che “Cordarello” raccontò la sua vita, presso il carcere San Francesco di Chieti, nel 1850 a suo nonno Silvestro Petrini, patriota e imprenditore, nato a Bisenti nel 1812. Comunque Cordarello non morirà in prigione anzi, dopo il 1860 grazie alle raccomandazioni di Giuseppe Garibaldi, secondo quanto attesta Nicola Petrini, rivestirà l’incarico di Direttore delle poste e telegrafi di Napoli con uno stipendio di settecento lire al mese.

Il mestiere del cordaio
Nel secolo XVIII il mestiere del cordaio era una delle principali attività di sostegno a Salle. Il catasto onciario del 1746 , infatti, su cento capifamiglia attesta trenta cordai e un commerciante di corde di budella, Domenico Antonio Angelucci. Tra le dieci vedove, Giacinta Di Fiore di cinquanta anni, moglie di Venanzio Salerni, è indicata come proprietaria di un negozio di corde a Foggia. La lavorazione delle corde armoniche continuava ininterrottamente fino ai nostri giorni con una breve pausa nel secolo XX, durante la prima e la seconda guerra mondiale. In tale periodo un cordaio che ha ricevuto diversi riconoscimenti, di richiamo nazionale, è Roberto Salerni. Oggi non mancano le aziende di Sallesi impiantate in America conosciute a livello mondiale. Un esempio è quello della famiglia Mari. Ma la più grande è la J. D’Addario & Company, Inc., che si trova a Farmingdale negli USA. È la realizzazione del sogno di ogni emigrante e nasce da Charles e Rocco D’Addario, che avevano deciso di lasciare Salle per esportare la loro conoscenza nella fabbricazione delle corde armoniche e nel 1920 fondavano una società con Ladislav Kaplan. La qualità della corda era molto importante per il musicista. Niccolò Paganini si riforniva a Napoli. Così scriveva all’amico e confidente Germi, il 29 maggio 1829: “Il tuo Paganini desidera sapere […] quanti mazzi di cantini e quanto di seconde, e a quante fila si desiderano da Napoli, perché ora si avvicina il mese di agosto, epoca giusta per fabricar le corde”. E ancora a De Vito, in una lettera datata 31 luglio 1829: “Ho bisogno di un favore: ponetevi tutta la cura, e la diligenza. Mi mancano i cantini. Io li desidero sottilissimi.

 

Museo delle corde armoniche di Salle

Quantunque tanto sottili devono essere di quattro fila per resistere. Badate che la corda sia liscia, uguale, e ben tirata. Vi supplico di sorvegliare i fabbricanti e di far presto e bene”. Riguardo a quest’ultima affermazione i cordai sallesi sono concordi nel dire che, a parità di diametro finale, una corda composta da quattro budella sottili risulta molto più regolare, duratura, non fallosa, qualitativamente superiore rispetto a quella realizzata con tre budella. Ecco perché Niccolò Paganini faceva questa richiesta e arrivava perfino a far sorvegliare i cordai napoletani da una persona fidata. Una testimonianza relativa all’attività del cordaio nella prima metà del secolo XX è fornita da Isidoro Marcucci, rilasciata in un’intervista del 1994. Racconta che nel 1922 a tredici anni, in seguito alla morte del padre, la madre si era raccomandata ad un certo Morante per farlo lavorare come cordaio. Guadagnava quattro lire e mezzo al giorno, 1200 lire al mese, molto più di un operaio generico, la cui retribuzione mensile era di 900 lire. Riferisce che i Sallesi andavano a lavorare a Napoli presso i quartieri di Secondigliano e Ponticelli, dove c’erano fabbriche appartenenti a persone del paese, per apprendere il mestiere.

Lui stesso oltre che nelle località suddette aveva esercitato il mestiere a Foggia, a Benevento, a Sulmona, nell’azienda di Vincenzo Conte di Musellaro e a Salle, per i Di Monte ed altri. Don Dino Galteri spiega che i cordai si spostavano da Salle a Napoli in continuazione e che le loro botteghe erano focolai d’infezione, tanto che agli inizi del secolo XX, secondo quanto tramandano le fonti orali, alcuni sallesi venivano contagiati dal colera. Comunque nello sfoglio del Liber Mortuorum, custodito presso l’Archivio della Parrocchia SS.mo Salvatore, Don Massimo Colella rileva la morte di tredici cittadini per l’anno 1911, nei mesi luglio e agosto. Riferisce, inoltre, che solo in quella data si sono riscontrate morti a causa della diffusione dell’epidemia. I cittadini deceduti sono Salvatore Colangelo (85), Rosa Salerni (35), Liberata Lattanzio (74), Liberata Di Virgilio (82), Francesco Di Benedetto (53), Filomena Salerni (60), Nunzio Nanni (56), Maria Soccorsa (43), Luca Manieri (71), Florindo Ruffini (53), Francesco Colangelo (71), Vincenzo Maurizio (3), Terenziano Di Virgilio (58).

