Pereto, storia e usanze


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Cenni di storia

Le prime notizie documentate di Pereto si hanno nell’anno 955, anno in cui Aligerno, abate di Montecassino, concede in enfiteusi a Rainaldo, conte dei Marsi e figlio di Doda, il monastero di Santa Maria di Luco insieme a tutti i suoi beni, comprese alcune chiese e monasteri tra cui San Silvestro di Pereto. Questa è la prima notizia in cui si evidenzia un insediamento nel territorio di Pereto. Rinvenimenti fatti in epoche recenti hanno permesso di individuare resti di insediamenti, di epoche anteriori, in più punti del territorio di Pereto. I ritrovamenti censiti dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo sono: Resti preistorici localizzati in località Valle Quartarana (anno 1952), un ‘anfora in terracotta durante lo scavo della strada Pereto – Villa Romana (anno 1961), tombe di età romana in località “Pelaena” (anno 1961) ed un cippo funebre sulla strada Pereto-Rocca di Botte (anno 1979). Allo stato attuale in diversi punti del territorio affiorano cocci o sono visibili insediamenti umani: in località il Pastino è visibile un elemento proto-romano del V sec. a.C.. Cocci affiorano in località “Pesantagna” ed altri resti di costruzioni si trovano in località Camposecco ed in località la Torretta. Sono prove queste che il paese ha una storia lunga e ricca di particolari: ne è testimone la sua posizione geografica. Il paese si è trovato in diverse epoche a confine tra diverse aree religiose e politiche, rappresentando un punto strategico sia per la Piana del Cavaliere che per la Marsica. In età preromana era territorio della regione degli Equi, ed era uno di punti di confine tra il popolo Equo e quello Marso. In età romana è un punto di confine tra i Romani stessi ed i Marsi. Tra l’anno mille e l’anno millequattrocento lo troviamo annoverato alternativamente tra i possedimenti dell’abbazia di Subiaco, di quella di Montecassino e quella di Farfa. Questo continuo cambio di proprietà è dovuta al fatto che, come detto, il territorio in oggetto era un punto di snodo tra la provincia romana, il rietino e la Marsica. Oltre al controllo religioso c’è un forte controllo politico. La famiglia de Ponte, nota famiglia della Marsica, lo avrà come possedimento dall’anno 1150 fino all’anno 1405, cercandolo di sottrarlo alla famiglia Orsini. Questi nell’anno 1405, attraverso relazioni di parentela ed acquisiti, riusciranno ad avere il controllo del castello di Pereto. A sua volta saranno i Colonna che cercheranno di controllare il paese e ci riusciranno a partire dall’anno 1495. Saranno i signori del paese di Pereto fino all’anno 1806, dove con l’abolizione dei feudi i loro possedimenti nel territorio di Pereto verranno ceduti.

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Il paese sarà ancora un punto di controllo e di scontro nel 1800, prima con il brigantaggio tra il regno di Napoli e lo stato Pontificio e poi, con l’Unità d’Italia, tra regno di Napoli e il regno Sabaudo con forme di reazione e con conseguente repressioni. Diverse furono le bande di briganti che infestarono questa zona di confine. Nelle cronache locali sono riportate alcune epidemie e carestie che si sono abbattuti e nel paese e nella valle del carseolano. A questi fenomeni vanno aggiunti dei terremoti che hanno colpito la zona. A fronte di queste calamità naturali, il paese è sempre sopravvissuto e la popolazione si è mantenuta sempre attiva e viva. Agli inizi del secolo XX, con l’introduzione di nuovi mestieri, con l’impoverimento dei lavori agricoli, con la costruzione della ferrovia Roma-Sulmona, con l’introduzione di nuove idee, il paese è stato soggetto ad emigrazione. Agli inizi del secolo diverse persone sono emigrate verso gli Stati Uniti d’America, successivamente sarà registrato un fenomeno migratorio verso la città di Roma e la sua periferia (Tivoli, Bagni di Tivoli, Guidonia, ecc.) con conseguente spopolamento del paese. Oggi a fronte di mutate condizioni di lavoro, la vicinanza da Roma, vicinanza resa trascurabile dall’Autostrada Roma-L’Aquila, si è verificato un ritorno di persone che avevano lasciato il paese e nuove famiglie si sono insediate nel centro abitato. Una delle particolarità del paese è la forte tradizione religiosa. Ne sono testimoni le diverse chiese che ancora oggi sopravvivono (San Giorgio, SS Salvatore, San Giovanni Battista, Santa Maria dei Bisognosi e la Grotta di Lourdes), ed di altre di cui si ha solo menzione nelle carte dal momento che sono state distrutte dal tempo (San Pietro, Santo Mauro, San Nicola, Sant’Angelo, Santa Maria delle Cerque) o non sono più utilizzate per il culto (San Silvestro, Sant’Antonio, Annunziata)

