I tesori nascosti del Parco Nazionale d’Abruzzo

I tesori nascosti del Parco Nazionale d'Abruzzo - Territorio

Funzione di un Parco Nazionale è quello di tutelare il patrimonio naturalistico, paesaggistico e tradizionale di un territorio di particolare interesse, per assicurare un ambiente idoneo alle popolazioni animali e vegetali in armonia con gli insediamenti umani. Questo sistema, in continua evoluzione, va preservato, allo scopo di salvaguardare il patrimonio vivente, prezioso e irripetibile a livello planetario. Ma esiste un altro patrimonio meno conosciuto custodito dal Parco.

E’ quello delle testimonianze passate e recenti di vari organismi trovati in natura e conservati con cura a scopo scientifico. Si tratta di collezioni di mammiferi e uccelli tassidermizzati, scheletri di vertebrati, insetti di diversi ordini, conservati a secco in scatole entomologiche, fossili di piante ed erbari antichi e recenti. Questi reperti provengono dal Parco, da altre zone appenniniche, da altre regioni italiane o addirittura dai lontani tropici. A Pizzone, sono conservate la collezione ornitologica e quella mammalogica; si tratta di I tesori nascosti del Parco Nazionale d'Abruzzo - Territorio circa 450 esemplari imbalsamati di mammiferi del Parco ed uccelli italiani. Gli animali sono stati rinvenuti morti in natura, alcuni esemplari provengono dalle aree faunistiche del Parco mentre altri sono stati donati. Fanno parte della collezione: l’Orso marsicano, il Camoscio appenninico, il Lupo, il Tasso, l’Istrice, il Gatto selvatico, lo Scoiattolo, La Talpa, il Riccio, l’Aquila, il Gheppio, la Poiana, il Barbagianni, l’Allocco, la Civetta, il Gallo cedrone, la Nitticora, il Tarabusino, il Picchio verde, il Gracchio e molti altri. Presso il Servizio Scientifico si conserva la collezione osteologica costituita da crani, ossa e scheletri montati, dei principali mammiferi del Parco. La collezione entomologica è costituita da circa 600 scatole entomologiche e da più di 20.000 insetti. Fin dai primi anni della istituzione del Parco, ricercatori appassionati hanno raccolto esemplari di insetti di vari ordini, preparandoli, studiandoli e classificandoli. Sono state così costituite delle piccole o grandi collezioni; ne resta traccia oggi in quella chiamata “collezione storica “che risale agli albori del Parco, firmata da nomi illustri quali Luigioni o Santercole. Poi negli anni ’50 un gruppo di entomologi romani si è dedicato a raccolte sistematiche, dando origine alla collezione di Scarabaeoidea, di Giovanni Papini, donata poi al Parco, e alla raccolta di Crisomelidi di Riccarso Bott, collezione anch’essa donata al Parco. Delle generazioni successive, Augusto Vigna Taglianti ha condotto ricerche sui Coleotteri Carabidi nel Parco giungendo alla scoperta di una nuova specie e lasciando una rappresentanza degli insetti raccolti allo stesso Ente. Anche la collezione di Coleotteri Cerambicidi di Giuseppe Pinzari viene attualmente custodita nella sede della biblioteca di Pescasseroli. Inoltre una vistosa esposizione di Coleotteri esotici dalle rutilanti elitre è attualmente conservata all’interno del Servizio Scientifico, si tratta della collezioneI tesori nascosti del Parco Nazionale d'Abruzzo - Territorio storica Gestro-Beccari. Non solamente collezioni di Coleotteri, ma anche quelle di Lepidotteri, raccolti da entomologi quali Olivieri e Carlo Prola, arricchiscono il patrimonio del Parco, fornendo importanti dati, pubblicati su note riviste scientifiche. Così altre collezioni sono arrivate, quali la imponente Barajon, acquistata e situata attualmente nel Centro verde di Ortona dei Marsi. Da ulteriori ricerche condotte nel territorio del Parco si sono aggiunte altre raccolte come quella di circa 51 esemplari di ragni conservati in alcool e determinati da Marco Isaia. Ancora, circa 1600 esemplari di molluschi d’acqua dolce italiani sono stati donati da Marcello Zampetti, attualmente conservati nella biblioteca del Parco. Per quanto riguarda il regno delle piante, si conservano una piccola collezione di Muschi e di Licheni, un erbario di piante superiori costituito da circa 2925 fogli (2247 erbario generale e 678 erbario didattico, con inizio raccolta a partire dal 1947), ed infine, un antico e prezioso erbario del 1700 formato da 22 raccoglitori.
Il Parco conserva anche una piccola collezione di piante fossili di Bolca del Periodo Eocene. La testimonianza di questi reperti rappresenta la storia delle fatiche e della passione di quanti hanno dedicato il loro tempo allo studio della Natura. Le collezioni scientifiche hanno da sempre avuto la funzione di archivi della biodiversità; le raccolte del Parco sono testimonianze di questa all’interno del proprio territorio, gli esemplari conservati nelle collezioni, e i dati ad essi associati, permettono di seguirne il percorso evolutivo delle popolazioni nel tempo e nello spazio.

