Territorio

Seguendo il torrente Vezzola

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Il Vezzola è un torrente, relativamente piccolo, lungo solo 19 km, che si trova in Abruzzo, nella provincia di Teramo. Plinio chiamava questo torrente Albulate o Albulata. Nasce ad una quota di 1070 m, sotto il Colle Buonanotte nei pressi di Serra. Il torrente ha origine dalla riunione di tre fossi, il più importante dei quali è detto Fonte Grande. Più avanti riceve le acque del fosso Valle che discende dal Monte della Farina, quindi riceve le acque del fosso Lago Verde proveniente dal Monte Ciccone (1268 m). Più avanti riceve le acque del Rimaiano, e infine in località Ponte Vezzola poco a monte di Teramo riceve, a sinistra, le acque del Fosso Grande.

Poco conosciuto e poco visitato dagli stessi teramani, il territorio dell’Alto Vezzola è in realtà molto affascinante. Sulla strada provinciale per Ioanella, in pochi chilometri, il paesaggio collinare si fa più aspro e ad ogni curva lo spettacolo si rinnova. Poco più avanti, la strada corre lungo i fianchi di alture coperte di boschi ed entra nel cuore dei Monti della Laga. Il fiume Vezzola scorre molto più in basso. In alto a sinistra l’orizzonte è chiuso dalla linea continua della catena del Gran Sasso. Lungo il percorso, con piccole deviazioni, si possono visitare Chiese cariche di storia. A cominciare dalla bella S. Maria in Praediis santa-maria-de-praediis(territorio di Castagneto, Comune di Teramo) con una storia millenaria, eppure dimenticata dalle guide turistiche di Teramo. Citata in documenti che risalgono all’XI sec., S. Maria in Praediis significa Chiesa di campagna (dal latino praedium = podere, fondo). È costruita con materiali di reimpiego romani (forse provenienti da un preesistente tempio di Vesta) e medievali di una certa importanza: nelle tre navate piccole ed armoniose vi sono colonne fatte con rocchi e capitelli medievali Al centro della navata centrale l’altare poggia su un capitello romano di stile corinzio. Sulle pareti e sui pilastri vi sono tracce dell’antico intonaco e degli affreschi cinquecenteschi che lo ricoprivano; sul pilastro di sinistra è ancora leggibilissimo un bel S. Sebastiano. Poco oltre, su un pianoro in cima ad una piccola altura (territorio di Villa Costumi, Comune di Torricella), sorge la Chiesa di S. Pietro di Azzano. Già ricordata in documenti del X-XI secolo, fu Chiesa di un Monastero benedettino ora completamente distrutto. Dipendente per secoli dal Monastero di Farfa, deve il suo toponimo probabilmente alla Gens Actia romana che abitò a lungo la zona. È stata rimaneggiata molte volte nel corso dei secoli ed anche recentemente, negli anni ’80. Del passato conserva la lunga monofora della zona absidale e l’elegante portale rinascimentale della facciata, fatta di mattoni rossi e conci di pietra bianchi. Un piccolo campanile sistemato in alto, sull’angolo destro dell’abside, ha sostituito quello più importante con due campane, citato negli antichi documenti (Relazione della visita pastorale del 1630 del Vescovo di Teramo, Giambattista Visconti). Anche nell’interno spogliosam-pietro-azzano ma arioso rimane qualche traccia di un passato importante: un’acquasantiera in pietra sormontata da una curiosa mezzaluna a ventaglio; un dipinto di gusto manierista (fine ’500); un ingenuo affresco raffigurante il Battesimo di Cristo, datato 1660. S. Bartolomeo di Villa Popolo ha struttura massiccia e solida, alleggerita appena da un rustico portico che precede il portale. All’interno nasconde un’opera sorprendente: un bellissimo soffitto ligneo dipinto, fatto di 106 riquadri. Lo commissionò nel 1684 D. Carolus Cortinus – nome ricorrente nelle iscrizioni dei pannelli – e fu realizzato da un pittore rimasto sconosciuto. Si è ipotizzato si tratti di un pittore soldato al seguito della guarnigione spagnola che stava conducendo in quegli anni una campagna militare contro il banditismo nel territorio teramano. Nei pannelli centrali più grandi sono raffigurati: S. Bartolomeo, una Crocifissione con Madonna Addolorata e Maria Maddalena, Dio benedicente, una Immacolata Concezione dalla classica iconografia con i piedi poggiati su uno spicchio di luna e le stelle per aureola ed infine il Cristo Risorto. Ai lati compaiono: Santi Martiri, Angeli alati con in mano i simboli della Passione, 12 Profeti in posa regale, 24 spiritualissime Sante Martiri. Nella Chiesa sono interessanti anche il fonte battesimale, le acquasantiere, gli altari lignei barocchi. L’unico confessionale, modesto, è datato 1774.