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Tra queste chiese prima fra tutte va considerata la chiesa di san Pietro. Posta alla pendici del paese di Pereto, tra la strada asfaltata per andare sulla via Valeria e l’inizio di via di Prato Marano, in località “La croce”. Oggi sono visib ili dei resti di questa chiesa: un terrazzamento sostenuto da resti di opera poligonale. Gli storici definiscono questo complesso una basilica romana del III-IV secolo a.C.. La prima notizia documentata è dell’anno 997: Papa Gregorio V, nel descrivere i confini dei possedimenti soggetti all’abbazia di Subiaco, dichiara che Pereto e la chiesa di San Pietro sono di pertinenza del monastero di Subiaco. Notizie di questa chiesa con tutte le sue pertinenze si trovano nelle carte di Montecassino, Subiaco e Farfa e la sua attività, come luogo di culto, è documentata fino all’anno 1400 d.C.. Tutto intorno alla zona allo stato attuale affiorano cocci o sono visibili altri resti di origine romana, tra i quali frammenti di mosaico e grossi blocchi squadrati.

Su una delle pareti del muro perimetrale è ancora visibile, anche se corrosa dal tempo, una lapide, riportata nel “Corpus Inscriptionum Latinarum” (CIL), vol. IX numero 4086. Da questa zona proviene la lapide presente attualmente nell’ingresso del comune di Pereto. E’ possibile che da questo luogo di culto provengano le altre lapidi conservate nei musei Vaticani in Roma e le lapidi murate sulla facciata della chiesa di San Giorgio Martire in Pereto. Dati i ritrovamenti di materiali e le notizie riportate nelle cronache, questa chiesa rappresenta quindi il più importante insediamento del paese. Allo stato attuale non è stato effettuato uno studio storico preciso sul luogo, ne uno scavo archeologico utile alla valorizzazione di questa costruzione.

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Dal punto di vista storico, la seconda chiesa più importate del paese è San Silvestro. La notizia certa più antica è del 955 d. C. e molte notizie sono state rintracciate dal momento che è stata sede di uno dei primi conventi di monache clarisse all’epoca di San Francesco. Ci sono arrivate ai giorni nostri diverse bolle papali e diversi atti che testimoniamo una forte attività di questo complesso. In particolare sono da segnalare 6 bolle papali diretta da papa Alessandro IV (papa dal 1254 al 1261) a questo convento, bolle che concedevano una serie di privilegi speciali. Il complesso rimase attivo fino alla metà dell’anno 1400. Nel 1533 passò di possesso dai Maccafani, locale famiglia che verrà descritta più avanti in questa relazione, alla famiglia Colonna. Da questa data comincia declino della chiesa. Nel XVIII furono tolti diversi travi e tegole per essere portati in Rocca di Botte: le mura, lasciate sotto le intemperie, caddero lentamente a tal punto da lasciare solo l’attuale cappella che è un’ala della vecchia chiesa. Del monastero non se ne ha più traccia. pereto-4La chiesa fu utilizzata come tumulo di alcuni esponenti della famiglia Maccafani, tra cui due vescovi della Marsica. Altre ossa furono rinvenute durante le demolizioni delle varie ali della chiesa.

Il monastero, posto al di fuori delle mura del paese, è stato oggetto di saccheggi e di vandalismi da età antiche: abbiamo gia delle testimonianze nel XV secolo. Allo stato attuale sopravvive di tutto questo complesso una piccola cappella dove sono visibili ancora degli affreschi. Il tutto oggi resta abbandonato e soggetto ad un continuo declino. Una pubblicazione edita a Cura dell’associazione Lumen e del Comune di Pereto descrive la storia di questa abbazia dalle più remote età fino ai giorni d’oggi attraverso le bolle papali e documenti ritrovati. Sono stati descritti gli abbati dall’anno 1458 fino all’anno 1815, anno in cui diventa un semplice beneficio amministrato. Nell’anno 1861 perderà anche il titolo di semplice beneficio e sarà un semplice luogo di culto. Oggi la chiesa è sconsacrata e chiusa. Da segnalare che vicino alla cappella, in prossimità di un ruscello si trova un vecchio mulino ad acqua con relativa mola in pietra, mulino utilizzato in epoca medioevale per la macina di cereali.

