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Geologia e problematiche ambientali della Costa Teatina

 

Storia e fisiografia della costa teatina

É la memoria che lega l’uomo alla sua terra e perciò racconto e Storia sono la stessa cosa e hanno lo stesso signi-ficato1. Un enorme territorio montano era cuore e motore culturale ed economico dell’Aprutium2 ed ha continuato ad esserlo sotto l’ Aquila fino al XX secolo. Le caratteri-stiche fisiografiche e geologiche di questo territorio, costituito da rocce mesozoiche calcaree, sono molto diverse da quelle della zona costiera che consiste in terreni marini emersi nell’ultimo milione di anni e facilmente modellabili dall’erosione. Nella zona costiera le frane e le allu-vioni, piuttosto che i terremoti, formano una sequenza continua se comprimiamo il tempo geologico in quello storico, insieme a un altro fenomeno: lo spostamento con-tinuo della linea di costa. Questo fenomeno ha impattato meno di altri la consapevolezza degli Abruzzesi, che sono più cresciuti nella cultura della immobilità della pietra che della mobilità dell’acqua. Tuttavia, il naturale rispet-to, o indifferenza, che gli antichi contadini della costa ri-servavano al mare, è stato cancellato dalle rozze pretese di una modernità alla rovescia, priva di vero e illuminato sapere e dimentica di un equilibrio faticoso e millenario conquistato tra terra e mare. A differenza delle lente dinamiche associate alla transumanza e allo spostamento delle merci secondo l’asse appenninico, l’industrializza-zione della zona costiera è arrivata all’improvviso con il treno5 prima e l’autostrada dopo6. Senza mantenere le speranze di sviluppo7 di fine XIX secolo, il PIL abruzze-se è rimasto tra i più bassi in Italia8 in cambio lo sconvol-gimento del territorio costiero è stato sostanziale. In man-canza di una programmazione che sapesse rispettare valo-ri ambientali e culturali e differenziarne gli usi, lo sviluppo ha consumato praticamente tutte le superfici piane e-liminando molte risorse e incrementando enormemente il Rischio9 geologico ed ambientale.

 

La costa teatina è una fascia lineare, ma varia, ora carat-terizzata da scogliere a picco sul mare e dunque tuttora attive, ora da litorali ciottolosi confinati da alte pareti di falesie fossili e, infine, da spiagge sabbiose estese nel re-troterra, in corrispondenza dei principali fondovalle. La linea di costa è un piccolo miracolo d’equilibrio, costan-temente modellata dalle correnti marine, dal vento, dal moto ondoso e dalle maree, che ridistribuiscono opero-samente la sabbia con una sapienza e un dettaglio, ma nel contempo con una forza poderosa, che l’uomo non po-trebbe mai sognare di raggiungere. La vita naturale vi si distribuisce in zone ben precise in armonia con questo gioco mutevole e nel rispetto delle sue ferree regole.

Mancano i promontori e rilevanti porti naturali ma in passato le foci dei fiumi erano più arretrate e sboccavano presso ampie lagune, golfi o insenature, talora protette da barre sabbiose. Le spiagge naturali sono coronate da vari sistemi di dune che proteggono le zone umide e la tipica vegetazione mediterranea retrostante. Un patrimonio di geodiversità e biodiversità nello stesso tempo. Si tratta di un ecosistema unico con nicchie climatiche e peculiare flora alimentata dalla falda basale delle falesie. Sono nu-merose anche le sorgenti circa litorali. L’assieme è senz’altro estremamente suggestivo ed la bellezza dei luoghi è incrementata da notevoli emergenze monumentali (es. Castello aragonese di Ortona, Chiesa di San Giovanni in Venere etc) e culturali come il peculiare connubio di coltivazioni ortofrutticole (aranceto) e pesca costiera (trabbocchi, cannizzi11). Sono caratteristiche le piccole città portuali, configurate con compatti assetti protettivi che formano sistemi urbanistici ben integrati nell’ambien-te (Ortona, San Salvo, Vasto).

