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Balli e tradizioni nella la comunità montana del Velino

 

Questa storia è una delle tante che riguardano il territorio delle “Gole del Salinello” e “Castel Manfrino”, territorio dei Monti Gemelli (parte nord-orientale del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – Abruzzo). Un fresco mattino del mese di Aprile, uno speleologo di origine teramana si avventurò per percorrere gli splendidi e storici sentieri che portavano a Castel Manfrino, alla ricerca di qualche tesoro nascosto. Secondo delle leggende popolari, all’interno del castello o nelle sue vicinanze, tuttora si nasconderebbe il grandioso tesoro appartenente al valoroso Re Manfredi (Re degli Svevi e sovrano di Castel Manfrino). Nonostante le continue ricerche e sopralluoghi, lo speleologo non si perse d’animo e continuò ad oltranza, perlustrando per diversi mesi la zona con una forza di volontà impareggiabile. Un giorno, di ritorno dal castello, fu attratto da una chiesetta diroccata e abbandonata che si trovava nelle vicinanze. Sarebbe stato un luogo perfetto per riposare e da sbirciare…. entrando trovò cumuli di paglia, legname e sterpaglia.

 

 

Dopo qualche istante si guardò intorno attonito, percependo una sensazione mai provata… subito dopo si diresse verso il fondo della cappella e iniziando a scavare trovò due splendidi candelabri dorati in legno, che lui ancora oggi ha nella sua cantina. Con aria di soddisfazione, in seguito uscii dalla piccola chiesetta per dirigersi verso casa e trovò con stupore una fitta nebbia che prese il posto del caldo sole che c’era prima. Durante il ritorno a casa, sentì di colpo un fruscio dietro di lui, si girò di scatto e vide con stupore e paura un piccolo e vispo “mazzemarille”, che cercava di attirare l’attenzione contorcendosi e fissandolo con due occhioni troppo grandi per il piccolo viso, per dirgli che il tesoro che cercava non era lì, ma , bensì nella parte più alta della montagna in un posto chiamato “osso caprino”. Più volte il fantastico esserino si offrì di accompagnarlo nel luogo dove si trovava il tesoro, ma lo speleologo terrorizzato se la diede a gambe elevate mentre lu mazzemarill scompariva nella nebbia. Raggiunta Teramo, nella cantina della sua casa, guardando impietrito i due candelabri si rese conto di aver vissuto un esperienza unica, indimenticabile e terrorizzante. Da quel giorno non pensò più al tesoro di Manfredi.

Un fresco mattino del mese di Aprile, uno speleologo di origine teramana si avventurò per percorrere gli splendidi e storici sentieri che portavano a Castel Manfrino, alla ricerca di qualche tesoro nascosto.
Secondo delle leggende popolari, all’interno del castello o nelle sue vicinanze, tuttora si nasconderebbe il grandioso tesoro appartenente al valoroso Re Manfredi (Re degli Svevi e sovrano di Castel Manfrino).
Nonostante le continue ricerche e sopralluoghi, lo speleologo non si perse d’animo e continuò ad oltranza, perlustrando per diversi mesi la zona con una forza di volontà impareggiabile.
Un giorno, di ritorno dal castello, fu attratto da una chiesetta diroccata e abbandonata che si trovava nelle vicinanze.
Sarebbe stato un luogo perfetto per riposare e da sbirciare…. entrando trovò cumuli di paglia, legname e sterpaglia.
Dopo qualche istante si guardò intorno attonito, percependo una sensazione mai provata… subito dopo si diresse verso il fondo della cappella e iniziando a scavare trovò due splendidi candelabri dorati in legno, che lui ancora oggi ha nella sua cantina.
Con aria di soddisfazione, in seguito uscii dalla piccola chiesetta per dirigersi verso casa e trovò con stupore una fitta nebbia che prese il posto del caldo sole che c’era prima.
Durante il ritorno a casa, sentì di colpo un fruscio dietro di lui, si girò di scatto e vide con stupore e paura un piccolo e vispo “mazzemarille”, che cercava di attirare l’attenzione contorcendosi e fissandolo con due occhioni troppo grandi per il piccolo viso, per dirgli che il tesoro che cercava non era lì, ma , bensì nella parte più alta della montagna in un posto chiamato “osso caprino”.
Più volte il fantastico esserino si offrì di accompagnarlo nel luogo dove si trovava il tesoro, ma lo speleologo terrorizzato se la diede a gambe elevate mentre lu mazzemarill scompariva nella nebbia.
Raggiunta Teramo, nella cantina della sua casa, guardando impietrito i due candelabri si rese conto di aver vissuto un esperienza unica, indimenticabile e terrorizzante.
Da quel giorno non pensò più al tesoro di Manfredi.
“Lu Mazzemarille” è un termine dialettale in uso sia in Abruzzo, sia in Molise, equivalente all’italiano folletto, gnomo.
Si dice che il bambino morto senza battesimo ritorni a vivere, trasformandosi in un “Mazzemarille” con poteri magici che però sono annullati se gli si copre la testa coperta dal classico berretto rosso.
E’ a conoscenza dei luoghi dove sono nascosti i tesori ed ha un carattere dispettoso.
La sua presenza viene vista da noi comuni mortali come un incubo e provoca un profondo senso di angoscia e timore.
Suggestione o fantasia, molte sono le persone che si sono trovate davanti al piccolo folletto e sono pronti a raccontare le proprie storie.

 

# Tratto da Escursioni Abruzzo

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 974 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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