Se le chiese di San Pietro e San Silvestro hanno un’origine antica, la più famosa chiesa del paese è la chiesa della Madonna dei Bisognosi. Questo è un luogo di culto che trova origine da una tradizione datata 610 d. C. La tradizione si basa su un antica pergamena che narrava la traslazione di un’immagine in legno della Madonna con il bambino in braccio traslata da Siviglia in Spagna sino all’attuale locazione, ovvero la montagna di Serrasecca, montagna posta a confine tra Pereto e Rocca di Botte. Oggetto di pellegrinaggio di papi, re, regine, nobili e tanti fedeli che nel corso dei secoli hanno mantenuto in vita questa chiesa . Ancora oggi è oggetto di devozione da parte dei paesi limitrofi ed di altre zone prospicienti (rietino, frusinate, aquilano, agro romano). La chiesa inizialmente doveva essere un piccolo vano che con il tempo si èpereto-5 accresciuto. Durante la metà del XVIII secolo furono fatti dei lavori di restauro che portarono alla luce diverse lapidi e diversi resti ossei, di corpi seppelliti nel pavimento della chiesa. Fu oggetto di sepoltura di vescovi e nobili come testimoniato sempre da lapidi ivi rinvenute e da documentazione. La chiesa è stata sotto la tutela dei frati Minori Osservanti della provincia romana (1754-1832 ), poi sotto quella dei frati Minori Riformati della provincia di san Bernardino degli Abruzzi(1832-2000) e dall’anno 2000 è gestita dai frati Minori della Provincia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Da segnalare che a causa delle soppressioni religiose in alcuni periodi, il convento rimase sguarnito di custodi, lasciato quindi alla custodia di alcuni fedeli. Una parte della chiesa con il passare dei secoli si era danneggiata e per questo motivo fu abbattuta ( anno 1781) una parte per costruire l’attuale nuova chiesa, lasciando una zona con degli affreschi. Al suo interno, in aula quadra con volta a crociera, unica zona sopravvissuta della vecchia chiesa, si può ammirare un ciclo pittorico religioso ispirato alle fasi più salienti del Vangelo, l’Annunciazione, la Natività, la Crocifissione, la Resurrezione e la Discesa dello Spirito Santo. A questi quadri va ad aggiungersi una rappresentazione del Paradiso, Purgatorio ed Inferno. All’interno della chiesa si trova anche un crocifisso in legno che la tradizione vuo le essere portato da San Bonifacio IV, primo illustre visitatore di questa chiesa.

La chiesa principale del paese è la chiesa di San Giorgio martire. La sua data di fondazione risulta essere l’anno 1584, come riportato dalla lapide che si trova murata sulla facciata della chiesa. Invece, da carte ricercate, notizie di una chiesa dedicata a San Giorgio si trovano intorno all’anno 1300. In questa chiesa si era il tumulo del paese, insieme ai tumuli nobiliari della famiglia Vendettini (vedi dopo), alla famiglia Camposecco ed ad altre singole tombe. All’interno vi sono vari altari tra cui la cappella dei Vendettini. Il quadro della Madonna del Rosario ha va lore artistico essendo stato dipinto dal pittore Ale ssandro Gauli, detto il Baciccia. Internamente la chiesa è stata rifatta e affrescata eliminando i resti della chiesa edificata nel 1584 della quale ne rimangono dei dipinti superstiti. Fautori di questa restaurazione sono stati la baronessa Agnese Maccafani ed il parroco don Antonio Tittoni: alla baronessa si deve l’ampliamento della chiesa verso la parte sinistra in quanto la vecchia chiesa, quella edificata nel 1584, aveva a sinistra solo la cappella della Madonna del Rosario; nel 1887 la baronessa fece spostare gli altari di suddetta parte e creò una lunga navata. In occasione fu posta una targa ricordo per la restaurazione del 1887 da parte della baronessa Agnese Maccafani. Al parroco don Felice Balla si deve l’altare maggiore che fece rifare più avanti rispetto all’antico altare. Al parroco Tittoni si deve il quadro di San Giorgio. La chiesa è sede della locale Confraternita del SS Rosario.

