La fontana delle 99 cannelle

La fontana delle 99 cannelle - Storia Cultura Tradizioni

Eletta a simbolo cittadino per la sua singolarità e unicità, la Fontana delle 99 cannelle è situata nella zona Sud Ovest della città chiamata Rivera. Il monumento venne realizzato nel XIII secolo e si presenta tuttora articolato secondo l’originario disegno trapezoidale, mentre le tre alte pareti sono di data posteriore, molto probabilmente ascrivibili al Quattrocento e si presentano rivestite da un paramento a scacchi di pietra bianca e rosata – della cave di Genzano di Sassa -, collegate da un’ampia scalinata, e due vasche di raccolta. Al piede di ciascuna parete corre una zoccolatura ornata da mascheroni, che versano acqua nella vasca sottostante, la quale a sua volta la riversa in una vasca più in basso; si alternano con i mascheroni formelle rettangolari con rosoni circolari a quattro foglie piene o a girello, motivi comuni nell’arte abruzzese. La finalità allegorica dei mascheroni è indubbia, ciononostante numerosi sono i riferimenti alla realtà: si individuano infatti volti incappucciati (monaci), cavalieri, dame, forse tratti “caricaturali” di personaggi noti. Destinata sin dall’inizio a pubblico lavatoio, rimasto in esercizio fino ai primi decenni del ‘900, la sua costruzione è sicuramente databile al 1272, come ci informa la lapide, di chiara fattura trecentesca, inserita nella parte centrale, di fronte il cancello d’ingresso: è leggibile il nome La fontana delle 99 cannelle - Storia Cultura Tradizioni dell’architetto Tancredi da Pentima, a cui era stata commissionata l’opera da Lucchesino Aleta, signore non abruzzese, ma toscano. Così recita la scritta: MAGIS TANGREDUS DE PENTOMA DE VALVA FECIT HOC OPUS e la data, di cui si legge bene A.D. MCCXXII. Non è ancora stato risolto con certezza il problema di come fosse la fontana in origine e per quali fasi successive abbia assunto l’aspetto odierno. Presumibilmente una parte dei mascheroni, la vasca sul fondo e il parapetto suddiviso da semipilastrini ottagonali risalgono al 1272, mentre importanti interventi di ampliamento vennero condotti tra il 1582 ed il 1585 quando si aggiunsero alcuni mascheroni, per suffragare la leggenda della fondazione della città, e la parete sinistra, su progetto di Alessandro Ciccarone. Nel 1744 la fontana subì un primo restauro a seguito dei danni causati dal terremoto del 1703 e venne edificato il lato destro in stile barocco, mentre al 1934 risale la recinzione dell’area e il riordino generale del piazzale. Nel 1994, un vasto restauro ha interessato sia la parte idraulica sia quella artistico/architettonica. La leggenda delle 99 cannelle Al tempo della fondazione (o meglio ri-fondazione della città) nel XIII secolo, il progetto urbanistico aveva previsto di riunire tutte le popolazioni dei castelli del contado in una sorta di “città madre”. Ciascun castello mandava genti sui terreni assegnati, con l’intento di riprodurre su ciascuno di essi il luogo da cui provenivano: si doveva quindi realizzare una piazza con una fontana al centro e una chiesa, attorno a cui erigere le abitazioni. I castelli partecipanti furono 99 e per questo 99 furono le piazze, le fontane e le chiese. In realtà pare che il numero dei partecipanti fosse nettamente inferiore, al massimo una settantina, comunque un numero davvero considerevole per l’epoca. Leggenda vuole che venisse costruita una grande fontana che doveva costituire il simbolo di quell’ambizioso progetto di unità civile, ovviamente con 99 cannelle d’acqua a ricordare il numero dei castelli fondatori della città. Le cannelle sul parapetto in realtà sono solo 93, altre 6 si trovano sul lato destro e sgorgano senza volto annesso: pare che le 6 cannelle semplici siano state aggiunte in epoche più recenti per ridare senso al leggendario numero. La tradizione vuole che non se ne conoscesse la fonte di alimentazione, per evitare che il corrispondente castello potesse avanzare pretese; oggi gli esperti, quasi concordemente, localizzano l’ubicazione della sorgente principale nella zona sovrastante, vicino la chiesa di Santa Chiara d’Aquili, Convento dei Frati Cappuccini.

(Fondo Ambiente Italiano)

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Autore: Marco Maccaroni
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Pubblicato: 21 marzo 2017 nella categoria Storia Cultura Tradizioni