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A Ioanella (alt.734), la Chiesa di S. Maria Assunta ha un elegante portale in pietra e la facciata sormontata da un piccolo campanile. All’interno, il soffitto a capriate di legno e mattoni è decorato con motivi di pesci, conchiglie, calici, animali, fiori, arabeschi, scritte, tutti giocati su pochi colori, con prevalenza di rossi e marroni. Il motivo della conchiglia è ricorrente ovunque nella Chiesa e fa da aureola anche alla bella Madonna dell’altare ligneo barocco e ai due Santi degli affreschi ai lati dell’altare che sembrano coevi. Sulle pareti laterali: due dipinti, datati 1632, che riportano il nome del committente D. Giulio Sbraccia; una classica Madonna del Rosario ed una bella tela settecentesca con Madonna e Santi vescovi. Altri arredi della Chiesa: un confessionale barocco ed una curiosa acquasantiera trilobata in pietra, santa-maria-assuntapoggiante su una colonna decorata da motivo vegetale e da testina femminile con acconciatura di sapore locale. Nella sacrestia la statua di una Madonna Addolorata, vestita di nero e oro, ha bisogno di essere restaurata. Si tratta della tipica conocchia abruzzese con la testa, le mani, i piedi di gesso dipinto e il corpo di legno e paglia. Nel tratto di strada tra Ioanella e Pastignano meritano una sosta i ruderi della Chiesa e del Monastero di S. Giovanni a Scorzone, un tempo molto potenti. Il monastero – fondato nel 1005 e soggetto direttamente a Montecassino – possedeva vasti territori e le badesse esercitavano un grande potere. A loro spettava, tra l’altro, l’ufficio di giudice nei territori dipendenti dal convento e il compito di nominare o revocare il clero delle numerose Chiese soggette al patronato del Monastero. Ma proprio questo potere, che le badesse cercarono ostinatamente e con grande coraggio di difendere dalle mire egemoniche dei feudatari, delle nascenti Università e soprattutto dei vescovi Aprutini, finì per perderle. Ripetutamente accusate di comportamenti immorali, durante il vescovato di Francesco Chierigatto (1522-1539), furono costrette a trasferirsi nel Monastero benedettino di S. Giovanni a Teramo (l’attuale Liceo Musicale) e il lorosan-giovanni-scorzone Convento venne smantellato. Della Chiesa di S. Giovanni a Scorzone e dell’annesso Monastero ci sono pervenuti alcuni manufatti utilizzati nella Chiesa di S. Giovanni Battista di Pastignano e molti documenti, alcuni dei quali con relativi sigilli. Nella Chiesetta di Pastignano, costruita tra il 1934 e il 1935 dopo che era andata distrutta una precedente Chiesa poco distante, sono stati reimpiegati: la piccola campana del Campanile, che nel Convento di S. Giovanni era servito a chiamare le suore alla recita dei sacri uffici ed il portale in pietra con piccole immagini scolpite. Sono: una testina virile (probabilmente il priore del monastero di S. Pietro di Azzano), un serpente (simbolo che ricorre anche nel Chiostro del Monastero di S. Giovanni a Teramo), la badessa Carmosina a cu si riferisce l’iscrizione del portale: “Questa porta fece fare don(n)a a Scorzone et de Sancto Iohanne Carmosina badessa”). A Poggio Valle (alt.962) la parrocchiale di S. Apollinare, già citata in documenti del XIII secolo e più volte rimaneggiata, ha una piacevole rustica leggerezza nelle forme morbidamente arrotondate del tetto, del piccolo campanile sulla facciata, del portale pastignanoin mattoni rossi. All’interno, il soffitto a vele, bianco, ha sottolineature in ocra e celeste sulle coste degli archi voltati e nella cornice che corre tutt’intorno. Gli stessi colori ricorrono nelle cornici delle porte e della nicchia della Madonna sopra l’altare e nel rosone centrale impreziosito da ghirlande di fiori. Sono simpaticamente dipinti anche la porta di accesso alla sacrestia e gli sportelli di legno che nascondono le nicchie di due Santi, S. Apollinare e S. Antonio. Alle pareti due interessanti tele: una barocca Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Caterina ed una Annunciazione con Santi (datata 1648 e firmata da Onorio Marchioli di Campli). Interessanti anche la bella acquasantiera in pietra e il vecchio organo ottocentesco. Da Poggio Valle si può raggiungere, attraverso una strada resa agibile da poche settimane (fine settembre), la frazione di Valle Piola, un pugno di case e una Chiesa. Adagiato su un pianoro assolato, molto bello, sotto il Passo di Pietra Stretta, il paese è rimasto abbandonato per decenni, da quando- tra gli anni ’70 e ’80 del Novecento- gli ultimi abitanti si trasferirono altrove. Il suo recupero, progettato qualche anno fa dal Comune di Torricella Sicura e ripreso recentemente in collaborazione con l’Ente Parco Gran Sasso-Monti della Laga, prevede anche il restauro della Chiesa di S. Nicola. Un edificio, attualmente in pessimo stato di conservazione, che risale al XIV secolo. Ricostruito dalle fondamenta già nel 1894 a cura del parroco don Giuseppe De Dominicis e successivamente arricchito di dipinti e suppellettili, fu abbandonato negli anni ’70 del ’900, come tutto il paese. Da Valle Piola vale la pena proseguire per Pietra Stretta a 1417 m. di altitudine. Vi si può arrivare direttamente da Valle Piola oppure attraverso una strada più agevole che da Ioanella passa per Acqua Chiara. Da lassù il panorama è ampio e bellissimo, a 360°. Nelle giornate lim-pide si vedono tutta la catena del Gran Sasso e la Maiella da una parte e dall’altra i Monti della Laga con la Montagna di Campli e quella dei Fiori. In lontananza si riesce persino a scorgere il mare.

Credits: Carla Tarquibi, Archeoclub di Teramo


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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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