Un saluto a Civitella


    Letture 3305

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da “ALTO SANGRO”, settembre 1974 di Renato Caniglia 

Questo paese, che ha un largo fronte affacciato sul Sangro, si incunea alle spalle con uno stretto triangolare nel cuore della montagna. Da essa trae la sua antica fisionomia di struttura medioevale; da essa civitella-2le caratteristiche dell’ambiente fisico; da essa la sua tipicità socio economica. Queste tre cose ci hanno indotto ad “aprire” la nostra inchiesta dal titolo “Che ne dice la gente” con le risposte dei Civitellesi alle nostre domande. A chi sono rivolte queste domande? A tutti: dal Sindaco all’uomo della strada, passando naturalmente per la via obbligata dell’agricoltore. E abbiamo scelta Civitella, 315 abitanti, perché è il simbolo stesso di quell’Italia rurale, silenziosa ma non per questo dormiente, le cui opinioni vanno sentite e tenute in conto. L’Italia rurale, e nella specie l’Abruzzo minore – il misconosciuto Alto Sangro, coperto dagli speculatori e coccolato dai politici in tempo elettorale – ha una sua anima per molti aspetti ancora vergine. Ma già vi si notano fermenti di vita e si rilevano percentuali insospettate. Il più piccolo paese dell’Alto Sangro – lo immaginate? – chiuso tra un fiume e una montagna, presenta il più alto indice di iscritti al presidio dei libri: il 61% della popolazione, più della metà degli abitanti. Basterebbe questo dato per dare la sensazione della volontà di sapere, che è indice di progresso civile, dominante a Civitella. Dal silenzio alpestre di questo avamposto della foresta di orsi e di camosci, l’Agenzia “Alto Sangro” ha deciso, come già annunziato, di presentare queste risposte, cioè il volto attuale dell’Alto Sangro in altrettanti fascicoli settimanali che si apriranno con l’inchiesta-base su Civitella Alfedena, considerata come pioniera del nuovo turismo e la più ardita per la vivacità della sua nouvelle vague in tutto il movimento di risveglio altosangrino.

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E adesso, il dopo convegno Nel trigesimo del Convegno di Civitella Alfedena, vale proprio la pena di rifare i conti e trarne i consuntivi. E’ servito a molto, a poco, a nulla? Perché i convegni, di solito, si esauriscono in chiacchiere e progetti: chiacchiere disperse al vento, progetti destinati a dormire, in stato di immobilità, in fondo ai cassetti dei destinatari. Al Convegno di Civitella, invece, qualche cosa si è mosso. Per cominciare da Civitella stessa. Noi non sospettavamo, ed è stata anche una sorpresa per molti convegnisti, la insolita vivacità e la decisa volontà organizzativa quale traspare dalla comunicazione dellacivitella-3 Pro Loco, Presidente Peppino Rossi. La Pro Loco; un centro, un punto di riferimento, un embrione di organizzazione turistica che non cesseremo mai di sottolineare. Pensosi, come siamo di fronte alla rivelazione del Presidente della Comunità di Valle, Buzzelli, secondo la quale “i grandi alberghi chiudono” e riservandoci di trattare a parte questo tema sconcertante, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle “pensioni a carattere familiare e ai ristoranti tipici”, espressamente indicati come soluzione primaria del problema turistico. E chi, se non la Pro Loco, è in grado di assolvere la funzione di intermediario tra la domanda e l’offerta? Ora, la Pro Loco di Civitella sta lanciando l’idea della istituzione di un Centro Turistico Sociale che ha come sua base l’immissione reale del turista nella vita del paese. Il turista, il visitatore, il contadino, il “locale”. Due mentalità diverse, due interessi contrapposti, un incontro che può divenire uno scontro, come è avvenuto e, purtroppo, continuerà ad avvenire, specie nei paesi “nuovi” all’invasione forestiera. “Il turista si sente estraneo alla vita e alle scelte della comunità locale” – ha ammonito il Presidente -, avvertendo tutta l’insidia di una simile situazione qualora avesse a cristallizzarsi. Ma, ribaltando il ragionamento in senso inverso, che cosa ha fatto la comunità locale per vincere questa barriere di incomunicabilità?

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Non più tardi di pochissimi anni fa, in un centro che non nomino per carità di patria, delle giovani donne milanesi che avevano, per il caldo, le spalle nude, furono apostrofate dalle locali, scandalizzate dal modo di vestire, e accompagnate con brontolii e qualche urlaccio al loro torpedone. “Gente del sud” disse sprezzantemente una di quelle milanesi e noi pensammo che molti anni avrebbero dovuto passare prima che si stabilisse un clima di comprensione e di tolleranza tra due mondi cosi lontani. Ora, ci pare che questo tema della comprensione sia stato bene centrato dagli amici di Civitella Alfedena che noi, in rapporto all’ampiezza del territorio o alla estrema giovinezza del loro organismo, possiamo definire senza alcun dubbio una élite d’avanguardia. Fa bene il Presidente Rossi a pensare, guardando lontano, a una cooperazione che non sia quella dell’affare tra il contadino e lo speculatore, a un sistema nel quale l’operatore economico “non porti altrove i frutti dei suoi interventi economici”. Ma questo è l’ultimo anello di una catena della quale si saldano adesso le prime maglie. C’è tutta un’opera da svolgere. Abbiamo segnalato l’iniziativa di Civitella Alfedena della quale non ci si nascondono le difficoltà. “Riuscirà la Pro Loco da sola a portare a compimento un progetto di tale genere?”. Questa l’esplicita domanda. Ed altrettanto esplicita la risposta: “certamente no”. Siamo, dunque, alla prima pietra scagliata in quel fosso pantanoso delle iniziative turistiche. C’è tutto un lavoro di costruzione da fare, un lavoro che é compito della Comunità montana promuovere ma è dovere delle amministrazioni comunali di affiancare.  

Renato Caniglia


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