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Ultima delle chiese importanti del paese è la chiesa di San Giovanni Battista. Dalla data riportata sul portale della chiesa sembra che questo edificio sia stato costruito nel 1524. In realtà si trovano notizie anteriori al 1300. Papa Alessandro IV, che governò dal 1254 al 1261, venne in Pereto all’inizio del Pontificato di Innocenzo IV per consacrare le chiese di San Silvestro e San Giovanni. Inoltre, in altre carte, si rinviene, da una bolla sempre di Alessandro IV datata 18 febbraio 1257, che tale chiesa venisse dedicata il 9 ottobre 1252 da Rainaldo, vescovo di Ostia e di Velletri (tale era il nome di Alessandro IV prima di venir nominato papa) . Internamente la chiesa conteneva fino a pochi decenni or sono il cimitero. Vi è conservato un quadro a due facce erettovi dal sacerdote Francesco Grassilli (secolo XVII). Data la sua bellezza architettonica viene spesso utilizzata per officiare riti nuziali.

Il simbolo di Pereto è il Castello. La prima traccia documentata si ha nel 1096. In quell’anno la contessa Altegrima, vedova di Rainaldo IV, conte dei Marsi, signore del castello di Auricola, dic hiara di possedere dei beni assegnati a lei nel giorno delle nozze dal suo defunto marito e fa testamento di tutti i suoi beni in territorio carseolano. Altegrima dona all’abbazia di Montecassino i quattro castelli, Auricola, Fossaceca, Camerata, e Perito; dona anche i monasteri di san Pietro di Perito o Pireto, di san Giovanni col suo ospedale, di san Giovanni di Valle Calvula. Sarà dal 1150 al 1405 di proprietà della famiglia De Ponte, nobile famiglia marsicana che aveva altri possedimenti nella Marsica ed in altre zone dell’Italia Centrale. I questo periodo di possesso dei De Ponte abbiamo interessante un altro testamento, quello di Rostaino Cantelmo (anno 1396), in cui rileva che il castello era tenuto come luogo di prigionia. Tra il 1369 ed il 1405 furono redatti una serie di atti per la vendita del Castello alla famiglia Orsini. Alcune di queste pergamene sono conservate attualmente presso l’Archivio Capitolino in Roma. Il castello, dalle poche notizie che ci sono pervenute allo stato attuale, rimase attivo fino alla metà del 1400. Da quella data rimase disabitato ed esposto alle intemperie: per circa 5 secoli è stato bersaglio di fulmini e della pioggia. Il risultato fu che tutti i solai caddero e gli affreschi, di cui oggi ne sopravvivono ancora due, sono scomparsi dalle pareti interne del castello.

