Il monte Genzana

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La riserva del Monte Genzana

Dalla balaustra del Cortile Zannelli, dalla piazza centrale, con il Genzana alle spalle e il Gran Sasso che si scorge in lontananza, dalla torre del Castello Cantelmo o dalle finestre delle case ad occidente. Da qualunque punto del paese si guardi, si aprono scenari fatti di montagne, di salite e discese sterrate immerse nel verde, con 60 chilometri di sentieri, di altane (9) per il monitoraggio faunistico, di rifugi (4) e fontanili (4), di bikers che risalgono il corso del fiume, di orsi, cervi, caprioli e di altre storie. Come quelle di treni e ferrovie. Dietro i palazzi storici, davanti un belvedere sull’ambiente, dove natura, cultura e quotidianità vivono in simbiosi. Un connubio scambievole tra paese e natura, direttamente proporzionale all’armonia tra i pettoranesi e la Riserva Naturale regionale Monte Genzana Alto Gizio, la più grande tra le abruzzesi.

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Istituita nel 1996, crocevia di biodiversità, fa da ponte tra i due parchi nazionali, D’Abruzzo e Majella. Punto di riferimento per la vita degli abitanti. Ad alzare il sipario su questa realtà è il direttore della Riserva, Mauro Fabrizio, quarantenne sulmonese, affiancato dal giovane Antonio Monaco, pettoranese con la passione per la fotografia naturalistica, in forza nell’ufficio (aperto tutti i giorni) al piano terra del Palazzo Ducale, sede del municipio. Ad indicare l’ingresso: una riproduzione di un orso a grandezza naturale. Non a caso, in quanto proprio l’orso (fin dai primi avvistamenti di “Peppina” nel 2012) è stato considerato un’importante e interessante novità da queste parti: una specie da tutelare e da proteggere anche da chi insegue una foto per notizia. La passione li porta subito a parlare di flora e fauna, di corsi di censitori, spiegando che gli animali ci sono sempre stati intorno a Pettorano, «ma nessuno li vedeva». O meglio, nessuno sapeva vederli. La Riserva è anche studio, divulgazione e formazione, con corsi che dal 2008 sono moltiplicati in quantità e partecipanti. Fondamentale l’attività di ricerca, che ha portato alla scoperta di nuove specie come la Salamandrina di Savi nel 2010 (oltre a una decina di rettili, 161 specie di uccelli identificati, di cui 70 nidificanti), ma anche il monitoraggio di animali, escursionismo in montagna, convegni di alto livello, sull’orso, sul lupo appenninico, sul foto-video trappolaggio, sull’analisi del rapporto tra la Statale 17 e la fauna selvatica e sulle potenzialità e criticità della fotografica naturalistica, in cui scienziati, fotografi e giornalisti di settore si sono confrontati su etica, opportunità per la conservazione della natura e sui rischi che comporta per gli animali. «In un anno abbiamo svolto 12 attività legate alla formazione, tra fauna e cartografia, che ha contato una ventina di partecipanti (15-30 anni)» spiega il direttore, con l’orgoglio di chi ha visto nascere la Riserva, in crescita esponenziale di anno in anno. È attraverso il corso di censitori che anche i pettora-nesi stessi hanno imparato a conoscere i luoghi, i rifugi, i punti panoramici, rispettando la fauna.

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Sono tanti i partecipanti, esperti arrivano per lo più da 17 regioni italiane diverse, scoprendo, nell’occasione, per un week end, bellezze e tipicità di uno dei Borghi più belli d’Italia. «Sono in molti a chiederci di tenere i convegni a Pettorano», continua Fabrizio. Inutile sottolinearne la positività, «anche se la crisi si sente e, negli anni, i giorni di permanenza sono ridotti e adattati alle esigenze dei frequentanti – precisa il direttore – solo con i corsi di formazione hanno visitato Pettorano duemila persone circa. Per noi è un vanto». Per facilitare l’osservazione degli animali è stato realizzato un progetto di area faunistica abbandonando le classiche gabbie, ma permettendo il contatto con la natura stessa, attraverso strutture di avvistamento (altane e capanni), dotate di pannelli divulgativi, distribuiti nell’area, con cannocchiali e binocoli. Importanti per la Riserva il Centro studi per le reti ecologiche (per tecnici e specialisti) e il Centro di Educazione Ambientale (per giovani e studenti), coinvolgendo le scuole e avviando una collana di “Quaderni del centro studi” e redigendo un atlante faunistico della Riserva.

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Non solo natura. Non mancano iniziative meno scientifiche, come la gestione di settori di competenza comunale (raccolta differenziata), l’accoglienza dei giovani per l’annuale servizio civile e progetti più ricreativi, che coinvolgono il paese, nell’ambito di una promozione turistica. Prime fra tutte la riuscitissima manifestazione “Sapori in Festa”, entrata ormai tra gli eventi più attesi dell’estate peligna, apprezzata da molti habitué e scoperta da tanti turisti. Degustazioni di vini locali, prodotti tipici della Valle Peligna, assaggi degli chef dei ristoranti del posto: un sentiero gastronomico, tra stand di antichi mestieri, con la libertà di assaporare qua e là prelibatezze del territorio. Tra angoli di storica bellezza, strette rue cantate dai poeti, e il rumore dell’acqua, quella buona che sgorga a filo dalle fontanelle in pietra, gioiellini regalati dalla storia. Un fermo immagine, che la quotidianità rende vivo e la modernità, sfrontata e indispensabile, non ancora riesce a sgualcire. In un dialogo a più voci tra paese e natura. Da qualunque punto la si guardi

testo GIULIANA SUSI

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