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I monoliti-torchio dell’Abruzzo aquilano e il culto di Ercole

 

Nel 1965 l’ANAS stava costruendo la nuova Strada Statale 17 L’Aquila-Pescara e i lavori impegnavano in quel periodo la valle compresa tra Ofena e Capestrano. Ai piedi di Capestrano (AQ) una ruspa stava sbancando il terreno quando urtò contro un grande masso. Il ruspista sollevò il macigno e se ne sbarazzò andando a deporlo poco distante, in prossimità di un piccola cava. Comincia in quel momento una storia che ha stimolato (e stimola ancora) la fantasia degli appassionati di misteri e che ha impegnato (e impegna ancora) gli archeologi nel cercare di dare un significato a quell’oggetto misterioso riesumato dal terreno dall’inconsapevole ruspa.

 

 

Il macigno, infatti, era un monolite grossolanamente sbozzato lungo 190 cm e largo 105 cm, dal peso stimato di tre tonnellate, con una faccia spianata sulla quale erano stati realizzati uno scavo a forma di H e una vaschetta circolare collegata alla H da una canalina anch’essa scavata nella roccia. Il manufatto fu notato per primo da D. De Luca che ne dette notizia su L’amico del popolo. De Luca interpretò la funzione del monolite come uno strumento per pigiare l’uva o schiacciare le olive. Successivamente lo notò Benedetto Orsatti che gli dedicò un articolo ipotizzando che si trattasse di un’ara per sacrifici. Le descrizioni e le foto di De Luca e Orsatti sono l’unica testimonianza che ci resta del monolite di Capestrano, il quale è stato successivamente distrutto da vandali. La fine di quel primo monolite, comunque, non ha spento la curiosità di specialisti e profani, anche perché il masso di Capestrano è stato accostato, poco dopo, ad un altro manufatto del tutto simile che era stato trasportato su un prato di San Nicandro (AQ) dove ora è utilizzato come fioriera. Le scoperte si sono susseguite. Ai primi due si sono aggiunti ‘oggetti misteriosi’ simili, anche se non identici, trovati in prossimità del monastero di Santo Spirito d’Ocre, sul Colle Restoppia a 200 m dalla necropoli di Fossa, al Castello di Fagnano, a Prata d’Ansidonia. Uno è stato trovato a Peltuinum durante scavi dell’Università di Roma “La Sapienza” al livello delle fondamenta del tempio detto di Apollo e, secondo la relazione di scavo, «l’oggetto sembra appartenere alla categoria degli altari» e viene descritto come «elemento monolitico interpretabile come sostegno di altare ligneo».

 

 

Altri tre monoliti sono stati di recente trovati nello scavo preventivo del sito in località Cinturelli, compiuto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo nell’ambito dei lavori dell’ANAS per l’ampliamento della S.S. 17. Ma le scoperte non sono finite. Con questa ricerca è stata individuata la localizzazione di altri sei monoliti sinora ignoti: due sono stati reinterrati, uno è stato frammentato, il quarto si distingue da tutti gli altri per le misure maggiori e per la forma unica, il quinto è di fattura ‘arcaica’, il sesto è stato da poco trafugato. Con queste ultime sei individuazioni si arriva ad un totale di sedici manufatti. Tutti sono stati trovati nel territorio che fu dei Vestini Cismontani nel cuore dell’Abruzzo montano. Per undici è incerta la datazione, mentre i quattro (tre di Cinturelli e uno di Peltuinum) rinvenuti nel corso di indagini archeologiche permettono di fissare date sufficientemente sicure. Sino ad oggi solo di quattro (Capestrano, Sinizzo-San Nicandro, Peltuinum, uno di Cinturelli) erano state pubblicate le immagini. I quattro monoliti rinvenuti durante gli scavi eseguiti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo e dall’Università di Roma “La Sapienza” permettono di porre alcuni punti fermi a proposito della datazione di questi particolari manufatti che, per quel che si sa, si ritrovano unicamente nel territorio dei Vestini Cismontani

 

 

Dove sono stati trovati

Conosciamo l’ubicazione attuale di tutti i sedici monoliti identificati, mentre per alcuni di loro non si sa con esattezza quale sia stata la loro collocazione originaria. Si tratta di massi di roccia calcarea dal peso di alcune tonnellate che possono essere stati spostati sia in antico che in tempi recenti. Salvo due che sono scavati direttamente nel banco roccioso e che sono ancora oggi, evidentemente, lì dove furono realizzati. Il primo (mai illustrato) lo si trova sul Colle Restoppia, un piccolo rilievo prossimo alla necropoli di Fossa. È scavato nel banco roccioso ed è realizzato con un progetto che lo rende diverso da tutti gli altri, tanto da fare ipotizzare che si tratti del ‘prototipo’ che ispirerà successivamente la produzione degli altri manufatti più ‘evoluti’ e destinati allo stesso uso. Un altro, anch’esso non edito, è scavato in un banco roccioso in prossimità del monastero di Santo Spirito d’Ocre ed ha una struttura complessa, articolata con annessi spazi accessori di servizio che fanno pensare che il tutto sia stato utilizzato a lungo.