 

Museo delle corde armoniche di Salle

La lavorazione delle budella
Le corde di budello hanno una vita variabile. Negli anni Venti del Novecento un cantino di violino durava un giorno e mezzo, perché le corde erano trattate solo con olio di oliva. Oggi, invece, resistono circa un mese e costano dieci volte di meno. Alla fine del secolo XX, Roberto D’Orazio, al tempo proprietario di un’azienda di corde armoniche, ha fornito importanti notizie per la ricostruzione dell’intero ciclo produttivo, che inizia a Pasqua e si conclude a ottobre. Spiega che la lavorazione delle budella si articola in otto fasi, come si legge di seguito.
1- Macellazione del bestiame ed estrazione del budello.
2- Pulizia. Il budello è sottoposto a ripetuti lavaggi, per questo motivo molte fabbriche di corde erano situate presso i corsi d’acqua.
3- Prima operazione di raschiatura. Il budello viene posto su una “tavola da scarnare” e pulito con un coltello fatto con una canna palustre detto “cannuccia”. Il rimanente tessuto adiposo è eliminato per mezzo dello sfregamento del pollice (munito di ditale) e dell’indice.
4- Sgrassatura. Si tratta di una fase molto importante per la buona riuscita del manufatto. Il budello è immerso a macerare in acqua mescolata a una sostanza sgrassante a base di potassa detta “acqua forte”, “tempra”, “potassa forte” o “potassa dolce”, che viene sostituita con una dose sempre più forte per tre volte al giorno. Tra un’operazione e l’altra il budello è sottoposto nuovamente al ditale e lavato in acqua pura, circa sedici volte.
5- Filatura. Le budella migliori sono destinate ai cantini, le peggiori ai contrabbassi. Se la lunghezza della corda è inferiore, le budella possono essere cucite tra loro, con i filamenti staccati dagli intestini durante l’operazione di raschiatura. Anche la cucitura eseguita nel migliore dei modi è causa di disomogeneità, che si riflette negativamente sulla qualità. Per questa ragione Roberto D’Orazio sosteneva che il procedimento non era assolutamente applicato in Italia.
6- Attorcigliatura. Ogni corda è costituita da un certo numero di budella, proporzionalmente al diametro richiesto. Dopo averle impregnate con una sostanza a base di allume di rocca per indurire il budello, sono avvolte tra loro tramite una macchina. Le budella necessarie alla produzione di una corda variano da un minimo di due a un massimo di cinquanta e connotano la corda stessa. Inoltre, devono essere perfettamente integre: era vietato fabbricare una corda numero quattro, servendosi di due budella divise in quattro. Patrizio Barbieri scrive che lo statuto dei cordai, nel 1642, prevedeva pene severissime per chi avesse prodotto corde di quel tipo.
7- Sbianca. Le budella, sistemate sui telai per farle asciugare, vengono sottoposte ai vapori di zolfo per una notte (l’anidride solforosa ha la proprietà di decolorare le sostanze organiche). Non ancora asciutte ricevono qualche giro supplementare di torsione e una sgrassatura completa.
8- Avvolgimento in matasse e impaccatura. Prima di questa operazione le corde sono unte con olio d’oliva.

Questa picciol’arte”, come la definisce Francesco Griselini nel Settecento, all’interno del suo Dizionario delle arti e mestieri, attualmente volge al declino. Lo stesso autore aggiunge “contribuisce tanto al nostro piacere è forse una delle men note, attesochè coloro che professano ne serbano le pratiche a guisa di segreto”. Secondo alcuni cordai sallesi, la causa della decadenza di questa attività è rintracciabile nel musicista stesso. Quello di un tempo era molto abile nel distinguere con il tatto e con la vista il materiale di buona qualità (anche se il luogo di provenienza era già una garanzia del prodotto), la corda fallosa da una di buona vibrazione. Il musicista moderno, invece, si affida ciecamente alle grandi aziende tedesche, francesi e statunitensi.

 

Lavorazione del budello

La produzione di corde armoniche nel secolo XXI
Oggi a Salle, in Contrada Conicelle, è presente l’ultima azienda di corde armoniche, di cui sono proprietari Beniamino e Pietro Toro, che si sono specializzati nella produzione di corde per musica antica. La bottega era stata fondata dal capofamiglia, Raffaele, che aveva appreso il mestiere da ragazzo a Napoli.

Tutt’ora l’azienda è fiorente ed è in via d’espansione. I fratelli Toro spiegano che negli ultimi anni l’interesse per la musica antica, come quella barocca, ha valorizzato le corde armoniche ottenute dalla lavorazione delle budella. I musicisti dell’epoca classica non utilizzavano le corde artificiali, quindi usare le corde naturali significa riproporre più fedelmente le opere dei grandi autori del passato. Oggi la Toro Strings è inserita in un mercato internazionale, con una forte presenza in Giappone, dove c’è una grande predilezione per la musica classica. Può appoggiarsi ad un celebre brand, le cui borse fanno sognare miliardi di donne, Louis Vuitton. Il celebre stilista francese, infatti, ha montato sul suo violino le corde dei fratelli Toro. Anche in Italia le corde armoniche marchiate Toro riscuotono molto successo. Qualche anno fa gli strumenti dei musicisti del concerto di Natale, al Senato, hanno suonato con le corde sallesi. Senza dimenticare che l’Accademia di Santa Cecilia a Roma usa regolarmente le Toro Strings, che vengono montate sempre più di frequente anche sugli stradivari. Si tratta di strumenti musicali che prendono il nome dal grande liutaio, Antonio Stradivari, celebre in tutta l’Europa, nato a Cremona nel 1643. I fratelli Toro spiegano che su strumenti così preziosi non si possono applicare corde di nailon, poiché perderebbero quel suono unico e irripetibile, che li caratterizza. Tutt’ora l’azienda richiama molte celebrità, per visitare la bottega e conoscere questa piccola grande arte sallese.

 

Collana diretta da Katja Battaglia

MUSEO DELLE CORDE ARMONICHE

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 974 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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