Anversa degli Abruzzi

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Anversa degli Abruzzi deriva dai toponimi ad versus (di fronte a, nelle vicinanze) o amnis versus (verso il fiume), come suggerisce la radice etimologica e fonetica a(di)nversa(m) (aquam), dove le acque sono quelle del Sagittario. Con riferimento al periodo normanno, il nome potrebbe anche essere legato a quello di Aversa, la cittadina campana fondata dai Normanni. Nel 1927 è stata aggiunta la specificazione “degli Abruzzi”.

Descrizione

Percorrendo la strada che dalla Valle Peligna porta a Scanno, si attraversa il profondo canyon che il fiume Sagittario ha scavato, con la millenaria azione erosiva delle sue acque, attraverso imponenti strati di rocce calcaree. Sono quello che resta dell’antico fondale marino, esteso in gran parte dell’Appennino centrale, dove, per circa 200 milioni di anni, tra Cenozoico e Mesozoico, si è avuta una quasi ininterrotta sedimentazione carbonatica. Il paese si trova a 575 metri d’altezza, all’inizio delle gole del Sagittario. I primi insediamenti risalgono all’età del Bronzo, come dimostrano le necropoli rinvenute nella zona. Tra i monumenti più importanti, si segnalano: la chiesa della Madonna delle Grazie, del XVI secolo; la chiesa di San Marcello, con il portale gotico; il rudere del castello, edificato dai Normanni del XII secolo. Meritano una segnalazione: la frazione di Castrovalva, posta in posizione dominante sulle Gole; la riserva naturale “Gole del Sagittario”, oasi del Wwf con le sorgenti di Cavuto. Dal 2002 Anversa degli Abruzzi fa parte del

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Parco letterario “Gabriele D’Annunzio”. Agli inizi del ‘900 Anversa contava 1934 abitanti; negli anni ’50 la popolazione scende a 1264 unità. Negli anni Ottanta diminuisce ulteriormente fino a 449 abitanti, per stabilizzarsi, attualmente, intorno a 439 abitanti. Fino al secondo conflitto mondiale in paese si producevano terrecotte, laterizi, gesso. C’erano almeno 15 botteghe che vendevano pignatte, tegami, vasi ecc. Lungo il fiume, alle sorgenti di Cavuto, prima che fosse incanalato per produrre energia elettrica, c’era un’attività frenetica: oltre a una centralina elettrica che ha permesso al paese di avere, da subito, l’illuminazione pubblica e, ad alcune famiglie, l’acqua in casa, c’erano due mulini per i cereali, un mulino per il gesso (di ottima qualità, a presa istantanea), un mulino per il piombo (utilizzato per smaltare i recipienti di terracotta). Tutte queste attività finirono con la costruzione della centrale elettrica: in cambio, almeno 30 famiglie del paese avevano un componente che lavorava nelle ferrovie, con relativo stipendio fisso. Questo andò a scapito dell’agricoltura e dell’artigianato. Dopo la guerra, l’emigrazione fu consistente, verso il Nord America, il Venezuela, la Svizzera, la Germania, la Francia. Oggi molti anversani lavorano a Sulmona. In paese si vive di agriturismo, allevamento ovino, attività casearia, qualche esercizio commerciale e di ristorazione. Da alcuni anni è stato aperto un laboratorio per la lavorazione della ceramica ed è stata istituita una comunità terapeutica, in cui sono impiegati molti abitanti di Anversa.

La Storia

1150, nel “Catalogo dei Baroni” del re normanno Ruggero II, la terra di Anversa, insieme al feudo di Castrovalva, figura come appartenente al conte Simone di Sangro. Nel 1187 è già corte di cause civili e penali. I feudi di Simone sono poi ereditati da Raynaldo di Sangro che li perde per essersi schierato contro l’imperatore Federico II. Le terre di Anversa con il castello normanno (edificato nella prima metà del XII sec. da Antonio di Sangro) ritornano nella disponibilità di questa famiglia solo nel 1250.