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Nel 1967 fu acquistato da un privato, che con interventi di restauro durati dal 1967 al 1975 hanno ridato vita alla fortezza del paese. Per il restauro effettuato nel 1985 fu consegnato il diploma di miglior restauro ad opera di “Europa Nostra”. Le mura cingevano l’intero paese partendo dalla torre maggiore del castello e si riallacciavano ad esso nella opposta torre di nord-ovest. Il paese risultava così completamente protetto del loro poderoso giro e dominato dalla massa potente e squadrata del castello. Diversi tratti delle mura sono stati in varie epoche utilizzati per scopi diversi da quelli originari; tuttavia la conservazione pressoché intatta del centro storico fa sì che le mura delle torri superstiti armonizzino perfettamente con il tessuto urbano, caratterizzato dalla coesistenza di edifici di epoche diverse ma tutti ugualmente linee viola 4 cinta muraria riconducibili ad una tipologia ben precisa di architettura paesana, con case prevalentemente di piccole dimensioni costruite su vicoli molto stretti che si allargano di tanto in tanto in piazze, sulle quali si affacciano le varie chiese e i palazzi maggiori. Partendo dal castello, il primo tratto di mura, per una lunghezza di circa 15 metri, è stato inglobato nella chiesa di S. Salvatore, ed è stato utilizzato come parete di fondo della chiesa stessa e della parte inferiore di un lato del campanile. Dopo un altro tratto, orlato di merli, si erge un poderoso bastione di forma cilindrica, poi le mura piegano ad angolo ottuso con un altro tratto, anch’esso merlato, la cui parte finale è stata utilizzata come parete di una casa privata. Le mura piegano poi ad angolo retto fino ad una torre rompitratta a pianta quadrata. In questo tratto si apre una porta di conci di pietra disposti a sesto acuto, mentre il resto, rialzato di circa 1 metro, è stato utilizzato come parete d’una casa privata ed in esso è stata aperta anche una finestra. La torre è stata coperta con un tetto di coppi ed utilizzata come stava; a partire da essa le mura scendono lungo un declivio fino ad un’altra torre, anch’essa a pianta quadrata, e poi ulteriormente fino alla chiesa di S. Giorgio A partire da tale punto risulta molto difficile decifrare l’andamento delle mura, in quanto costruzioni a posteriori ne hanno completamente alterato la fisionomia originaria. Solo una settantina di metri più in basso ne ritroviamo un tratto, inglobato in una casa privata, che prosegue fino ad una poderosa torre a pianta quadrata, la presenza nella quale di una finestra fa supporre che fosse abitata. E’ questa la torre più grande di tutte. A partire da questa diventa nuovamente difficile ricostruire l’andamento delle mura, che si ripresenta invece una cinquantina di metri più in basso con un’altra torre merlata, in un lato della quale si apre una porta con architrave in pietra e cardini anch’essi in pietra. Le mura sono costruite con pietre irregolari per forma e grandezza.

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Agli angoli delle torri i masselli di pietra sono squadrati e posati in maniera abbastanza regolare. Il tratto dalla chiesa alla porta a sesto acuto presenta nella parte interna un camminamento la cui larghezza varia da 50 a 70 cm. Seguivano l’andamento del terreno, sfruttandone in maniera funzionale le asperità. Nello stato originario dovevano avere una altezza di circa 8 metri con uno spessore variabile da 70 ad 80 cm. Le torri dovevano essere poco più alte delle mura, fatta eccezione per quella maggiore che misura tuttora circa 15 metri. Lungo tutto il perimetro delle mura si aprono delle feritoie, poste ad intervalli non sempre regolari, che presentano all’interno uno strombo assai accentuato mentre l’apertura verso l’esterno è molto stretta. In tale maniera gli assediati potevano godere di un’ampia visuale sul terreno circostante, mentre i rischi erano ridotti al minimo. Tra il 2002-2003 un pezzo della prima cinta muraria del paese è stato oggetto di restauro ed un secondo intervento su un altro tratto della cinta è in via di attivazione. Nelle sei immagini che seguono sono riportate le porte che oggi ancora sono visibili, o che almeno permettono l’accesso attraverso la cinta muraria del paese. Sulla famiglia Maccafani di Pereto non è stata mai scritta una pubblicazione dedicata, ma le sue vicende sono state tante a tal punto che questa famiglia ha rappresentato un caposaldo della storia della Marsica, dell’Abruzzo e di parte dell’Italia tra gli anni 1400 ed il 1500. In questi due secoli la famiglia ha dato diversi vescovi a diverse diocesi. Primo fra tutti, troviamo Salvato che fu eletto vescovo dei Marsi nel 1418. Segue Angelo, nominato nel 1446 alla cura della diocesi marsicana e successivamente, nel 1466, fu nominato da papa Pio II tesoriere della Marca Anconitana, luogotenente di Macerata e governatore di Fano. Morto lo zio Angelo, successe Francesco nel 1470 alla guida pastorale della diocesi marsicana. Troviamo poi Gabriele nel 1471 che dopo 27 anni lasciò la diocesi a Giacomo Maccafani, suo nipote, nel 1498. A Giacomo successe Giovanni Dionisio che venne eletto 4 vescovo nel 1520. Da non dimenticare tra questi vescovi, Angelo, che fu il primo vescovo della diocesi di Lanciano nel 1516, e Giorgio, vescovo della diocesi di Orte e Civita Castellana nel 1498 e successivamente nel 1511 vescovo di Sarno. Insieme a tutti questi alti prelati, si devono anche ricordare altri esponenti della famiglia che sono stati abati o rettori di chiese o abbazie del centro Italia. Una famiglia importante, quindi, dal punto di vista ecclesiastico. Dopo questi due secoli di splendore, la famiglia subisce una lenta e lunga decadenza che terminerà con la scomparsa dell’ultimo discendente, la baronessa Agnese avvenuta nell’anno 1891. Nel periodo della decadenza emerge come figura di rilievo Gian Dionisio (1706-1787), prevosto della cattedrale di San Leucio di Atessa (CH). In questo paese a lui sono dovute tutte una serie di opere a carattere religioso che ancora tutt’oggi sono visibili. Morì in Pereto, sepolto in San Giorgio Martire. Lo stemma della famiglia Maccafani si trova in pietra in diversi portoni e dipinto in alcuni edifici. In particolare è possibile vederlo in pietra ancora integro sul portone del palazzo e su due case poste a fianco del palazzo Maccafani. Un ramo della famiglia intorno al 1500 prese dimora in Pozzaglia Sabina (RT) dove tutt’ora si trovano lapidi e fregi che ne ricordano la loro presenza.  

