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Da Scanno a Penne la via del tombolo e non solo

tombolo

I maestri dell’ago erano abruzzesi. Tosti, Caraceni, Fonticoli sono celeberrimi sarti nati tutti in terra d’Abruzzo. Ma, anche se meno sotto i riflettori, esiste da sempre un silenzioso e continuo filare che unisce le case, tra Pescara e l’Aquila. Uno sferruzzare tutto femminile che è padrone incontrastato dell’antica arte del tombolo. Il prodotto finale è il merletto, fin dal VX secolo lavorato in fustelli: così, il turista che approda in questa parte d’Abruzzo non potrà fare a meno di scorgere mani che filano continuamente il candido tessuto, creando macramè e pizzi, che prendono poi le vie di tutto il mondo. Guardare il continuo movimento millenario di quelle mani è un’esperienza unica. Ipotizzando un percorso lungo la via del tombolo, la prima e imprescindibile tappa è Scanno, paese il cui nome derida dal latino “scannum”, ovvero sgabello, probabilmente per la forma dello sperone di roccia dove poggia la cittadina. Fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia. Ed è un titolo più che meritato. Da sempre, viaggiatori e cronisti, fotografi e pittori sono saliti lungo la Valle del Sagittario per raccontare Scanno. La sua bellezza è legata alle fughe dei tetti, alla fontana cinquecentesca costruita sul vecchio abbeveratoio, al damasco rosso della cattedrale comprato nel 1752 con tremila pecore. Scanno traduce l’arte del tombolo in esclusivo copyright. Qui, infatti, la tecnica è rimasta inalterata da generazioni. Così, durante la bella stagione è possibile ammirare le donne, sedute sulle scale dei tipici vicoletti del paese, intente a ricamare merletti. Nel centro storico, poi, si visita il Museo della Lana (via Calata Sant’Antonio), che custodisce, nei locali dell’antico lavatoio di pietra, le memorie della pastorizia. Al numero 1 di via De Angelis si trova la bottega orafa di Armando Di Rienzo che, insieme ad altre gioiellerie del borgo, tiene viva la manifattura dei gioielli detti “dei pastori”. Sempre nel centro storico, in via Silla, si trova Il Vecchio Mulino, un indirizzo sicuro per mangiare. Lasciato Scanno, si torna sull’A25 verso le Gole del Sagittario (dove d’Annunzio ambientò La fiaccola sotto il Moggio), il Lago, l’Eremo di San Domenico e, infine, il Lago di Scanno. Per una pausa dolce, si devia il percorso fino a Sulmona, patria dei confetti. Altra tappa fondamentale del viaggio nell’arte del filo abruzzese è Penne, dove il tombolo lascia il passo al puro ricamo. Lungo una strada tortuosa di 12 chilometri circa si raggiunge il borgo, eccezionalmente conservato. Caratterizzato da edifici e palazzi medievali e barocchi costruiti in mattoni, Penne guarda il mare da 450 metri di altezza. Qui, Margherita d’Austria volle la Regia Scuola di Arte e Cucito e la tradizione del ricamo, della pazienza e dell’estetica accortezza sembra aver cesellato anche ogni angolo dell’architettura della cittadina: dal Duomo al Monastero dei Cappuccini, alle Chiese (l’Annunziata e San Domenico sono fra le più belle). Una sosta al Museo archeologico Diocesano e poi il cammino nell’arte e nella tradizione continua per viale San Francesco, da cui è possibile ammirare la Porta che, tramite corso Alessandrini, costeggia l’omonimo palazzo affiancato dal barocco Palazzo Caracciolo, con il suo incomparabile giardino nobiliare interno. Il cartellone degli eventi di Penne è molto fitto e spazia dai concerti en plain air d’estate alle mostre d’arte contemporanea d’inverno. Sosta gourmand all’Osteria del Leone (piazza XX Settembre): piatti semplici della tradizione, introdotti dalla classica fellata, ovvero un tagliere di salumi e formaggi abruzzesi. Proprio sotto il paese si trova il Lago di Penne, piccola riserva naturale e angolo piacevole per la dolcezza del paesaggio, caratterizzato da campi di ulivi. E infatti la zona è nota per l’extravergine Dop Aprutino Pescarese, olio dalla bassissima acidità, insieme ai vicini Loreto Aprutino e Pianella, al di là del fiume Tavo.

 

Credits: Mariano Bonavolontà – Corsera

 

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Mi chiamo Marco Maccaroni e sono un appassionato di tecnologia ed innovazione in genere, oltre che della fotografia, del mare, della montagna e della buona cucina. Anche se lontane, le mie origini abruzzesi hanno fatto si che la frequentazione di questi territori, iniziata sin bambino, sviluppasse in me una grande sintonia forte e gioiosa. Nasce in questo modo l'idea di portare sul palcoscenico più grande del pianeta delle pagine interamente dedicate all'Abruzzo, alla sua cultura ma soprattutto alla sua storia ed alle sue origini.

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