1431, la contea passa sotto la signoria dei Caldora di Pacentro e, nel 1479, sotto quella di Niccolò da Procida, che arricchisce la chiesa di S. Marcello dello splendido portale. Nel 1493 è venduta alla famiglia dei Belprato, che la tiene fino al 1631, facendole raggiungere sotto la sua guida il massimo splendore. Nel 1500 l’Accademia letteraria degli Addormentati, fondata da Gianvincenzo Belprato, richiama nel palazzo di Anversa umanisti, scienziati e artisti da molte parti d’Italia.

1656, il borgo è decimato dalla peste propagatasi da Napoli. Il violento terremoto del 1706 completa l’opera di devastazione, tanto che in un documento del 1754 il castello normanno è descritto come “distrutto e di nessuna rendita”. Nel XVIII sec. Anversa appartiene ai Recupito, fino all’estinzione del feudo nel 1806. Qualche anno prima, nel 1799, sotto il vento della rivoluzione francese gli anversani si erano rifiutati, armi in pugno, di pagare le tasse, sollevando enorme scalpore.

1817, il borgo di Castrovalva è unito ad Anversa. Dopo l’Unità d’Italia, il territorio è interessato dal fenomeno del brigantaggio.

1905, Gabriele D’Annunzio vi ambienta La fiaccola sotto il moggio, che definisce “la perfetta tra le mie tragedie”.

Le serpi attorcigliate alle asticelle del compasso

“Le montagne scendono a picco, scheggiate, arse, paurose; il fiume gorgoglia fra i massi, precipita in cascatelle, fugge a rivoli, si raccoglie a laghetti”: questo è lo scenario – descritto da un osservatore nel 1912 in cui è inserita Anversa. Il paese sorge a circa 600 metri su di un ampio sperone che domina lo sbocco delle gole scavate dal fiume Sagittario. La visita del centro storico può iniziare dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie (sec. XVI) con il portale rinascimentale in pietra calcarea datato 1540, unico nel suo genere in Abruzzo per il raro motivo iconografico, e un magnifico rosone del 1585, recante nella lo stemma dei Sangro e lo stemma di Anversa, con le serpi attorcigliate alle asticelle del compasso. La pianta a tre navate ed abside rettangolare custodisce la statua policroma di S. Rocco, opera di ceramisti locali del 1530, un tabernacolo ligneo a forma di tempietto, intagliato nel XVI sec. e dorato nel 1664, e sull’altare maggiore la copia dello splendido Trittico di Anversa del XVI secolo, purtroppo trafugato nel 1981. Risalendo le strette vie che portano al castello normanno (sec. XII), ridotto, dal terremoto del 1706, a una scenografica quinta di rovine, si incontra una fila di case costruite in solida pietra lavorata, ingentilita da stipiti e

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archivolti decorati, armoniosi portali e finestre squadrate. I caratteri architettonici sono tipici dei secoli che vanno dal XVI al XVIII, quando Anversa era un fiorente centro dell’economia armentizia e le ricche famiglie locali, pur nel rigore di un’austera e atavica parsimonia, non lesinavano il denaro destinato ad accrescere il decoro delle abitazioni e il prestigio familiare. Fu così che il paese divenne un centro di valenti artigiani e lapicidi. Affascinante è l’atmosfera che si respira tra i vicoli interni e i sottopassaggi ad arco del borgo medievale, individuato nella cinta esterna di case, costruite per la maggior parte sopra dirupi, che circoscrivono il vecchio abitato sormontato dai ruderi del castello. Da lì si giunge in breve al Belvedere sulle Gole del Sagittario e, percorrendo via Duca degli Abruzzi, alla chiesa di S. Marcello, di impianto romanico (sec. XI) con elegante portale tardo gotico, rigoglioso di fantasiose sculture con motivi ornamentali, vegetali e antropomorfi, impreziosito da una lunetta contenente un affresco della Madonna con Bambino e due Santi, uno dei quali porta come segno del martirio una macina da mulino legata al collo.