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Da non dimenticare Gian Gabriello Maccafani (1762-1785). Nato e morto in Pereto, visse solo 23 anni, ma in questi pochi anni ha lasciato una traccia di se ed una ricca documentazione sulla storia di Pereto. Dottor delle Leggi e Vicario Lateranense, arcade conosciuto con il nome di Libillo Peretense Ebbe una corrispondenza con Pietro Metastasio, collaborò con il padre Flaminio Annibali da Latera per fornire notizie sull’ordine dei frati francescani, in particolare sulla chiesa di san Silvestro di Pereto, loro vecchia proprietà. Collaborò con altri ricercatori dell’epoca per il recupero di informazioni storiche. Raccolse molte notizie storiche sulla chiesa della Madonna dei Bisognosi: oggi quello che sappiamo su questa chiesa, su i suoi abati, la sua evoluzione architetturale è dovuta a lui. Condusse anche degli studi sulla chiesa di San Silvestro e su quella di San Pietro. Morì lasciando diverse carte manoscritte con ricchi riferimenti a pergamene oggi scomparse. Sepolto in San Giorgio Martire, senza nessuna lapide. Per interessamento del Comune di Pereto e dell’associazione Lumen è in stamperia una pubblicazione monografica a lui dedicata ed inoltre l’associazione Hombres ha a lui dedicato il premio letterario Premio Hombres – Città di Pereto a partire da quest’anno. Un famiglia di Pereto da non dimenticare è la famiglia dei Vendetti o Vendettini.

Di questa famiglia si conosce poco a Pereto in quanto si è estinto questo ramo nobiliare intorno alla metà del XIX secolo. Attualmente si sta conducendo una ricerca che ha già portato alla luce diverse informazioni che saranno oggetto di pubblicazione. Qui vengono anticipiate alcune delle notizie più significative. Alcune lapidi funebri della famiglia si trovano in chiese di romane. Diverse carte che raccontano le gesta dei Vendettini si trovano in alcuni archivi romani, carte che manifestano il loro stato nobiliare e la loro forte attività all’interno della città di Roma. Diverse informazioni sono state recuperate dall’archivio parrocchiale di san Giorgio martire, informazioni che hanno permesso di ricostruire l’albero genealogico di questa famiglia. Da segnalare, che durate questa analisi dei Libri parrocchiali, sono stati ricostruiti anche altri alberi genealogici di altre famiglie di Pereto, ed in particolare sono state ricavate delle informazioni sul paese. Per ritornare a parlare dei Vendettini, si segnala in particolare Frate Anton Angelo, sulla cui data di nascita e sulla data di morte non abbiamo delle notizie certe, ma quello che si ha con certezza è la nomina nell’anno 1405 a Ministro generale dell’OFM e lo sarà fino all’anno 1420. Nell’ordine dei Frati Minori viene considerato uno dei personaggi di spicco data la sua attività apostolica. Sempre a questa famiglia appartiene Antonio Vendettini (1704-1781).