 

 

Questi due manufatti sono stati realizzati per attività che le rispettive comunità di riferimento dovevano svolgere nelle zone in prossimità. Tuttavia, questo non aiuta a datarli con certezza. Una indicazione di massima potrebbe venire da Colle Restoppia sul quale sono state rinvenute aree con forti concentrazioni di materiale ceramico e, in particolare, di frammenti vascolari in ceramica di impasto modellata a mano riferibile a frequentazioni preistoriche inquadrabili tra l’età del Rame e gli inizi dell’età del Bronzo. A poca distanza dal manufatto emergono dal terreno due rocce (saranno illustrate più avanti) che recano tracce di intervento umano: su una sono incise piccole vaschette e coppelle collegate tra di loro da canalini scavati artificialmente nella roccia e tagli che sembrano realizzati per fissare delle paratie. Anche sull’altra si rilevano canaline e tagli artificiali nella roccia che potevano servire a contenere paratie. Un aiuto per la datazione può venire anche dal manufatto di Santo Spirito d’Ocre, zona dove sono state rilevate costruzioni in opera poligonale (Di Marco 1963). Si tratta di resti di un insediamento presumibilmente vestino, probabilmente posteriore all’età dei re che si conclude nel V sec. a.C.. Altre mura poligonali si osservano 500 m al di sotto del monastero, sulla via che risale a San Panfilo d’Ocre. Il manufatto di Santo Spirito è stato realizzato nei pressi dell’antica mulattiera che collega il monastero con la chiesa della Madonna della Raccomandata a San Panfilo d’Ocre, accanto alla quale è stato trovato un altro monolite. Il terzo monolite si trova a Castello di Fagnano ai piedi di un rilievo prossimo all’abitato del Castello, abbandonato dopo il terremoto del 2009.

 

 

Il masso doveva essere collocato su un piccolo rilievo al di fuori del castello, sul quale è stata edificata una casa popolare, e deve essere stato spostato più in basso al momento dello scavo delle fondazioni. Dal rilievo si domina la valle attraversata dall’ampio braccio di tratturo Fagnano-Bominaco-Navelli. Ghiande di piombo per frombole, fuse rozzamente, sono state trovate a 30 m di distanza dal masso (comunicazione personale), il che fa pensare che sul rilievo dovesse esserci un insediamento. Il quarto è stato trovato a un metro e mezzo di profondità a Peltuinum, alla base delle fondazioni del tempio detto di Apollo. Per quel che riguarda la datazione merita leggere per esteso la relazione di scavo perché si tratta della rara testimonianza diretta di un ritrovamento compiuto in uno scavo stratigrafico: ‘La pertinenza ad una fase precedente il I sec. d.C. non è purtroppo pienamente supportata dall’evidenza archeologica: infatti le profonde arature avevano in questa area intaccato perfino le strutture i monoliti-torchio’.

Di Alberto Rapisarda
Una ricerca sulla funzione di alcuni manufatti rinvenuti nel territorio dei Vestini Cismontani
Referenze delle illustrazioni
Tutte le immagini e le tavole sono a cura dell’Autore se non diversamente specificato nelle didascalie.

Ringraziamenti
Un ringraziamento di cuore alla professoressa Gilda Bartoloni dell’Università di Roma “La Sapienza”ed al professore Fabio Redi dell’Università degli Studi de L’Aquila, per l’aiuto e i consigli che mi hanno fornito per sviluppare e concludere questa ricerca. Ringrazio il professore Adriano La Regina, Presidente dell’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte, per la cortese attenzione che ha dedicato alla lettura del mio lavoro e per il suo lusinghiero giudizio. Infine, un ringraziamento per la loro generosa e amichevole collaborazione al dottore Marco Bartolomucci, appassionato organizzatore culturale a Barisciano, al signor Adriano Torrecchia, indomabile difensore del territorio vestino, al professore Francesco Di Marco, già Sindaco di Prata d’Ansidonia, e al signor Angelo Riocci di San Panfilo d’Ocre per la segnalazione del monolite ora, purtroppo, trafugato.

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 961 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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