La costa teatina ospita alcune delle più importanti emer-genze ambientali e riserve naturali dell’Adriatico tra cui la Grotta delle Farfalle, la Lecceta del Sangro, Punta A-derci, tutte gravemente minacciate. I ripari di Giobbe e l’Acqua Bella sono invece già completamente snaturate e necessitano misure urgenti di restauro e rinaturalizzazione. Inoltre sono presenti decine di altri siti d’interesse ge-ologico e naturalistico che aspettano di essereprotetti e valorizzati: geositi.

Il forte dinamismo marino e la struttura geologica instabi-le soggetta a fenomeni endogeni ed esogeni, localmente accentuat,i ha prodotto numerose frane da crollo, scalzamento e scivolamento, visibili lungo tutta la costa. In realtà esse fanno spesso parte di movimenti molto più ampi che l’occhio umano non può abbracciare. Negli ultimi 5000 anni si è inoltre formato un prisma di materiali se-dimentari molto sottili e anch’essi instabili che coprono la piattaforma costiera. Spesso, eventi di crollo come quel-li che hanno interessato Ortona nel 1506 e 1782 sono stati scambiati in letteratura con terremoti ma in realtà rappresentano eventi non strettamente legati a fenomeni endo-geni. Tuttavia la zona è sismica a causa dei sovrascorri-menti che avvengono a qualche chilometro di profondità e il cui fronte, anche se non emerge in superficie, passa tra Chieti e Ortona e poi piega verso la costa. Questo regime tettonico fa si che le rocce del sottosuolo frentano si rompano, di tanto in tanto, sotto la spinta che le inarca di pochi centimetri al secolo ma che inesorabilmente, tra qualche milione di anni, avrà fatto emergere nuovi monti dove ora c’è il mare, come già è avvenuto per l’Appennino negli ultimi 6 milioni di anni. Nell’ultimo secolo entro 60 km da Ortona si sono generati i seguenti terremoti a mare, 1892 (M 5,1), 1895 (4,8), 1900 (4,6), 1908 (4,8), 1908 (4,6); 1947 (4,8), 1972 (4,9). Ma l’evento locale più intenso (M 5,5, I VIII) è stato quello del 10 settembre del 1881 avvenuto in terra alle otto del mattino che provocò crolli a Orsogna, Arielli, Poggiofiorito e danni da Guardiagrele ad Ortona, da Lanciano a Giuliano teatino. Una forte replica (M 5, I VII) seguì il 12 febbraio.

Certamente il sisma più imponente che ha colpito questa zona, generatosi a nord del Gargano è quello del 30 luglio del 1627 (M 6,8). Secondo le molte cronache i castelli di tutta la Frentania furono scossi dalle fondamenta con crolli da Monteodorisio a Montupoli (VIII MCS), con frane e rovinio di campanili17. I fedeli terrorizzati che correvano sulla spiaggia prospicente alla Chiesa della Madonna del Porto a San Vito videro il mare prima ritira-si e poi come un fiume impetuoso e innaturale che scorra verso l’alto, travolgere le barche tirate a secco e salire fino alla chiesa della Madonna del porto. Gli effetti di questo tsunami furono sensibili almeno fino a Pescara e disa-strosi a sud di essa specialmente in porti ed estuari rivolti a SE. Questo episodio, che non è certo unico ne il mag-giore nella storia geologica molto recente dell’Adriatico meridionale ha alimentato una superstiziosi per cui i pescatori non mettevano a mare le barche in quel giorno che coincideva quindi con la festa della Marineria di San Salvo.

 

 

Spesso, però, i fenomeni geologici che modificano l’ambiente sono troppo lenti perché l’uomo li percepisca. Il livello del mare è salito e sceso lentamente per migliaia di anni, avanzando o ritraendosi, modellando a gradoni 114 chilometri di sabbia, ghiaia e roccia friabile della costa Abruzzese. Oggi sta avanzando rapidamente20, sospin-to anche da scelte sbagliate ed errori umani, dando forza all’erosione che travolge, oltre agli ostacoli naturali, an-che quelli ben più fragili e temporanei posti dall’ uomo per rallentare, senza poterlo, il suo incedere

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Estensore:  F. Stoppa
Università degli Studi G. d’Annunzio Chieti e Pescara

UNICH · Dipartimento di Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 974 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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