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Nato e morto a Pereto. Conte, nobile romano, autore di ricerche sulla nobiltà romana, amante dell’archeologia. Le lapidi ritrovate nel territorio di Pereto, lapidi sopra descritte, furono fatte trasportare dal loro luogo di origine, la pianura di Pereto, ai musei Vaticani, dal conte Antonio. Altro personaggio da segnalare della famiglia, figlio dell’Antonio sopra riportato, è Giuseppe Vendettini (1741- 1792) Nato a Pereto e morto in Roma all’età di 54 anni, sepolto nella chiesa dei ss Apostoli in Roma nel proprio tumulo gentilizio. Arcade, magistrato romano e scrittore. A lui sono dovute altre opere sulla nobiltà romana ed alcuni componimenti poetici.. Oggi di questa famiglia a Pereto sopravvive l’arco in pietra che permetteva l’accesso alla loro casa. Altre famiglie di Pereto, in tono minore, hanno portato portato lustro al paese:per brevità di trattazione non vengono fornite notizie.

A chiudere questa breve carrellata di storia di Pereto, da non dimenticare le Confraternite del paese. Allo stato attuale sopravvivono ancora la confraternita del Crocefisso, ovvero di San Giovanni Battista e del SS Rosario. Le confraternite operanti nel nostro paese erano:   

1. LA COMPAGNIA DEL SS.
SACRAMENTO, fondata nel 1596 nella
chiesa di S. Giorgio,
2. LA COMPAGNIA DEL SS. ROSARIO,
fondata nel 1628 nella chiesa di S. Giorgio,
dove aveva un altare con l’effigie della
Madonna del Rosario.
3. LA COMPAGNIA DI S. AGOSTINO o del
SS. SUFFRAGIO, fondata nel 1671 nella
chiesa di S. Giorgio, dove aveva una
cappella sotto il titolo di S. Nicola da
Tolentino, protettore di Pereto.
4. LA COMPAGNIA DELL’ADORAZIONE
PERPETUA DEL SS. SACRAMENTO,
fondata nel 1734 nella chiesa di S. Giorgio
ed aggregata alla compagnia della Rotonda
(Pantheon) di Roma.
Tale compagnia fu fondata e patrocinata da
Antonio Vendettini ed aveva una cappella
nella chiesa di San Giorgio.
5. LA COMPAGNIA DI S. GIOVANNI
BATTISTA, fondata con bolla del 21
agosto 1620 e successivamente approvata
con dispaccio del 27 novembre 1794 nella
omonima chiesa ed aggregata alla
compagnia di S. Marcello di Roma.
6. LA COMPAGNIA DELLA MADONNA
DEL CARMINE fondata intorno al 1700.
7. LA COMPAGNIA DEGLI ISCRITTI
ALLA DEVOZIONE DI S. GIUSEPPE,
fondata intorno al 1700.
8. LA COMPAGNIA DEGLI ISCRITTl
ALLA DEVOZIONE DELLE ORE DEL
ROSARIO

Da oltre venti anni, alcune persone del luogo o appassionati della storia locale, in modo indipendente, ma in modo costruttivo, stanno cercando di ricostruire la storia di Pereto attraverso le fonti scritte ed orali. Lo ha fatto Massimo Basilici con una pubblicazione sulla storia della Madonna dei Bisognosi (anno 1984), a seguire Enrico Balla con un libro sulla storia e le tradizioni di Pereto (anno 1986). Nell’anno 2001 a cura di Paola Nardecchia è uscito un studio storico-artistico sulla Chiesa della Madonna dei Bisognosi. Ultima la pubblicazione di Michela Merlino sempre su Pereto con notizie di storia e tradizioni (anno 2004). A questo lavoro di ricerca di singole persone va aggiunta l’attività dell’associazione culturale Lumen (Onlus) che, nata da pochi anni, sta pubblicando notizie della valle carseolana tra cui Pereto attraverso la sua pubblicazione aperiodica. Sotto l’egida di questa Associazione insieme al Comune di Pereto è stata pubblicata una monografia sulla chiesa di San Silvestro di Pereto, altre sono pronte già in stampa ed alcune sono in cantiere, tutte monografie con argomenti riguardanti luoghi o persone di Pereto. Sono tante pubblicazioni, che insieme ad altre iniziative culturali a carattere storico stanno avvicinando sempre più la gente del luogo alla riscoperta del proprio paese ed il forestiero a trovare un motivo per visitare un paese di confine tra Lazio ed Abruzzo. 

 Credits: http://www.pereto.info

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