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La Grotta di Sant’Angelo (Santuario rupestre – XIII secolo)

Nella zona del carseolano, a poca distanza dal centro abitato di Colli di Montebove, si trova la grotta di Sant’Angelo. Fra due pareti di roccia una grossolana scalinata in pietra conduce all’ingresso della grotta chiusa da un muretto e da un’inferriata. Attraverso un’entrata con arco a tutto sesto si accede all’aula della chiesa rupestre caratterizzata da55 una parete destra piuttosto irregolare per la presenza di nicchie e cunicoli naturali. Una gradinata, appoggiata alla parete sinistra e realizzata con pietre a secco, conduce ad un ambiente superiore che sovrasta la zona presbiteriale: si tratta di una cappellina alla quale si accede attraverso un arco al di sopra del quale si ritrova un affresco, purtroppo corroso dall’umidità. Di esso si conserva discretamente solo la parte centrale, dove è possibile riconoscere da sinistra san Biagio, santa Margherita vergine, la Madonna con Bambino, santa Lucia e san Michele Arcangelo. Al centro della grotta è presente un semplice altare e dietro, nella roccia, si scorge una rappresentazione, abbastanza corrosa, del Cristo tra due angeli in un clipeo blu. Gli affreschi sono attribuibili a due pittori distinti, ma non si conosce il nome del committente dell’opera. All’interno della cappella, a sinistra dell’altare, c’è una piccola nicchia con una formazione calcarea chiamata dai fedeli “treccia della Madonna” che, secondo la credenza, preserva da numerosi mali; a destra dell’altare si trova invece una specie di piccola cappa entro la quale i devoti, inchinandosi, infilano la testa sostenendo di poter così ascoltare lo scorrere del sangue dei Santi martiri.

La Grotta Sant’Angelo, denominata anche eremo o grotta di San Michele, si trova nel territorio di Ripe di Civitella, frazione del comune di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, nella parte settentrionale della regione Abruzzo. Ubicata all’interno della Riserva Naturale Gole del Salinello, una delle aree più suggestive del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la Grotta Sant’Angelo rappresenta la più grande grotta abruzzese dedicata al culto di San Michele Arcangelo, protettore dei longobardi, da sempre conosciuto sotto il soprannome di Sant’Angelo, culto che risulta essersi radicato soprattutto in Italia centrale e meridionale, specialmente in Abruzzo ed in Molise. Il connubio tra San Michele Arcangelo e le grotte, che molto spesso portano il suo nome, deriverebbe dal fatto che la tradizione vuole che l’Arcangelo, dopo aver sconfitto Lucifero, l’avrebbe relegato nelle viscere della terra. La Grotta di Sant’Angelo è considerata anche una delle caverne rupestri più importanti della preistoria italiana. Dopo essere stata, per secoli, un rilevante luogo di culto, ancora oggi è meta di pellegrinaggi in onore di San Michele Arcangelo ed il 1 Maggio e il 29 Settembre di ogni anno vi si celebra ancora Messa.

Scavi archeologici hanno restituito importanti reperti che vanno dal Neolitico, dal V millennio a.C., all’età del Bronzo, dal 3.500 al 1.200 a.C., fino all’età del Ferro, intorno al I millennio a. C.. Sono stati rinvenuti diversi strumenti in pietra, come punteruoli, raschiatoi e lame. Importante è il rinvenimento di antichi piccoli cocci di ceramica, attività, in quel tempo, fiorente in tutta l’area, quali ciotole, scodelle, vasi e tazze relativi all’età del bronzo medio. Sono stati rinvenuti anche numerosi resti ossei umani, in parte bruciati, principalmente di soggetti giovani, che fanno ritenere che nella grotta si praticassero riti di fertilità, e resti faunistici di orsi, stambecchi e camosci. Tutti i reperti sono oggi custoditi nel Museo Archeologico di Teramo.

 

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Informazioni su Marco Maccaroni 961 articoli
Classe 1956, perito elettronico industriale, ho conseguito attestati riconosciuti per attività su reti cablate LAN presso la IBM Italia. Ho svolto la mia attività lavorativa c/o Roma Capitale sino al 2020. Autore, nel 2014, del sito Abruzzo Vivo.

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