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Si prosegue poi per Porta Pazziana, una delle porte superstiti della cinta muraria medievale, e per il terrazzo con bella vista sull’oasi del Sagittario e sul borgo di Castrovalva. Ben visibili dalle Gole del Sagittario, anche se purtroppo celati nei prospetti dalle superfetazioni degli ultimi secoli, sono alcuni edifici a schiera detti le Case dei Lombardi, opera di maestranze settentrionali negli anni tra il 1480 e il 1520. Nei pressi si nota un portale del 1666 su cui sono scolpite figure simboliche riferite al culto di S. Domenico: il serpe, il pesce, la spada e i ferri da mulo. E molti sono i segni talismanici disseminati nel borgo. A valle dell’abitato si trovano i resti della chiesa di S. Maria ad Nives con l’annesso monastero, che già nel sec. IX risultava in possesso dei monaci Benedettini. Da visitare, infine, la frazione di Castrovalva che si affaccia, quasi dimenticata nel sonno, sulle incantevoli Gole del Sagittario. Si entra nel borgo attraverso una porta ogivale per ammirare la parrocchiale di S. Maria della Neve (XVI sec.) e la chiesetta di S. Michele Arcangelo, risalente al XII sec. La

Riserva Naturale delle Gole del Sagittario

Le Gole del Sagittario sono delle gole spettacolari che si snodano per diversi chilometri tra rocce calcaree scavate dal fiume Sagittario e picchi circostanti che raggiungono un dislivelli di 700-800 metri (circa 1500 metri di quota). La Riserva delle Gole del Sagittario è stata istituita nel 1997 in seguito all’ampliamento dell’oasi gestita dal WWF. L’area protetta comprende circa 450 ettari che vanno da Anversa degli Abruzzi (AQ) fino alla diga del lago di San Domenico a Villalago (AQ), seguendo la Valle percorsa dal fiume Sagittario.

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La fauna

Nelle Gole del Sagittario sono presenti numerose specie della fauna appenninica, molte delle quali in pericolo di estinzione. Tra i mammiferi che trovano rifugio nella Riserva ci sono il lupo, l’orso marsicano, il cervo, il capriolo e la marmotta gigante. Di notevole importanza, poi, la presenza della lepre italica. Tra le specie avicole si possono osservare spesso l’aquila reale e il falco pellegrino e numerosi sono pure i gracchi corallini e le rondini montane. Di notevole importanza è la presenza del picchio dorso bianco e del picchio muraiolo. Nei pressi delle Sorgenti del Cavuto è presente la sempre più rara trota appenninica.

La flora

La Riserva ha permesso lo sviluppo di molte specie floreali, tra cui il pregiato fiordaliso del Sagittario, la Campanula cavolinii e la rara Ephedra. Vi sono anche molte varietà pratoline, come l’erba vescicaria, l’asfodelo giallo e la minuartia, mentre nelle zone più umide si trovano invece la calta palustre, la filipendula ulmaria ed il giaggiolo acquatico. Tutte queste specie sono considerate di interesse conservazionistico. Presso le Sorgenti del Cavuto è stato creato un Giardino Botanico gestito dal WWF, in cui sono ospitate circa 380 specie di piante di cui 45 ritenute in via di estinzione.

Sentieri e camminate

Nella Riserva sono presenti alcuni sentieri tracciati dal CAI (Club Alpino Italiano): il sentiero n. 18 CAI, che dalle Sorgenti del Cavuto porta a Castrovalva e il sentiero n. 19 CAI, che percorre l’itinerario inverso tramite un altro percorso. Il Giardino Botanico è aperto tutto l’anno, ma nei mesi estivi l’Istituto Abruzzese per le Aree Protette – WWF organizza delle visite guidate al Giardino Botanico delle Sorgenti del Cavuto. Chi vuole può anche richiedere e prenotarsi per escursioni nella Riserva.

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