I tesori nascosti del Parco Nazionale d'Abruzzo - Territorio

Le collezioni, con i loro precisi riferimenti di località, date di raccolta e nomi del raccoglitore, permettono di tracciare nel tempo la presenza delle specie, la densità delle loro popolazioni, gli spostamenti, la fenologia, i cambiamenti biologici. La conoscenza e la comprensione della biodiversità è di fondamentale importanza per una corretta politica di conservazione e di gestione degli ecosistemi. Le collezioni naturalistiche sono fonti importanti per la ricerca scientifica, sia
nel campo della ricerca pura (tassonomia, evoluzione, biogeografia), sia in quello della ricerca applicata (agricoltura, sanità pubblica). I reperti naturalistici non sono “ricordi del passato”, ma hanno una validità scientifica attuale per lo studio e la conservazione dell’ambiente. Possono esserci specie estremamente rare I tesori nascosti del Parco Nazionale d'Abruzzo - Territorio raccolte una sola volta e mai più ritrovate, o che sono apparse improvvisamente provenendo da aree limitrofe o scomparse in misteriose circostanze, probabilmente per mutate condizioni microambientali, oppure specie delle quali ignoriamo il ciclo biologico. Le collezioni naturalistiche possono raccontare la natura, svolgere una funzione sussidiaria per la scuola nell’insegnamento delle scienze naturali. Le informazioni possono essere trasmesse anche attraverso una semplice esposizione dei reperti autentici: un animale imbalsamato, uno scheletro, un fossile, hanno un grado di realtà maggiore rispetto alle figure stampate in un libro… Un giorno mio figlio mi ha chiesto: ma quanto è grande un falco? e di che colore è un astore? la pelliccia di un orso è ruvida? e gli aculei dell’istrice sono duri? Un insetto “stecco”è vero? Solo mostrandogli e facendogli toccare gli esemplari delle collezioni sono riuscita a soddisfare la sua curiosità. Le collezioni rivestono un ruolo importante anche negli allestimenti dei musei. Fino al 1800 nei musei venivano esposti solo gli oggetti. Nel secolo XX i criteri espositivi cambiano. Inizialmente insieme agli oggetti compaiono testi e foto, poi arrivano i diorami cioè insieme ai reperti si costruisce un ambiente; è la rappresentazione teatralizzata della Natura, propedeutica alla osservazione in campo. I criteri espositivi evolvono ma gli oggetti continuano a rimanere indispensabili per l’ostensione al pubblico. E’ per tutto questo, in considerazione del valore e in particolare della rarità o unicità di alcuni esemplari che il Parco deve conservare le proprie collezioni naturalistiche e rendere fruibili questi tesori ancora nascosti.

Credits: Servizio Scientifico del Parco

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Autore: Marco Maccaroni
Letture: 2473 volte
Pubblicato: 8 dicembre 2015 nella categoria Territorio